Un musulmano per il Municipio: la mossa della sinistra
È la casbah della Capitale. Un quartiere dove in poche vie si concentrano decine di moschee e centri islamici.
Ora i musulmani che vivono a Centocelle e Tor Pignattara puntano alla presidenza del municipio. E per farlo si affidano al centrosinistra.
A scendere in campo per le primarie è Francesco Tieri, ingegnere che quindici anni fa ha abbracciato la fede musulmana. L’annuncio è arrivato il 24 maggio con un lungo post sul sito web La Luce, il portale di informazione islamica diretto da Davide Piccardo, coordinatore del CAIM, Coordinamento associazioni islamiche di Milano. Contestualmente Tieri ha lanciato una raccolta di firme per presentare la sua candidatura alle primarie per il V municipio anche sui social. L’esponente della comunità islamica romana ha fatto sapere sempre che sosterrà Stefano Fassina nella corsa per la scelta del candidato sindaco.
"Nella competizione che si è avviata manca del tutto un contributo centrato sul multiculturalismo – scrive sul portale dedicato ai musulmani -. Una moderna capitale europea non può permettersi di ignorare la sua composizione sociale multietnica e multi religiosa, né può pensare di appiattirla in nome di una non meglio definita integrazione e con un mimetismo religioso di fatto". "Credo che alla coalizione non passa fare che bene – continua Tieri - un punto di vista che un po’ si fatica sempre ad inglobare. Il voto alle primarie infatti è aperto anche ai residenti a Roma senza cittadinanza italiana, e questo è indiscutibilmente un plus del centro-sinistra, ma nella carta di intenti ci si è dimenticati degli stranieri".
Tra gli obiettivi dell’ingegnere musulmano c’è quello della maggiore attenzione al "diritto al culto". "Nel V Municipio, durante la consiliatura in corso – denuncia - abbiamo avuto un’azione persecutoria nei confronti dei centri islamici, resa possibile dal suddetto vuoto normativo, a cui sono seguite importanti sentenze a favore della comunità islamica". "A Roma – accusa - si è sempre scelto di ignorare la questione, quando non di perseguitare il culto islamico, nascondendosi magari dietro l’ingombrante moschea “diplomatica” situata sulle pendici di Monte Antenne, lontanissimo dalla maggior parte dei 120mila musulmani che vivono nella Capitale e che risiedono a maggioranza nel quadrante est della città".
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