Islam, le provviste del viaggiatore spirituale- 2a p.
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Ecco quanto ci è stato trasmesso dagli Imam infallibili, che la pace d’Id­dio sia su di loro.
(last modified 2024-11-17T02:54:12+00:00 )
Giu 29, 2020 03:10 Europe/Rome
  • Islam, le provviste del viaggiatore spirituale- 2a p.

Ecco quanto ci è stato trasmesso dagli Imam infallibili, che la pace d’Id­dio sia su di loro.

Questo è quanto erano soliti praticare e quanto esorta­vano gli altri a fare. Per quanto concerne i quaranta giorni di totale isola­mento, il non mangiare carne, il dhikr ritmato, e le altre cose narrate dai ŝūfī, niente ci è stato trasmesso dagli Imam. Piuttosto, pare che qualche shaykh abbia trovato tali discipline ap­pro­priate ad alcune anime al fine di fa­cilitarle nel viaggio spiri­tuale, e quindi le ha prescritte. Può anche darsi che si sia individuata la giustificazione dei quaranta giorni di isola­mento totale nella seguente tradizione: «A chi si dedica con sinceri­tà a Iddio per quaranta giorni, Iddio farà scorrere fonti di sag­gezza dal cuore alla lingua». Oppure si potrebbe giustificare l’asten­sione dalle carni con la seguente tradizione: «Non fate dei vostri stomaci il cimitero degli animali».

Non vi sono dubbi sul fatto che compiere atti quali mangiare poca carne, isolarsi o concentrarsi sul proprio dhikr siano assai efficaci per l’illuminazione del cuore, a patto che non diventino un ostacolo alla pratica delle preghiere congregazionali.

Tra gli elementi cardine del viaggio spirituale vi è certa­mente la libertà dalla contaminazione spirituale, dalle tentazioni e dalle tendenze popolari. Nessun ostacolo è più grande dei suddetti tant’è che tradizionalmente ven­gono definiti «le teste del diavolo». Ogni male ha alla sua origine un male ancor più insidioso e, dopo un’accurata analisi, è possibile notare come ognuno di essi tragga origine da uno dei tre summenzionati.

La contaminazione dello spirito include inclinazioni quali l’attaccamento al lusso, l’ira, e tutto ciò che ne consegue  come l’amore per la ricchezza o per la propria po­sizione:

Ecco la dimora dell’Aldilà che daremo a coloro che non vogliono domi­nare sulla terra né portarvi la corruzione. Ciò che verrà è a favore di coloro che hanno taqwă (XXVIII: 83)

Le tentazioni includono tutte quelle deviazioni causate dall’anima con­cu­piscente (nafs al-‘ammārah) e dalle sue illusioni. Esse inducono la persona a fare ciò che è sbagliato attraverso immagini e fantasie malvagie:

Di’: «Volete sapere chi è il più grande perdente riguardo alle proprie azioni? Sono coloro i cui sforzi li traviano nella vita di questo mondo men­tre credono di stare fa­cendo del bene» (XIX: 103-104).

Le tendenze popolari, come la supposta abilità nel cacciare gli spiriti malvagi o il comunicare con i demoni, imitando tutti quegli ignoranti che si travestono da sapienti, rappresentano un altro tipo di ostacolo:

I miscredenti dicono: «O nostro Signore! Mostraci coloro che ci hanno tra­viato tra i jinn e gli uomini affinché li calpestiamo con i nostri piedi e siano tra i più abietti» (XLI: 29).

Chi pratica i venticinque punti menzionati, in uno stato di purez­za del cuore, vedrà aumentare quotidianamente le sue buone azioni e si di­staccherà dal peccato, elevandosi verso stadi superiori. Se è un sa­piente – ossia un credente che abbia dimestichezza con problemi teologici quali l’origine, il destino dell’uma­nità, la conoscenza del sé ecc. – allora si renderà conto, con sua meraviglia, di quanto la sua cono­scenza stia aumentando giorno dopo giorno al punto tale da acquisire una superiore attitudine all’adorazione, in aggiunta ad una migliorata capacità di comunicazione sapienziale con gli altri dotti. Se è un normale credente, dovrà comunque man­tenere la pu­rezza interiore e sforzarsi nella maniera più appropriata per il rag­giungimento delle perfezioni. In ogni caso, egli diverrà prossi­mo a Iddio, sia Egli glorificato, e otterrà amore e luce. L’amore per­­fetto e la luce splendente sono i frutti della vera conoscenza. La co­no­scenza a vol­te raggiunge un livello tale da permettere la contemplazione delle cose dell’altro mon­do in questo stesso basso mondo, come viene riportato nel­la tradizione riguardo a Hāri­thah Ibn Nu’mān nell’opera al-Kāfī.

Quando l’anima è pervasa da un’intensità tale da oltrepassare i con­f­ini stessi del­l’amore, avvampando in essa il già incessante ricordo d’Iddio, allora le si potranno dischiudere quegli stadi denominati incontro (liqā’), comu­nione (wuŝūl), annullamento (fanā’ billāh), sussistenza in Iddio (baqā’ billāh) ecc. Questo è lo scopo della creazione, come viene riportato in una tradizione qudsī:

Ero un tesoro nascosto e volevo essere conosciuto; quindi ho creato la creazione af­finché venissi conosciuto.

Nel sacro Corano è scritto:

Non ho creato i jinn e l’uomo se non affinché fossi adorato (LI: 56).

È stato detto che il significato dell’espressione «affinché fossi adorato» significhi «affinché fossi conosciuto», mentre il significato di «adorazione» includa in sé quello di «conoscenza» (ma’rifah), poiché l’adorazione non può essere separata dalla conoscenza. Il significato di ciò che è implicito viene fornito da ciò che esso stesso implica, poiché conoscere, in questo caso, non include un appren­dimento qualsiasi, bensì una conoscenza spe­cifica che viene ottenu­ta esclusivamente attraverso l’adorazione. L’atto del conoscere in­clude svariate vie le quali non conducono tutte necessariamente alla Prossimità divi­na e allo stato di comunione. Per esempio, la maggior parte della gente co­mune ottiene la propria conoscenza attraverso l’imitazione, i teologi at­traverso discorsi le cui premesse si basano su ipo­tesi, i filosofi da pro­ve razionali le cui premesse si fondano su certezze, ma nessuno di essi raggiunge la comunione attraverso l’Amore. Chi ottiene la conoscenza attraverso l’adorazione è un ma­gnifico frutto dell’albero della creazione poiché ottempera a quello che è il vero scopo della creazione del mondo. Il resto è stato creato per ser­virlo.

Gli esseri umani sono fatti per [conoscere] l’Essere d’amare. Mostra qualche interesse per Esso se desideri raggiungere la felicità

 

(poema di Ĥāfeż)

In una tradizione qudsī, Iddio s’indirizza al Suo Inviato nel modo se­guente:

Se non fosse stato per te, non avrei creato le sfere celesti.

Quindi chi può farlo deve riporre i suoi massimi sforzi nella devo­­zione, dell’adorazione, nella taqwă e nella purità (ţahārah) per rag­giungere questo ideale.

Anche se alla comunione non si arriva per mezzo di tentativi,

O cuore! Tenta fintanto che ne sei capace!

Se raggiungi l’obiettivo, quale felicità migliore!

Se muori lungo la via, quale martirio migliore!

Se muori lungo questa via, diverrai un martire,

Se vai avanti e giungi al traguardo, sarai la corona degli adoratori!

Il sacro Corano afferma:

Chi emigra dalla sua casa verso Iddio e il Suo Inviato e la morte lo raggiunge, avrà la sua ricompensa che incombe su Iddio (IV: 100).

Se spendo la mia vita nell’illusione di [appagare] questo desi­derio, sarà certamente meglio dell’aver diretto il mio cuore ver­so la casa e i ne­gozi! Ogni successo dipende da Iddio, Onnipotente e Saggio, sia loda­to Iddio il Signore dei mondi, e pace e benedizioni siano su Muĥam­­mad e sulla sua immacolata famiglia.

NOTE

[1]Mūllă Fayđ al-Kashānī (1606-1680 d.C.) era un esperto in aĥādīth, giuri­sprudenza, etica e gnosi, ed ha scritto più di cento opere. Fu studente del cele­bre Mūllă Ŝadrā che fu anche suo suocero.

[2] Si tratta di un’opera scritta in arabo dal celebre Khwājah ‘Abdullāh Anŝārī di Herat (1006-1088 d.C.), considerata un manuale di gnosi operativa da molti sapienti e urafa’.

[3] Si tratta del primo giovedì del mese, del primo mercoledì dopo il decimo giorno del mese, e dell’ultimo giovedì del mese.

Fonte: http://islamshia.org/le-provviste-del-viaggiatore-spirituale-mulla-fayd-kashani/

 

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