Iran: Jami, il ‘suggello dei poeti’
625 anni fa, in questo giorno, nacque "Noureddin Abdolrahman Jami", il più grande poeta e scrittore iraniano del IV secolo a.C.
Jami (Jam, 1414 – Herat, 1492) è stato un poeta persiano. Vissuto alla corte dei Timuridi a Herat, Jami si dimostrò profondissimo conoscitore della lingua araba ed esponente di spicco del movimento letterario timuride. Meritò, dai critici del suo tempo, la definizione di "suggello dei poeti", per il suo perfezionismo formale. Per i critici moderni è un poeta tendenzialmente manierista, propenso all'ermetismo, impreziosito da una accentuata spiritosità. Scrisse tre dian di poesie(canzoniere lirico) dedicati alle tre fasi dell'esistenza umana e sette masnavi, di matrice religiosa, oltre a varie prose. Tra le sue più celebri opere si ricordano Majnun e Layla, Salaman e Absal e Giuseppe e Zuleyka, influenzate dal simbolismo religioso proprio del sufismo, cui egli apparteneva, essendo Naqshbandi. Lo scrittore si distinse per uno spirito innovativo, con variazioni dei temi classici della metafora, delle similitudini e dei giochi di parole.
Qui di seguito vi riportiamo una delle parti introduttive della poesia Giuseppe e Zuleika (1483), il più celebre dei suoi sette masnavi:
In quella quiete altissima
dove non abitava traccia alcuna
dell’esistere e dove il mondo ancora
si nascondeva all’angolo del Nulla,
un Essere era: immune
dalle ferite del duale
ed eccelso sul dialogo diviso
del “noi” e del “tu”.
Somma bellezza ancora irrivelata
perché ancora libera dal vincolo
dell’atto che creando sé disvela,
chiara sé contemplava nel suo lume.
Specchio il suo volto non aveva ancora
né le sue trecce tocco di carezza.
Ancora Zefiro non le scioglieva
il nodo dei capelli e ancora
non le scuriva l’angolo degli occhi
nessun segno di polvere di kohl.
Nessun giacinto che aprisse i suoi petali
nei colori dei divini attributi
s’accostava a quella Rosa bellissima
che solo nel Nulla era assorta,
e nessun fiore ancora si adornava
del suo segreto e fervido rigoglio.
Non aveva il suo volto tratti visibili
né le ombre della visibile materia.
Nessun occhio mirava la sua immagine,
ed Ella andava musicando Amore
da sé e per sé stessa solamente.
Nel gioco d’azzardo dell’amore
sé stessa soltanto Ella sfidava.
Ma come sempre avviene a ogni bellezza,
la bella non vuol mai restar celata.
Quella che ha volto di fata nascondersi
non vuole, e se la sua porta le chiudi
è dalla sua finestra che s’affaccia
(Traduzione di Iman Mansub Basiri e Carla De Bellis)
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