Iraq: la Resistenza libera Kirkuk
BAGHDAD- L’Esercito federale iracheno e le Hashd al-Shaabi hanno lanciato una massiccia operazione che ha liberato Kirkuk dai curdi.
Le forze della Resistenza hanno preso il controllo della città, dell’aeroporto internazionale e della strategica base militare K1, del campo petrolifero di Baba Gurdur, della vicina raffineria e del distretto di Tuz Khurmatu a sud-est di Kirkuk. Secondo rapporti diramati dal Ministero dell’Interno, le forze di Baghdad hanno assunto il controllo della centrale elettrica, delle stazioni di polizia e di diverse aree industriali alla periferia della città. Stando a un lancio dell’Agenzia Anadolu, i reparti iracheni che bloccavano la strada principale Kirkuk – Baghdad hanno preso il controllo del distretto di Daquq, a sud-ovest di Kirkuk. Unità dell’antiterrorismo sono entrate nel palazzo del Governo ammainando la bandiera curda e issando quella irachena. Il Joint Operation Command iracheno, nel segnalare che le forze governative hanno ripreso il controllo di ponti e nodi viari a sud-ovest della città, ha dichiarato che gli obiettivi sono stati raggiunti a seguito del ritiro dei Peshmerga. In realtà, all’inizio dell’operazione ci sono stati duelli d’artiglieria e sporadici scontri sono segnalati lungo le direttrici dell’avanzata delle truppe irachene; secondo le informazioni, fra i peshmerga ci sarebbero stati almeno 10 morti e 27 feriti. Nel frattempo, mentre i reparti iracheni prendevano il pieno controllo della città, migliaia di abitanti della città sono scesi in strada per festeggiare i progressi delle forze della Resistenza, rimuovendo le bandiere curde e sostituendole con quelle irachene.
Al momento, malgrado il Governo Regionale del Kurdistan (Krg) abbia fatto affluire nella regione migliaia di combattenti, non sembra intenzionato a una prova di forza con la Resistenza irachena.
Un funzionario del Ministero del Petrolio ha dichiarato che nonostante le operazioni in corso, l’estrazione di greggio e gas naturale procede regolarmente; secondo le indiscrezioni raccolte, ci sarebbe un accordo con i curdi perché le infrastrutture energetiche, strategiche per entrambe le parti, siano tenute fuori dagli scontri.
La posizione ufficiale del Joc è considerare quella in corso un’operazione per ripristinare la sicurezza a Kirkuk, e che i leader curdi, considerati “fratelli”, hanno accettato di restituire le infrastrutture petrolifere e gasiere allo Stato centrale, a cui appartengono.
Kirkuk è una città multietnica di oltre un milione di abitanti, ove convivono arabi, turkmeni, cristiani e curdi, che la Costituzione irachena del 2005 pone largamente fuori dal territorio amministrato dal Krg; l’offensiva dell’Isis del 2014 ha dato l’occasione ai curdi di inglobarla nei propri territori insieme, è questo il nodo, al più grande giacimento dell’Iraq, che può produrre 500mila barili di greggio al giorno oltre a grandi quantità di gas.
La pretesa di Barzani di trattenere Kirkuk e la regione, arrivando a comprenderle nel contestato referendum sull’indipendenza, è stato troppo per il Governo centrale che più volte ne aveva chiesto invano la restituzione. Per Baghdad, e per la Resistenza che ha combattuto al lungo per liberare il Paese, è una questione irrinunciabile su cui si gioca la credibilità dell’attuale (nuovo) Stato forgiato dalla guerra.
Il referendum del 25 settembre, un tentativo del clan Barzani (e dietro di lui, di chi continua a tentare di smembrare il Paese) di assicurarsi definitivamente i vantaggi avuti con la guerra, ha suscitato non solo l’ovvia reazione del Governo centrale, ma anche quello della comunità internazionale e in particolare dei Paesi confinanti, che vedono in esso lo strumento attraverso cui, sconfitto l’Isis, si introduce una nuova motivazione per destabilizzare l’Iraq e la regione. D’altronde, l’eterno Presidente del Krg nel suo azzardo non ha dietro di sé la compattezza della quadro politico; gli altri partiti curdi hanno compreso bene le ragioni di pura convenienza del suo gesto, e sono fortemente critici.
L’operazione per restaurare l’autorità dell’Iraq su Kirkuk è una prova di forza con cui la Resistenza, così come ha combattuto contro l’Isis, mostra la sua volontà di non cedere a ricatti. Barzani ha ora due alternative: o giocare al tanto peggio tento meglio, ma consapevole di avere nemici troppo potenti, o contentarsi di provare a rinsaldare il suo consenso (assai calante dopo 16 anni di regno corrotto) giocando la carta dell’orgoglio nazionale ferito.
Piaccia o no ai tanti che ragionano ancora sui vecchi rapporti di potere ormai infranti, è un fatto che l’Asse della Resistenza è più che mai una realtà (l’operazione su Kirkuk pare sia stata programmata dal generale Suleimani); di questo tutti, nel Medio Oriente come altrove, dovranno tener conto.
di Salvo Ardizzone
Il Faro Sul Mondo