Iraq: forze di sicurezza irachene infliggono dure perdite all'Isis
BAGHDAD (Pars Today Italian) - Forti colpi delle forze di sicurezza irachene all'Isis.
Le forze di sicurezza congiunte irachene, in operazioni separate, hanno inflitto pesanti perdite ai resti degli elementi terroristici dell'Isis (in arabo Daesh) ed ai loro nascondigli. Secondo quanto riferisce l'agenzia Irna, i capi di stato maggiore congiunti, la polizia federale e la forza di reazione rapida, con il supporto dell'aeronautica irachena, mercoledì per l'ottavo giorno consecutivo hanno continuato le loro operazioni per distruggere al completo i resti del gruppo terroristico Isis nelle montagne di Khanukaneh nel nord dell'Iraq. Le forze di sicurezza congiunte irachene in una dichiarazione hanno annunciato che in queste operazioni, quattro veicoli, 56 nascondigli, 45 tunnel sotterranei, 106 bombe appartenenti all'Isis sono stati distrutti e decine di granate e mortai con propulsione a razzo sono stati sequestrati.
Mercoledì, le forze irachene di al-Hashd al-Shabi nella seconda fase delle loro operazioni hanno anche scoperto tre roccaforti dell'Isis nella provincia occidentale Al- Anbar.
Nella seconda fase dell'operazione delle forze di Al-Hashd al-Shabi, intitolata "Labik ya Rasulallah" (Siamo pronti o Messaggero di Dio (SAW)), con il supporto dell'aviazione, sono state sgombrate diverse aree importanti e sono stati scoperti tre quartier generali dell'Isis.
Tre terroristi sono stati uccisi inoltre in attacchi aerei sulle montagne di Qara Jogh, nel nord dell'Iraq.
Nonostante le varie operazioni effettuate dalle forze di sicurezza irachene per ripulire il Paese dai terroristi dell'Isis, gli elementi e le cellule sparsi del gruppo terroristico sono ancora attivi in alcune aree delle province di Diyala, Kirkuk, Ninva, Salah al-Din, Al-Anbar e Baghdad.
L'Iraq nel 2017, dopo tre anni di combattimenti, ha dichiarato la vittoria sul gruppo terroristico dell'Isis, conseguita soprattutto grazie al supporto del generale iraniano Soleimani, che ha raggiunto il martirio il 3 gennaio 2020, a seguito di un attacco ordinato dall'allora presidente americano Donald Trump.
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