Libia: Guterres invita alla tregua, ma le tensioni continuano
(Pars Today Italian) – Il Ministero della Salute tripolino, nella sera di martedì 12 maggio, ha riferito che una donna è stata uccisa ed altri 9 civili sono rimasti feriti a seguito di un attacco aereo perpetrato nella periferia della capitale dalle forze dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), guidate dal generale Khalifa Haftar.
Dal canto loro, le forze aeree del governo di Tripoli, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA), continuano ad effettuare voli di ricognizione e a prepararsi per nuove eventuali battaglie. Tale mobilitazione giunge a seguito dell’invito del Segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, che ha esortato le parti coinvolte a deporre le armi presso gli assi di combattimento libici. Secondo quanto riportato dai quotidiani arabi al-Araby al-Jadeed e al-Wasat, le milizie di Haftar hanno colpito, in particolare, il quartiere tripolino di al-Hadaba, provocando la morte di una donna di 68 anni, a seguito di bombardamenti definiti “indiscriminati”. Per la Missione di Supporto delle Nazioni Unite in Libia (UNISMIL), gli attacchi contro oggetti e soggetti civili sono divenuti una routine, ma tale quadro è terrificante. Dal canto suo, il ministro degli Esteri del GNA, Mohamed Siala, ha inviato una lettera alla Corte penale internazionale, chiedendo di intervenire per sanzionare le forze di Khalifa Haftar per i loro crimini e di ritenerli responsabili davanti alla giustizia internazionale. Nella sua lettera, il ministro degli Esteri ha poi esortato le autorità internazionali ad intraprendere azioni volte a indagare e contrastare le azioni commesse dall’esercito di Haftar, equivalenti a crimini di guerra e crimini contro l’umanità. In tale quadro, le forze tripoline continuano a mobilitarsi per contrastare gli attacchi dei propri avversari, A tal proposito, un portavoce militare dell’operazione Vulcano di Rabbia, Abdel Malik al-Madani, ha riferito che le forze del GNA, nella tarda serata del 12 maggio, sono riuscite a distruggere una sala operativa utilizzata dai mercenari russi appartenenti alla cosiddetta compagnia Wagner, impegnati a fianco delle forze dell’LNA nella battaglia contro Tripoli. Questa si trovava nel Sud della capitale, presso Khala al-Furjan. Parallelamente, ha affermato al-Madani, l’esercito tripolino ha colpito altre postazioni delle forze di Haftar presso Wishka, ad Ovest di Sirte, distruggendo depositi di armi, mentre le forze aeree hanno continuato a condurre voli di ricognizione volti a monitorare gli spostamenti dell’LNA e l’arrivo di armi presso le sue postazioni. A tal proposito, il GNA ha riferito che, il 12 maggio, un aereo della compagnia siriana Cham Wings, proveniente dalla città di Latakia, è atterrato presso l’aeroporto di Benina-Bengasi, nell’Est della Libia. Si presume che a bordo vi fossero rifornimenti militari per le forze di Haftar, sebbene la compagnia sia stata già soggetta a sanzioni statunitensi per aver trasportato combattenti e armamenti tra Russia e Siria. Tale scenario fa seguito all’ultimo rapporto del Segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, dell’11 maggio, relativo alla situazione in Libia. Oltre ad esprimere preoccupazione e delusione per il mancato rispetto del cessate il fuoco e per le continue violazioni dell’embargo sulle armi, Guterres ha invitato le parti coinvolte a porre fine ai combattimenti ed ha duramente condannato gli attacchi contro oggetti e soggetti civili. Inoltre, è stata evidenziata la necessità di condurre indagini attendibili circa le continue presunte violazioni del Diritto umanitario internazionale e dei diritti umani. Secondo quanto riportato, sebbene vi sia stata una de-escalation dei combattimenti a seguito della tregua del 12 gennaio richiesta dai presidenti di Russia e Turchia, le tensioni sono gradualmente riprese negli ultimi mesi. Al 21 aprile, UNSMIL ha registrato oltre 850 violazioni del cessate il fuoco, tra cui un aumento senza precedenti di esplosioni nelle aree urbane, con conseguenti vittime civili, danni alle infrastrutture civili e interruzione delle attività aeree commerciali. Anche la Libia occidentale ha assistito ad un crescendo di tensioni. Dal primo gennaio al 31 marzo, il bilancio delle vittime include circa 131 civili, di cui 64 decessi, mentre da aprile 2019, oltre 200.000 persone sono state costrette a lasciare le loro abitazioni a Tripoli e nelle aree circostanti a causa dei conflitti in corso. Inoltre, ha riferito Guterres, sia l’LNA sia il GNA hanno continuato a ricevere mercenari, armi e munizioni dall’estero, in violazione dell’embargo sulle armi imposto dalle Nazioni Unite. Tali sviluppi hanno minato le iniziative di dialogo guidate dalle Nazioni Unite e hanno aumentato le sofferenze del popolo libico. Il conflitto in corso e l’attuale pandemia di Covid-19, ha spiegato il Segretario generale, hanno ulteriormente indebolito la già precaria situazione economica. Dal 18 gennaio, la National Oil Corporation, a seguito della chiusura dei porti petroliferi nelle aree sotto il controllo dell’Esercito Nazionale Libico, ha ridotto la produzione di petrolio a meno di un decimo rispetto ai livelli di produzione precedenti. Inoltre, il blocco delle esportazioni di petrolio ha spinto il GNA ad adottare misure di austerità per ridurre le spese, compresa la riduzione dei salari. Tali misure, a detta di Guterres, gravano su una situazione ulteriormente danneggiata dall’emergenza coronavirus. La guerra civile in Libia è scoppiata il 15 febbraio 2015. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a effettuare una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato dal primo ministro Fayez al-Sarraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Haftar. Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Il Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. L’Italia, il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.