Libano, formazione governo. Ingerenza Macron
- Le autorita' politiche libanesi hanno riferito di non avere alcuna responsabilità nel fallimento della “iniziativa francese” volta a formare un nuovo governo.
In particolare, il presidente francese, Emmanuel Macron, ha lanciato un ammonimento contro i leader del Libano accusandoli di voler servire solo i propri interessi, e ha definito “tradimento collettivo” il fallimento dei negoziati interni per la formazione di un nuovo governo. Ciò è avvenuto dopo che, il 26 settembre, il premier designato, Mustapha Adib, ha annunciato di non essere riuscito nella missione affidatagli, ovvero formare una squadra governativa apartitica ed indipendente, così come richiesto da Parigi e da diversi donatori internazionali.
Di fronte a tale scenario, il capo di Stato libanese, Michel Aoun, ha riferito di essere tuttora impegnato a portare a compimento la road map proposta da Macron, sebbene abbia espresso rammarico per l’insuccesso registrato dal premier ad interim Adib. Tuttavia, come sottolineato da alcuni esponenti politici libanesi, Aoun sembra ignorare le accuse rivolte dal capo di Stato francese contro il duo sciita, composto da Hezbollah e Amal, ritenuto tra i principali responsabili della situazione di stallo. Tali partiti hanno insistito per la nomina di esponenti sciiti a capo dei Ministeri dell’esecutivo di Beirut e specialmente a capo di quello delle Finanze. I due partiti temevano che Adib, essendo un musulmano sunnita, li avrebbe relegati ad un ruolo marginale. Parallelamente, come affermato dall’ex premier Fouad Siniora, è l’Iran, sostenitore di Hezbollah, ad essere dietro al fallimento e alle regole imposte per la formazione del nuovo esecutivo.
A detta di rappresentati politici di Beirut, Aoun starebbe cercando di evitare uno scontro diretto con Hezbollah ed Amal, i quali, in passato, hanno sostenuto la sua ascesa alla presidenza della Repubblica libanese. Nel frattempo, è stato notato che il duo sciita è rimasto in silenzio di fronte alle accuse di Macron, mentre i suoi media hanno evidenziato il rifiuto di qualsiasi ingerenza straniera negli affari interni libanesi, con un chiaro riferimento alla Francia e al suo tentativo di svolgere il ruolo di “guardiano” del Libano.
Le dimissioni dell’ex primo ministro, Hassan Diab, risalgono al 10 agosto, e hanno fatto seguito ad una forte ondata di mobilitazione popolare, in cui gruppi di manifestanti hanno accusato il governo di essere responsabile dell’incidente presso il porto di Beirut, verificatosi il 4 agosto. Il governo di Diab aveva ottenuto la fiducia del Parlamento l’11 febbraio scorso, dopo essere stato incaricato di risanare una situazione economica, sociale e politica sempre più fragile. Negli ultimi mesi, l’esecutivo di Beirut non è riuscito, però, ad adempiere alla propria missione, ulteriormente compromessa dalla pandemia di coronavirus. L’esplosione del 4 agosto è stata considerata dai cittadini “la goccia che ha fatto traboccare il vaso” in un quadro di perdurante crisi.
Il fallimento di Adib ha aperto la strada a nuovi interrogativi sul futuro di Beirut, colpita da una delle peggiori crisi economiche e finanziarie dal periodo 1975-1990. Come riportato dal quotidiano al-Arab, sono diversi gli osservatori che ritengono che non vi sia rimedio al caos politico che caratterizza attualmente il panorama libanese e, a tal proposito, non si sono detti sorpresi delle difficoltà incontrate dal premier designato.
A detta di alcuni analisti, uno degli scenari probabili è una guerra tra due oppositori, la quale non porterà ad alcun vincitore, in quanto si è giunti ad un “punto di non ritorno”, in cui sembra difficile trovare una via d’uscita. Le attuali forze politiche, è stato affermato, sono divenute “paria” dal popolo, e si trovano di fronte a scenari che sembrano “discordanti”. Tra le ipotesi, vi è un “rimescolamento delle carte”, con il fine di creare un sistema politico alternativo, lontano dalle quote settarie e privo di “geni ibridi” che potrebbero portare al collasso delle istituzioni statali. Non è da escludersi che l’Iran, e con esso Hezbollah, continuerà ad opporsi a qualsiasi iniziativa, con il fine di tergiversare in attesa delle elezioni presidenziali statunitensi.
Secondo la costituzione, Aoun dovrebbe condurre nuove consultazioni parlamentari vincolanti per nominare una nuova personalità che possa formare una nuova squadra governativa. Anche in tal caso, alcuni analisti hanno escluso l’ipotesi di una nuova nomina e hanno messo in guardia dalla situazione “catastrofica” verso cui il Libano si sta dirigendo, visto il perdurante deterioramento dell’economia, la svalutazione della lira libanese rispetto al dollaro, le sanzioni imposte a livello internazionale ed il crescente isolamento. Beirut avrebbe, pertanto, sprecato l’ultima cartuccia disponibile, ed ora il collasso sembra inevitabile.