Iran: Jami, il ‘suggello dei poeti’
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625 anni fa, in questo giorno, nacque "Noureddin Abdolrahman Jami", il più grande poeta e scrittore iraniano del IV secolo a.C.
(last modified 2024-11-17T02:54:12+00:00 )
Apr 06, 2021 02:32 Europe/Rome
  • Iran: Jami, il ‘suggello dei poeti’

625 anni fa, in questo giorno, nacque "Noureddin Abdolrahman Jami", il più grande poeta e scrittore iraniano del IV secolo a.C.

Jami (Jam, 1414 – Herat, 1492) è stato un poeta persiano. Vissuto alla corte dei Timuridi a Herat, Jami si dimostrò profondissimo conoscitore della lingua araba ed esponente di spicco del movimento letterario timuride. Meritò, dai critici del suo tempo, la definizione di "suggello dei poeti", per il suo perfezionismo formale. Per i critici moderni è un poeta tendenzialmente manierista, propenso all'ermetismo, impreziosito da una accentuata spiritosità. Scrisse tre dian di poesie(canzoniere lirico) dedicati alle tre fasi dell'esistenza umana e sette masnavi, di matrice religiosa, oltre a varie prose. Tra le sue più celebri opere si ricordano Majnun e Layla, Salaman e Absal e Giuseppe e Zuleyka, influenzate dal simbolismo religioso proprio del sufismo, cui egli apparteneva, essendo Naqshbandi. Lo scrittore si distinse per uno spirito innovativo, con variazioni dei temi classici della metafora, delle similitudini e dei giochi di parole.

Qui di seguito vi riportiamo una delle parti introduttive della poesia Giuseppe e Zuleika (1483), il più celebre dei suoi sette masnavi:

 

In quella quiete altissima

dove non abitava traccia alcuna

dell’esistere e dove il mondo ancora

si nascondeva all’angolo del Nulla,

un Essere era: immune

dalle ferite del duale

ed eccelso sul dialogo diviso

del “noi” e del “tu”.

Somma bellezza ancora irrivelata

perché ancora libera dal vincolo

dell’atto che creando sé disvela,

chiara sé contemplava nel suo lume.

Specchio il suo volto non aveva ancora

né le sue trecce tocco di carezza.

Ancora Zefiro non le scioglieva

il nodo dei capelli e ancora

non le scuriva l’angolo degli occhi

nessun segno di polvere di kohl.

Nessun giacinto che aprisse i suoi petali

nei colori dei divini attributi

s’accostava a quella Rosa bellissima

che solo nel Nulla era assorta,

e nessun fiore ancora si adornava

del suo segreto e fervido rigoglio.

Non aveva il suo volto tratti visibili

né le ombre della visibile materia.

Nessun occhio mirava la sua immagine,

ed Ella andava musicando Amore

da sé e per sé stessa solamente.

Nel gioco d’azzardo dell’amore

sé stessa soltanto Ella sfidava.

Ma come sempre avviene a ogni bellezza,

la bella non vuol mai restar celata.

Quella che ha volto di fata nascondersi

non vuole, e se la sua porta le chiudi

è dalla sua finestra che s’affaccia

 

(Traduzione di Iman Mansub Basiri e Carla De Bellis)

 

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