Tunisia, dopo scossa presidenziali, quali riflessi su legislative?
TUNISI (Pars Today Italian) – Per molti osservatori arabi, il voto in Tunisia per eleggere il nuovo parlamento, in programma il prossimo 6 ottobre, è destinato causare “un nuovo terremoto”, simile a quello del primo turno delle presidenziali che ha visto prevalere Qais Said, un giurista indipendente seguito da Nabil Karaoui, uomo d’affari attualmente in carcere per accuse di corruzione.
Nel voto dello scorso 15 settembre, il docente universitario Said ha ottenuto il 18,4% dei voti contro il 15,58% del proprietario della tv el Nasma, Karoui. I due candidati se la dovranno vedere nel ballottaggio in programma il 13 ottobre prossimo. Sta di fatto che i risultati del primo turno per eleggere un presidente rappresenta un fallimento dei partiti che compongono la coalizione del governo dopo l’uscita di scena sia del candidato del movimento islamico Ennahda, Abdel Fattah Morou che di quello di “Viva la Tunisia”, l’attuale premier Yussuf el Shaahed. Interpellato dalla tv satellitare al Jazeera sul voto del 6 ottobre, l’analista politico Mundir el Ziafi afferma che “tutti i sondaggi sulle intenzioni di voto (…) confermano una replica del terremoto del primo turno delle presidenziali. Terremoto che “sarà seguito da riflessi negativi” sui partiti della coalizione governativa, secondo l’analista.Il giovane partito “Cuore della Tunisia”, fondato lo scorso giugno dal magnate della televisione Karoui, ha grande seguito tra i ceti poveri grazie a promesse di piani per aiutare i ceti poveri e di impegnarsi per una “vera Giustizia sociale”. Insomma, per el Ziafi, le prossime legislative “decreteranno il crollo dei partiti tradizionali e di governo”.Dal 2014, il Paese nordafricano è stato governato da una coalizione composta da Ennahda e “Appello Tunisia”. Ma dopo una serie di dimissioni dall’esecutivo di esponenti di Appello Tunisia per contrasti con Ennahda, quest’ultimo ha stretto una nuova alleanza governativa con “Viva la Tunisia”, uno dei partiti nati dalla scissione da Appello Tunisia. Ed in vista di una probabile sconfitta alle legislative, secondo l’ex diplomatico tunisino Abdallah el Obeidii, “non è affatto escluso che i due partner di governo annuncino la fine della loro coalizione”. Secondo el Obeidi che anche un analista politico “il prossimo parlamento è destinato ad essere occupato da forze frammentate e correnti che si richiamano a ideologie contrapposte”; una previsione che “renderà le alleanza un operazione molto difficile e complessa che potrebbe rendere impossibile la formazione di un esecutivo”.Pe l’ex diplomatico infatti la probabile scesa di nuove forze di diverso orientamento politico “renderà la formazione di un governo una questione molto difficile a meno che non si riesca a raggiungere forti compromessi”. Entrambi gli analisti non escludono pertanto che gli elettori potrebbero essere richiamati a votare nel caso che non si arrivi alla formazione di un governo entro i tempi stabiliti dalla costituzione. La nuova carta costituzionale varata nel 2014 concede un mese alla coalizione vincente di formare un esecutivo.