Ramadan, regole per digiuno - 2
PARSTODAY - Esistono casi in cui una persona deve recuperare il digiuno senza essere soggetta ad alcuna espiazione.
Nel linguaggio tecnico della giurisprudenza islamica, il recupero del digiuno viene definito “qadà” mentre l’espiazione viene definita “kaffarah”. Questi casi sono i seguenti:
– Chi rompe il digiuno per un motivo valido (come viaggio o malattia);
– Chi viene costretto con la forza ad evitare il digiuno oppure lo fa perché si trova in stato di dissimulazione (taqiyyah);
– Chi sbaglia l’intenzione anche se non ha mangiato niente. Ad esempio chi si astiene dal mangiare il primo giorno del santo mese di Ramadan credendo comunque che si tratti dell’ultimo giorno di Sha’ban e compie l’intenzione di iniziare il digiuno prima dell’alba del secondo giorno del santo mese;
– Quando si fa suhur (il pasto prima dell’alba) senza esaminare il tempo e poi comprende che era passata l’alba. In tal caso si deve continuare il digiuno con l’intenzione di avvicinarsi a Dio ma si dovrà poi compiere qadà. Comunque, se si esamina il tempo e si ritiene che non sia ancora giunta l’alba, ma poi viene emerge che si trattava effettivamente dell’alba, non c’è bisogno di compiere qadà;
– Quando si rompe il digiuno credendo che sia il momento tramonto ma poi comprende che non era il tramonto, si deve compiere qadà.
REGOLE GENERALI PER IL QADA’
Se una persona è pazza ma poi diventa sana, oppure era miscredente ma poi diventa musulmana, non necessita di qadà per i suoi digiuni persi in precedenza. Se però una persona diventa apostata e poi ritorna all’Islam, questa dovrà compiere qadà di tutti i suoi digiuni persi durante il periodo dell’apostasia.
Non importa che i qadà vengano compiuti in sequenza cronologica. Ciò significa che è permesso compiere, per esempio, prima il qadà del 20 del santo mese di Ramadan e poi quello del 15.
I digiuni persi o interrotti devono essere recuperati nell’arco di un anno, ossia fino al mese di Ramadan seguente. Chi ritarda intenzionalmente dovrà donare un mud (circa 750 grammi) di grano, orzo o altro cibo simile ai poveri.
Chi ha più giorni da recuperare può dare più mud alla stessa persona.
Dopo la morte di una persona, il figlio primogenito deve fare qadà per lui se ciò incombe sul padre. Comunque per gli altri figli è soltanto meritorio.
LA KAFFARAH
Se una persona invalida il proprio digiuno attraverso uno o più fattori che lo invalidano e che necessitano della kaffarah, questa dovrà: o liberare uno schiavo, o digiunare per sessanta giorni o sfamare sessanta poveri (donandogli un mud ciascuno). Se la persona è impossibilitata a pagare la kaffarah in una delle modalità citate, essa dovrà fare la carità (sadaqah) in accordo alle proprie possibilità e cercare il perdono divino.
Chi deve digiunare per sessanta giorni, deve digiunare per trenta giorni consecutivi più uno, e poi può recuperare gli altri digiuni rimanenti anche non consecutivamente. Se una persona fallisce nel digiunare consecutivamente durante i primi trentun giorni, dovrà riniziare l’espiazione dall’inizio.
Se una donna che non digiuna costringe o esorta suo marito, che invece digiuna, ad avere rapporti sessuali con lei, essa non dovrà pagare alcuna kaffarah.
L’I’TIKAF
L’i’tikaf è una disciplina altamente meritoria che consiste nell’isolarsi in moschea per un determinato periodo di tempo onde adorare Dio con certe condizioni stabilite. Essa è particolarmente meritoria durante gli ultimi dieci giorni del santo mese di Ramadan.
Per compiere l’i’tikaf ci si deve isolare e si deve digiunare per un minimo di tre giorni. Il digiuno rimane doveroso per ogni singolo giorno di i’tikaf anche quando viene compiuto al di fuori del santo mese di Ramadan.
Chi non digiuna perché viaggiatore o anziano non può compiere l’i’tikaf. Comunque il solo desiderio di compierlo gli apporta benedizioni e ricompense divine.
L’intenzione per l’i’tikaf deve essere compiuta all’interno della moschea.
Alcuni giuristi ritengono che l’i’tikaf debba essere compiuto esclusivamente in quattro moschee: il Masjidul-Haram a Mecca, il Masjidul-Nabi a Medina, la moschea di Kufa e la moschea di Basra. Comunque altri giuristi ritengono che possa essere compiuto in ogni moschea centrale.
Non è corretto compiere l’i’tikaf in una piccola moschea o in una Hussayniyyah.
Gli atti proibiti che invalidano l’i’tikaf sono i seguenti:
-Profumarsi;
-Prendere parte a discussioni mondane;
-Comprare e vendere qualcosa;
-Trarre piacere dal sesso opposto.
E’ permesso lasciare la moschea solo per necessità (tipo andare in bagno, dal dottore o per far visita a parenti malati in fin di vita).
LA ZAKAT AL-FITRAH
Dopo il tramonto della notte che precede il giorno dell’id al-fitr (la Preghiera a conclusione del mese di Ramadan), ogni persona adulta e sana, e che non sia povera, dovrà donare da parte sua e da parte di tutte le persone che dipendono da lui per quella notte (e quindi non solo i membri della propria famiglia ma anche gli ospiti, fossero anche non-musulmani) tre chili di grano, orzo, riso, datteri o altro cibo simile o il loro valore in moneta. Si dovrebbe donare il tipo di cibo che è più consumato a casa propria.
La zakat al-fitrah deve essere donata con l’intenzione di avvicinarsi a Dio Onnipotente.
Se una persona offre la preghiera dell’id al-fitr, questa dovrà donare la zakat al-fitrah prima della preghiera. Se invece non offre la preghiera dell’id, essa avrà tempo fino a mezzogiorno. Se non riesce a donarla prima di mezzogiorno, dovrà farlo quando possibile.
Se una persona non riesce a far fronte alla proprie spese per un anno, questa viene considerata povera e non è quindi soggetta a nessun pagamento.
Una persona che non è sayyid (discendente del Profeta) non può donare la zakat al-fitrah ad un sayyid. Un sayyid può comunque donare la sua zakat al-fitrah ad un altro sayyid.
La zakat al-fitrah non deve essere donata a coloro che la spendono per commettere peccati. Essa inoltre dovrebbe essere donata ai credenti seguaci della scuola dell’Ahl al-Bayt che sono poveri. In loro assenza è possibile donarla anche agli altri musulmani ma in nessun caso deve essere donata ai nawasib (coloro che sono in inimicizia con l’Ahl al-Bayt e i loro seguaci). E’ bene poi donare la zakat al-fitrah nella propria zona di appartenenza o nel proprio paese.
Non è sufficiente che una persona affermi di essere povera per donargli la zakat al-fitrah. Infatti è necessario essere sicuri e soddisfatti circa la veridicità della sua affermazione. Se comunque si ha la certezza che questa persona fosse povera in precedenza ed ora non se ne è più sicuri, è permesso donargli la zakat al-fitrah.
Se vi è una persona povera che necessita della zakat al-fitrah e che vive nella propria zona o nel proprio paese, non si dovrebbe trasferire la zakat altrove.
REGOLE VARIE PER IL DIGIUNO DEL SANTO MESE DI RAMADAN
Se si rompe il digiuno involontariamente non è necessario compiere qadà.
Se si dubita del sorgere del sole, si considera lo stato attuale come se fosse notte e se si dubita del giungere del tramonto, si considera lo stato attuale come se fosse giorno.
Se si hanno alcuni digiuni obbligatori da recuperare, non si devono fare digiuni meritori.
Gli anziani o le persone che non riescono a sopportare l’astinenza da cibo o bevande possono rompere il digiuno. Questi ultimi però dovranno poi donare un mud di grano, orzo o altro cibo simile ai poveri.
Le donne nel periodo di attesa o che allattano i propri piccoli, temendo danno nei loro confronti, possono rompere il digiuno e poi donare un mud di grano, orzo o altro cibo simile ai poveri. Per esse sarà inoltre necessario compiere qadà.
E’ altamente meritorio mangiare qualcosa al mattino prima dell’alba foss’anche un dattero o un bicchier d’acqua. Tale pasto viene definito “suhur”.
E’ meritorio interrompere il digiuno dopo la Preghiera della sera (Salat ‘isha’) con datteri e acqua calda o datteri e latte. Comunque, se ciò è troppo faticoso per una persona, oppure vi è chi ci aspetta per ‘rompere’ insieme il digiuno, è meglio farlo subito dopo la Preghiera del tramonto (maghrib).
E’ meritorio invitare altri credenti per rompere il digiuno assieme o, perlomeno, offrirgli dei datteri.
ATTI SUPEREROGATORI PER IL SANTO MESE DI RAMADAN
Alcuni atti meritori da compiere durante il santo mese di Ramadan sono i seguenti:
– Completare la lettura del sacro Corano ogni tre giorni (e quindi recitare dieci juz’ al giorno);
– Compiere la preghiera notturna (salat al-layl). Chi non l’ha compiuta o non la compie generalmente durante l’anno è bene che inizi a farlo partendo da questo mese;
– Recitare il “du’a Iftitah” dopo aver rotto il digiuno;
– Recitare il “du’a Baha’” (noto anche come “Du’a Sahar”) o il “du’a Abu Hamzah al-Thumali” prima di suhur;
– Recitare ogni notte la “sura al-Qadr” per mille volte. Alternativamente si può recitare ogni notte la “sura al-Dukhan” per cento volte;
– Compiere le mille rakat meritorie nel corso del santo mese. Dopo la Preghiera del tramonto si recitino ogni giorno otto rakat in unità di due e dopo la preghiera della sera se ne recitino dodici. Questo per i primi venti giorni. Durante gli ultimi dieci giorni, invece di dodici rakat dopo la preghiera della sera, se ne recitino ventidue. A ciò si aggiungano cento rakat da recitare durante le notti del 19, 21 e 23 del santo mese (le notti di Qadr).
Fonte: https://islamshia.org/regole-per-il-digiuno-nel-santo-mese-di-ramadan-2/
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