Annotazioni sul rijal imamita 2a P.
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Il Tafsir al-Qummi di ‘Ali Ibn Ibrahim ‘Ali Ibn Ibrahim al-Qummi, maestro di Shaykh al-Kulayni, fu autore di un tafsir, noto come Tafsir al-Qummi la cui versione che abbiamo a disposizione oggi fa risalire la gran parte degli hadith a Ja’far Ibn Muhammad al-Sadiq, da uno dei suoi compagni, da Muhammad Ibn Abi ‘Umayr, da Ibrahim Ibn Hashim fino a giungere ad ‘Ali Ibn Ibrahim.
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Lug 18, 2021 03:00 Europe/Rome
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Il Tafsir al-Qummi di ‘Ali Ibn Ibrahim ‘Ali Ibn Ibrahim al-Qummi, maestro di Shaykh al-Kulayni, fu autore di un tafsir, noto come Tafsir al-Qummi la cui versione che abbiamo a disposizione oggi fa risalire la gran parte degli hadith a Ja’far Ibn Muhammad al-Sadiq, da uno dei suoi compagni, da Muhammad Ibn Abi ‘Umayr, da Ibrahim Ibn Hashim fino a giungere ad ‘Ali Ibn Ibrahim.

Nell’introduzione al tafsir si legge quanto segue:

“Menzioniamo e riportiamo quello che ci è giunto e ci hanno trasmesso i nostri shaykh e le nostre persone fidate su autorità di coloro che Iddio ci ha ordinato di rendere obbedienza”

Hurr al-‘Amili e Sayyid al-Khu’i hanno autenticato l’intera opera ritenendo che tutti i narratori menzionati in essa, 270 di numero, siano affidabili. Altri invece hanno ritenuto che ‘Ali Ibn Ibrahim abbia voluto autenticare soltanto l’affidabilità dei suoi diretti maestri, 30 in tutto. Ne consegue un discorso analogo a quello inerente al Kamil al-Ziyarah di Ibn Quluwayh. A ciò si aggiungono poi altri problemi:

1) Nell’opera in questione vengono riportati hadith da persona chiaramente inaffidabili come Yahya Ibn Akhtam che era un giudice presso la corte abbaside.

2) Le copie che ci sono giunte includono sì il tafsir di ‘Ali Ibn Ibrahim al-Qummi la cui gran parte degli hadith risale a Ja’far al-Sadiq, ma anche il tafsir di Abu al-Jarud Ziyad Ibn Mundhir la cui gran parte degli hadith risale a Muhammad Ibn ‘Ali al-Baqir. Si tratta dunque di due tafsir messi insieme di cui non sappiamo esattamente la modalità in cui ci sono arrivati.

Shaykh Buzurgh al-Tihrani, nella sua opera al-Dhari’ah ila Tasanif al-Shi’ah, spiega che il tafsir ci sia stato trasmesso da Abu al-Fadl al-‘Abbas Ibn Muhammad Ibn Qasim che si trasferì nel Tabaristan, zona al tempo a prevalenza zaydita. Quindi onde promuovere l’opera vi inserì il tafsir di Abu al-Jarud che era zaydita e così è giunto anche a noi. Si tratta però di un’elaborazione di Shakh al-Tihrani che non possiamo confermare né supporre in quanto priva, a nostro giudizio, di fondamento ovvero si tratta di pura ipotesi.

Altro problema che si pone: se questi tafsir sono stati uniti, chi ha scritto l’introduzione da dove abbiamo estratto anche la nostra citazione precedente? ‘Ali Ibn Ibrahim, Abu al-Jarud o Abu al-Fadl ‘Abbas?

Tra l’altro quello che sappiamo della figura di Abu al-Fadl ‘Abbas è che sia stato un discente di Musa Ibn Ja’far al-Kazim, niente di più.

E ancora, la copia che abbiamo inizia con “Ci è stato narrato da Abu al-Fadl Abbas Ibn Muhammad Ibn Qasim…”. Chi narra l’intero tafsir da Abu al-Fadl dunque?

Abu al-Fadl non narra esclusivamente da ‘Ali Ibn Ibrahim ma anche da altri, tipo Ibn ‘Uqda che non era uno studente di ‘Ali Ibn Ibrahim ma piuttosto uno studente di un suo studente, e più precisamente di Shaykh al-Kulayni.

Siamo confidenti del fatto che ‘Ali Ibn Ibrahim avesse scritto un tafsir, e ‘Allamah Tabrisi lo cita nel suo Majma’ al-Bayan, ma allo stesso tempo non possiamo dire che la copia che abbiamo oggi a disposizione sia la stessa e anzi siamo sufficientemente convinti del contrario.

 

Autenticazioni generali

Presentiamo di seguito una lista di nomi, e relativa analisi, di alcuni narratori sui quali alcuni sapienti hanno confermato un’autenticazione generale (tawthiq ‘amm).

Ibn Abi ‘Umayr, Safwan e al-Bazanti

Shaykh al-Tusi, nell’opera al-‘Uddah fi ‘ilm al-Usul cita tre persone che narrano hadith esclusivamente da persone affidabili: Muhammad Ibn Abi ‘Umayr, Safwan Ibn Yahya al-Bajali e Ahmad Ibn Muhammad Ibn Abi Nasr al-Bazanti. Afferma inoltre che la scuola imamita concorderebbe all’unanimità su ciò. Al-Najashi dice che “i nostri compagni” sono sicuri sull’affidabilità dei loro marasil.

Ibn Abi ‘Umayr fu arrestato al tempo di Harun al-Rashid per la durata di quattro anni. Si narra che sua sorella, spaventata dall’avere con sé le sue raccolte di hadith su autorità dell’Ahl al-Bayt, li seppellì e, dopo quattro anni, i due li trovarono distrutti. Un’altra versione però ci dice che si trattò di un alluvione a distruggere le copie di Ibn Abi ‘Umayr, in ogni caso quel che è certo è che le copie andarono perdute. Fu così che Ibn Abi ‘Umayr cita diversi marasil in quanto non si ricordava da chi li aveva trasmessi.

Ibn Abi ‘Umayr fu compagno dell’Imam Kazim e dell’Imam al-Rida ed era noto anche tra i non sciiti secondo al-Najashi. Al-Tusi lo definisce come la “personalità unica del suo tempo”. Si dice abbia lasciato 49 opere che poi sono andate perdute.

Safwan Ibn Yahya al-Bajali fu un pio kufano molto pio, estremamente affidabile secondo al-Najashi e divenne wakil dell’Imam al-Rida. In aggiunta a quello che dice al-Tusi nella ‘Uddah, se la sua wikalah, in aggiunta alla sua pietà religiosa, se confermate, sono prova sufficiente riguardo la sua affidabilità.

Ahmad Ibn Muhammad Ibn Abi Nasr fu un kufano, compagno dell’Imam al-Rida e al-Jawad.

Da un lato noi non possiamo fare affidamento sulla singola opinione di Shaykh al-Tusi, dall’altro però egli parla di consenso, e al-Najashi pare sostenerlo. Ciò potrebbe farci dedurre che si sia trattato di personalità particolarmente pie e affidabili nella comunità imamita. Non abbiamo però materiale sufficiente per dedurre che questi “abbiano riportato hadith solo da persone affidabili”.

Si noti che Muhammad Ibn Abi ‘Umayr viene riportato narrare da sette persone considerate inaffidabili dai primi rijalisti imamiti. Shaykh al-Tusi stesso nel Tahdhib al-Ahkam e nello Istibsar cita alcuni hadith mursal di Ibn Abi ‘Umayr e non li accetta.

Ja’far Ibn Bashir e al-Za’farani:

Fu un pio muhaddith che gestiva una moschea di Kufa. Al-Najashi dice che “narra da narratori affidabili, e narratori affidabili narrano da lui”. Ciò, secondo alcuni ‘ulama, proverebbe un’autenticazione generale nei suoi confronti. Lo stesso discorso vale per Isma’il Ibn Maymun al-Za’farani.

‘Ali Ibn Hasan al-Taturi:

Era un waqifita ma viene considerato affidabile dai rijalisti imamiti. Al-Tusi afferma di accettare gli hadith dei Taturiyyin, allargando dunque l’affidabilità all’intera famiglia. Nel Fihrsit dichiara: “Ha scritto libri di fiqh che ha narrato da narratori affidabili”.

Il problema sul suo conto è che il muhaddith imamita, prima di narrare da lui, dovrebbe assicurarsi di citare dai suoi libri di fiqh, e non da altri in quanto al-Tusi convalida solo i narratori che ha citato dai libri di fiqh. Non c’è modo di far ciò se non nel Tahdhib e Istibsar dove al-Tusi nella sua mashykhah finale inizia l’isnad con al-Taturi, indicando la provenienza dell’hadith da un suo libro di fiqh.

I maestri di al-Najashi:

Abu Ghalib al-Zurari e Abu ‘Ali Ibn Nu’man furono due maestri di al-Najashi. Quest’ultimo, quando nel suo Rijal parla di Ja’far Ibn Muhammad Ibn Malik, lo condanna veemente dicendo che si tratta di un narratore che fabbrica hadith e trasmette da persone ignote. Si sorprende dunque di come Abu Ghalib e Abu ‘Ali possano aver narrato da loro. Dato lo sbalordimento di al-Najashi, alcuni ‘ulama hanno dedotto che queste due figure erano solite narrare esclusivamente da persone affidabili.

Ahmad Ibn Muhammad Ibn ‘Isa al-Ash’ari:

Qum era una città-Stato fondata dal clan degli Ash’ari, originari dello Yemen, trasferitisi a Medina, da Medina a Kufa, e infine da Kufa a Qum. Ahmad Ibn Muhammad Ibn ‘Isa era il capo della città la cui politica, come abbiamo detto anche in precedenza, era molto rigida sulla trasmissione degli hadith.

Ahmad Ibn Muhammad Ibn ‘Isa è noto per aver scacciato varie personalità da Qum perché considerate estremiste (ghulah) o perché narravano marasil o da narratori inaffidabili. Le più note furono: Muhammad Ibn ‘Ali Ibn Ibrahim, noto come Abu Saminah, Sahl Ibn Ziyad e Ahmad Ibn Muhammad Ibn Khalid al-Barqi.

Abu Saminah era noto per essere mendace a Kufa, giunse poi a Qum e venne accolto, ma divenne famoso per estremismo e fu esiliato.

Anche Sahl Ibn Ziyad venne esiliato perché accusato di estremismo.

Ahmad al-Barqi invece fu sempre considerata una persona giusta e affidabile ma dato che narrava anche marasil e da narratori ritenuti deboli a Qum, fu esiliato. Ahmad Ibn Muhammad Ibn ‘Isa si pentì poi di questa sua scelta e lo richiamò; al suo funerale andò a piedi scalzi in segno di umiltà e rispetto.

Sayyid al-Khu’i ha detto che Ahmad Ibn Muhammad Ibn ‘Isa narra almeno da quattro narratori deboli quali Muhammad Ibn Sinan, ‘Ali Ibn Hadid, Isma’il Ibn Sahl e Bakr Ibn Salih. Altri ‘ulama però hanno detto che non si tratta di narratori deboli.

 

Gli studenti dell’Imam al-Sadiq nel Rijal al-Tusi   

Shaykh Tusi, nel suo Rijal, cita quattromila studenti dell’Imam al-Sadiq. Hurr al-‘Amili, nella sua opera Amal al-Amil, quando parla di Khalid Ibn Awfa afferma:

“Quando è detto che questa persona è affidabile e ogni altro compagno di al-Sadiq è affidabile, si tratta di cosa assai probabile all’infuori di coloro la cui inaffidabilità è stata comprovata”

Shaykh al-Mufid nel Kitab al-Irshad dice che l’Imam al-Sadiq ebbe quattromila studenti, tutti affidabili. Ibn Sharhashub e ‘Allamah al-Tabrisi riprendono le parole e l’opinione di al-Mufid.

Secondo quanto riportato da al-Najashi nel Rijal e da Shaykh al-Tusi nel Fihrist, Ibn ‘Uqdah scrisse un’opera in cui cita i nomi degli studenti dell’Imam al-Sadiq. Il libro però non è giunto fino a noi.

Nell’introduzione del suo Rijal, Shaykh al-Tusi afferma di non aver trovare un libro più grande sugli studenti dell’Imam al-Sadiq che quello di Ibn ‘Uqdah. Ibn ‘Uqdah, però, citerebbe solo gli studenti dell’Imam al-Sadiq e dunque Shaykh al-Tusi aggiunse nella sua opera compagni e studenti anche degli altri Imam.

Noi diciamo:

E’ assai difficile poter autenticare tutti i quattromila studenti dell’Imam al-Sadiq. Non abbiamo alcuna certezza che si tratti degli studenti citati da Ibn ‘Uqdah e, anche se così fosse, l’asserzione di Shaykh al-Mufid non sarebbe comunque prova sufficiente del fatto che tutti questi quattromila studenti siano affidabili.

Si tenga conto, inoltre, che Shaykh al-Tusi stesso afferma che alcuni degli studenti dell’Imam al-Sadiq che cita nel suo Rijal non sono affidabili come Ibrahim Ibn Abi Habba’, Harith Ibn ‘Umar al-Basri e Abdul-Rahman Ibn ‘Alqam. E’ pur vero che Hurr al-‘Amili dice “all’infuori di coloro la cui inaffidabilità è stata comprovata” ma il problema non sono tanto coloro la cui inaffidabilità è stata comprovata quanto coloro la cui affidabilità non è stata provata.

Shaykh al-Mufid stesso nel Kitab al-Irshad utilizza l’espressione al-ruwat min al-thuqat ossia “narratori tra quelli affidabili” non implicando dunque una necessaria autenticazione generale.

 

Il Nawadir al-Hikmah di Muhammad Ibn Ahmad Ibn Yahya

L’opera Nawadir al-Hikmah di Muhammad Ibn Ahmad Ibn Yahya non è giunta fino a noi. Si tratta di un’opera elaborata poi da Muhammad Ibn Hasan Ibn Walid.

Muhammad Ibn Ahmad Ibn Yahya trasmette hadith da più di ottocento narratori. Muhammad Ibn Hasan Ibn Walid analizzò il Nawadir al-Hikmah ne escluse molti tra essi. Questi fece ciò senza però dire il motivo di queste sua scelta e selezione. Secondo vari ‘ulama, Ibn Walid era un rigido rijalista e non a caso viene annoverato tra i Nuqqad al-Hadith. Da ciò ne avrebbe dedotto che Ibn Walid esclude i narratori deboli lasciandovi nell’opera soltanto quelli affidabili. Sayyid Khui rigetta questa teoria e Shaykh al-Subhani la accetta.

Al-Najashi afferma che Muhammad Ibn Ahmad Ibn Yahya è affidabile solo che “narra da narratori deboli e trasmette marasil e non considera i narratori dai quali narra”. Nonostante ciò al-Najashi dice che il Nawadir al-Hikmah fu “un libro di grande valore, i sapienti di Qum lo conoscono e lo chiamano dabbah shabib”. Dabbah Shabib era un ambulante che aveva tutto con sé, al-Najashi vuole dunque enfatizzare l’importanza e l’utilità di questa opera.

Al-Najashi inoltre afferma “Muhammad ibn Hasan ibn Walid eslcude da Muhammad Ibn Ahmad Ibn Yahya quello che ha narrato da…” facendo una lunga lista di nomi delle persone che ha escluso. Poi cita Abu al-‘Abbas, uno studente di Ibn Walid, che dice in riferimento all’elaborazione del maestro: “Il nostro Shaykh Ibn Walid fece un vero e proprio capolavoro all’infuori di una cosa ossia di aver escluso Muhammad Ibn ‘Isa Ibn ‘Ubayd che era affidabile” lo escluse. Da ciò dunque se ne dedurrebbe un’ulteriore prova sul fatto che Ibn Walid abbia escluso i narratori deboli, lasciando quelli affidabili.

Noi diciamo:

Noi non sappiamo perché Ibn Walid abbia escluso tutti questi individui, né quale fosse il suo criterio. Infatti, non necessariamente si deve esser basato sul criterio dell’affidabilità; potrebbe essere che abbia deciso di lasciare i narratori imamiti ed eliminare gli altri basandosi sul principio della Asalah al-‘Adalah inerente ad essi e ciò per noi non sarebbe accettabile. E’ indifferente per noi che Ibn Walid venga annoverato tra i Nuqqad al-Hadith poiché troppo poco sappiamo della sua metodologia, e la sua rigidità contro l’estremismo e poco altro non è elemento sufficiente per dargli cieca fiducia.

 

Al-Risalah al-‘Adadiyyah di Shaykh al-Mufid

Shaykh al-Mufid è autore di un trattato chiamato Risalah al-‘Adadiyyah inerente al dibattito sull’inizio del mese di Ramadan, se questo sia sempre di trenta giorni oppure sia alcuni anni di ventinove ed altri di trenta. Le narrazioni imamite a riguardo divergono e Shaykh al-Mufid sceglie quelle dei ventinove e trenta giorni perché sono più numerose e riportate da “sapienti e fuqaha’ affidabili”. Egli cita 42 sapienti tra le suddette personalità “affidabili”. E’ dunque possibile per un rijalista autenticare tutti i 42 sapienti menzionati da Shaykh al-Mufid oppure no? Shaykh al-Mufid scrive:

“Per quanto concerne i narratori degli hadith che hanno riportato che il mese di Ramadan sia a volte di ventinove giorni e altre di trenta sono fuqaha’, dotti e guide a cui ci si affida per quanto concerne il lecito e l’illecito, traiamo fatwa da essi, non sono stati accusati in niente e non vi è modo che possano essere biasimati in alcunché e sono autori di usul”

Secondo vari sapienti imamiti, come Shaykh Wahid al-Bihbahani, le parole di Shaykh al-Mufid rappresenterebbero un al-tawthiq al-‘amm.

Sayyid al-Sistani rigetta l’opinione di al-Bihbahani in quanto circa la metà delle 42 personalità in questione non sono degne di tale elogio ed anzi, tra essi compare anche qualche figura debole. Inoltre tra le 42 personalità appare pure la controversa figura di Abu al-Jarud sul quale gli ‘ulama differiscono nel giudizio così come altre figure zaydite, waqifite e fathite.

Noi diciamo:

Shaykh al-Mufid sta cercando di presentare delle prove a sostegno della sua fatwa inerente all’avvistamento della nuova luna e dicendo che i narratori che hanno riportato gli hadith su cui fa affidamento sono affidabili, contrariamente a quelli che hanno riportato gli hadith contrari ad essi. Nonostante ciò, non sarebbe possibile per noi basarci ciecamente sull’opinione esclusiva di Shaykh al-Mufid e dunque non possiamo dedurre dalle sua parole alcuna autenticazione generale.

 

I Mashaykh al-Ijazah

Mentre le autenticazioni generali (al-tawthiqat al-‘ammah) cercano di autenticare una serie di personalità, i segni di affidabilità (amarat al-withaqah) osservano quei fattori potenziali che potrebbero o dovrebbero indicare l’affidabilità dei singoli narratori. Tra essi menzionano la Shaykhukhah al-Ijazah.

Alcuni maestri e mashaykh di grandi sapienti non vengono autenticati esplicitamente nei libri di Rijal come per esempio Ahmad Ibn Muhammad Ibn Yahya e Ahmad Ibn Muhammad Ibn Hasan Ibn Walid, entrambi maestri di Shaykh al-Tusi. Quando notiamo però che Shaykh al-Tusi ha ricevuto tante narrazioni da questi e che egli gli ha chiesto il permesso di poter narrare da loro e su loro autorità, se ne dedurrebbe che tali maestri siano affidabili e non il contrario.

al-Najashi e al-Tusi nei loro Rijal non li hanno menzionano una withaqah specifica nei loro confronti ma dopo aver notato un elevato numero di narrazioni su loro autorità se ne dedurrebbe che siano affidabili. Sapienti come Shahid al-Thani, Wahid al-Bihbahani, Yusuf al-Bahrani e al-Muhaddith al-Nuri fanno affidamento sulla Shaykhukah al-Ijazah ritenendola strumento valido per l’identificazione dell’affidabilità dei narratori. Alcuni di loro hanno inoltre detto che questa Shaykhukhah è un segno ancor maggiore di affidabilità in quanto i sapienti coinvolti neanche necessiterebbero di una withaqah ed anzi far ciò sarebbe una sorta di insulto nei loro confronti dato che la loro affidabilità sarebbe sottintesa e più che stabilita.

Si consideri poi che se questi sapienti fossero inaffidabili, per quale motivo grandi sapienti come Shaykh al-Tusi andrebbero a chiedergli un ijazah e di poter narrare su loro autorità?

Muhaqqiq al-Tustari però afferma che l’ijazah può essere chiesta anche solo a motivo di “benedizione” come era noto a quel tempo in quanto i libri dei grandi maestri erano già diffusi e in circolazione. In altre parole Muhaqqiq al-Tustari afferma che se il libro è popolare si deve far affidamento sulla sua popolarità, e se invece non lo è non solo si deve richiedere un ijazah ma autenticare l’affidabilità di chi lo trasmette.

Sayyid al-Khu’i afferma che se un grande sapiente narra da una persona ignota, ciò non significa che quest’ultima sia necessariamente affidabile.

Noi diciamo:

Le opinioni di Muhaqqiq al-Tustari e Sayyid al-Khu’i sono decisamente più rilevanti. Si tenga conto inoltre che diversi Shuyukh al-Ijazah sono ritenuti deboli e inaffidabili nei libri stessi di Rijal. Ciò invalida l’intera teoria della Shaykhukhah al-Ijazah.

La wikalah

Se un narratore di hadith è stato nominato come wakil da un Imam, è indice della sua affidabilità. La wikalah implica la raccolta delle tasse e donazioni islamiche, parlare e lavorare in nome dell’Imam e rispondere alle domande dei credenti e risolvere i problemi dei credenti per suo conto. Abbiamo tre opinioni a riguardo:

Un wakilè affidabile, altrimenti non sarebbe stato nominato tale da un Imam.

Un wakilnon necessariamente è affidabile. Per esempio, ‘Ali Ibn Abi Hamzah al-Bata’ini fu un wakildell’Imam al-Kazim che poi si rifiutò di giurare fedeltà all’Imam al-Rida e si tenne la somma di denaro che apparteneva all’Imam.

Un wakilche raccoglie tasse e donazioni, parla e lavora a nome dell’Imam, risolve le dispute e fornisce direttive per conto dell’Imam sarebbe da considerarsi affidabile ma un wakila cui è semplicemente stato incaricato di fare la spesa o di fare il guardiano di casa non necessariamente è affidabile.

Noi diciamo:

Un wakil deve necessariamente essere ritenuto affidabile da chi lo nomina tale. Non avrebbe senso nominare una persona inaffidabile come wakil. Ciò vale sia per le responsabilità maggiori che quelle minori. Un wakil nominato come guardiano di casa o a cui gli vengono affidati soldi per fare spesa deve comunque essere una persona affidabile ed anzi rappresenta una sorta di intimità e vicinanza all’Imam.

L’esempio di ‘Ali Ibn Abi Hamzah al-Bata’ini non è rilevante a riguardo. Infatti quando venne nominato wakil dall’Imam era affidabile e gestiva gli affari in suo nome con diligenza. Fu solo quando l’Imam al-Kazim morì che fu ingannato dai suoi bassi desideri e divenne inaffidabile ma in tal momento non era più soggetto né degno di alcuna wikalah.

 

Il Tarahhum e il Taraddi

Se un narratore non è stata menzionato esplicitamente come thiqah ma un grande sapiente come Shaykh Saduq, o altri del suo calibro, scrivono dopo il suo nome rahmatullahi ‘alayhi o radiallahu ‘anhu, sarebbe prova di affidabilità?

Sayyid al-Khu’i afferma che ciò non provi alcuna autenticazione in quanto frasi del genere nient’altro sono che invocazioni e dunque non implicano nessuna convalida in altro senso. Inoltre l’Imam al-Sadiq si indirizzò con tarahhum nei confronti di Sayyid Isma’il al-Himyari che era trasgressore e bevitore di vino. In modo analogo al-Najashi si indirizza con tarahhum nei confronti di Muhammad Ibn ‘Abdullah Ibn Bahlul che però definisce debole.

Alcuni ‘ulama hanno tentato di rispondere a Sayyid al-Khu’i dicendo che invocazioni del genere non possono esser riferite a chi non è degno. Secondo Sayyid Muhammad Taqi al-Hakim e ‘Allamah al-Amini, Sayyid Isma’il fu sì trasgressore ma poi si pentì e cambiò attitudine, per questo Imam al-Sadiq gli avrebbe indirizzato tarahhum. Nel caso di Muhammad Ibn ‘Abdullah Ibn Bahlul, si tratterebbe di un caso conflittuale e dovrebbe essere tralasciato.

Alcuni ‘ulama come Shaykh Muslim Dawari e Sayyid Muhammad Rida al-Sistani hanno detto che vi sia differenza tra rahmatullahi ‘alayhi e radiallahu ‘anhu: la prima espressione, infatti, non indicherebbe alcuna affidabilità o autenticazione mentre la seconda si.

Noi diciamo:

Espressioni di tarahhum e taraddi sono in genere indicazioni di affidabilità. Noi però ci limitiamo a considerarle tali solo se vengono pronunciate da sante personalità come un Imam o una figura estremamente pia sulla quale si hanno dubbi alcuni. Ciò vale dunque nel caso dell’Imam al-Sadiq, ammesso e concesso che il detto in questione gli possa essere attribuito, ma non in quello di al-Najashi la cui singola autenticazione non induce a certezza.

 

Affidabilità degli autori degli “usul”

Alcuni sapienti hanno ritenuto che gli autori dei 400 usul siano automaticamente da considerarsi affidabili. Questa è l’opinione di Shaykh al-Mufid, Shaykh Muhammad Taqi al-Majlisi, ‘Allamah Muhammad Baqir al-Majsili, Hurr al-‘Amili e Muhammad al-Nuri.

Sayyid al-Khu’i però afferma che un narratore che abbia scritto un asl non necessariamente sia affidabile. Infatti è possibile che questi abbia trasmesso un asl autentico e fabbricato altro materiale altrove, Shaykh al-Muhsini sostiene questa tesi.

Di fatto sappiamo che alcuni autori di usul non fossero considerati affidabili ed altri non fossero neanche imamiti. Per esempio ‘Ali Ibn Abi Hamzah al-Bata’ini e Suma’ah era waqifiti, Abu al-Jarud zaydita e ‘Ammar al-Sabati fathita. Shaykh Wahid al-Bihbahani afferma che non ha importanza se questi appartengano o meno ad altre scuole, l’importante è se siano affidabili o meno. Egli dice inoltre che alcuni autori possono essere sì inaffidabili, come al-Bata’ini dopo il tradimento, ma si tratta di un’eccezione e la regola generale è di considerarli affidabili. Dopo aver discusso ciò, al-Bihbahani però afferma che in fin dei conti essere autori di un asl è un merito ma non una prova di affidabilità.

Noi diciamo:

Essere autori di un libro, autentico o meno, non è a nostro avviso prova di affidabilità. Essere autori di un asl non può dunque essere considerato un criterio valido onde verificare l’affidabilità dei narratori.

 

Trasmissione elevata di narrazioni dall’Imam

Alcuni sapienti hanno ritenuto che se un narratore abbia riportato tante narrazioni da un Imam, questi sarebbe da considerarsi affidabili. Questa è l’opinione di Shaykh Muhammad Taqi al-Majlisi, ‘Allamah Muhammad Baqir al-Majlisi e Shaykh Wahid al-Bihbahani il quale afferma che ciò è senza dubbio una prova di affidabilità di un narratore laddove nessuno ha mosso critiche contro di lui.

A sostegno di questa tesi sono state presentate varie narrazioni su autorità dell’Imam al-Sadiq tra cui le seguenti:

“Conoscete il rango degli uomini in misura alle narrazioni che hanno trasmesso da noi”

“Conoscete il rango dei nostri sciiti in misura alle narrazioni che hanno perfettamente riportato sul nostro conto. Invero non consideriamo un faqih come faqih fintanto che non è muhaddith”

Sayyid al-Khu’i afferma però che questi hadith non sono autentici e rigetta l’intera teoria della trasmissione elevata di narrazioni dall’Imam (kathrah al-riwayah min al-Imam). Un altro punto sollevato da Sayyid al-Khu’i è: anche se diciamo che una persona che narra molto dall’Imam sia affidabile, si dovrà assicurarci che siano gli altri a dire che questi trasmette molto e non lui stesso a fornire narrazioni, altrimenti non sarà possibile capire se si tratti di un individuo affidabile o meno.

Shaykh Muslim al-Dawari ripone l’enfasi sull’espressione “in misura alle narrazioni che hanno perfettamente riportato sul nostro conto” implicando che si tratta del tipo di trasmissione, senza alterazioni o cambiamenti di parole, e non la quantità di narrazioni riportate.

Noi diciamo:

Se una persona riporta molte narrazioni dall’Imam e nessuno lo accusa di niente, né lo condanna in alcunché, ciò è per noi un segno di affidabilità. A tal fine dunque si dovranno osservare due condizioni:

La trasmissione elevata di narrazioni dall’Imam

L’assenza di accuse e biasimi da parte di terzi.

Se un narratore soddisfa entrambe le condizioni potrà essere considerato affidabile.

 

Conclusione

Termina qui con il beneplacito di Dio la stesura di queste annotazioni. Sarà necessario per lo studente approfondire dettagliatamente i vari aspetti di questa scienza e compararli con le altre branche relative alla scienza degli hadith e materie affini. Si noti che la nostra metodologia non è settaria ma anzi necessita di uno studio approfondito e comparato con le fonti non-imamite. Si armi dunque il ricercatore sincero di ampie vedute, acutezza e perseveranza. E Dio è Colui che dona ogni successo.

Fonte: https://islamshia.org/annotazioni-sul-rijal-imamita/

 

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