Apartheid di Israele nei confronti del popolo palestinese
NEW YORK (Pars Today Italian) - L’Agenzia Nazioni Unite Commissione Economica e Sociale per l’Asia Occidentale ESCWA ha commissionato una indagine sulle politiche e pratiche del regime sionista sui palestinesi.
Il rapporto arriva alla conclusione che Israele ha praticato sui palestinesi politiche ed azioni atte a realizzare una strategia di frammentazione, oppressione, colonizzazione delle loro terre, espropriazione delle loro risorse che ha finito con il configurare una forma di apartheid e annessione delle loro terre.
Il sistema di discriminazione razziale praticato da Israele mette in pericolo la pace e la sicurezza di tutta la regione.
Il rapporto si prefigge di promuovere il rispetto delle leggi internazionali umanitarie richiamando le responsabilità collettive delle Nazioni Unite, degli Stati, e della società civile in ordine alla prevenzione, repressione, cessazione di conclamati crimini di guerra e contro l’umanità.
Gli autori ritengono che le prove raccolte dimostrino oltre ogni ragionevole dubbio l’esistenza di un regime di apartheid in Israele.
Il fatto che l’apartheid sia ancora in atto, rende ancor più necessario un intervento tempestivo per porre fine al perpetuarsi delle sofferenze umane dei palestinesi.
Il Rapporto fonda le sue valutazioni sulle principali norme del diritto internazionale umanitario che vieta le discriminazioni razziali con espresso riferimento a: La premessa dell’indagine consiste nel ritenere che la politica israeliana va valutata nei confronti della popolazione palestinese nel suo insieme, ancorchè la stessa sia estremamente frammentata in più contesti e sottoposta a regimi giuridici profondamente diversi.
Che i palestinesi sono un “POPOLO” , e questo - secondo il diritto internazionale - è stato espressamente sancito dal parere della Corte Internazionale di Giustizia sul Muro del Luglio 2004 ove si legge: “la Corte osserva che l’esistenza di un “popolo palestinese” non è più in discussione. Tale esistenza è stata inoltre riconosciuta da Israele nello scambio epistolare del 9 settembre 1993 tra Yasser Arafat, presidente dell’Organizzazione per la liberazione della Palestina (OLP) e Yitzhak Rabin, …” il regime di Israele ha deciso di riconoscere l’OLP come rappresentante del popolo palestinese”. Anche l’accordo ad interim israelo-palestinese in Cisgiordania e nella striscia di Gaza del 28 settembre 1995 fa riferimento più volte al popolo palestinese e ai suoi “diritti legittimi” …. La Corte ritiene che tali diritti includano il diritto all’autodeterminazione, come l’Assemblea Generale ha d’altro canto riconosciuto in diverse occasioni (si veda, ad esempio, la risoluzione 58/163 del 22 dicembre 2003).
Fonte: infopal