La visita di Netanyahu in Arabia Saudita
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- Nella serata di domenica scorsa è andata molto probabilmente in scena la prima visita in assoluto di un capo di regime sionista nel territorio dell’Arabia Saudita.
(last modified 2024-11-17T02:54:12+00:00 )
Nov 25, 2020 02:37 Europe/Rome
  • La visita di Netanyahu in Arabia Saudita

- Nella serata di domenica scorsa è andata molto probabilmente in scena la prima visita in assoluto di un capo di regime sionista nel territorio dell’Arabia Saudita.

Benjamin Netanyahu si sarebbe infatti recato per alcune ore nella città saudita di Neom, sulla costa del Mar Rosso, per incontrare il principe ereditario della monarchia wahhabita, Mohammed bin Salman (MBS), con il quale esiste da tempo una convergenza di interessi, principalmente in funzione anti-iraniana.

Prevedibilmente, da Riyadh è arrivata una smentita ufficiale, a testimonianza della delicatezza del processo di avvicinamento in atto tra uno dei più importanti paesi arabi e l'entita' sionista in assenza anche solo di una lontana prospettiva per la risoluzione della questione palestinese.

Il controverso incontro, che avrebbe visto la partecipazione anche del numero uno del Mossad Yossi Cohen, si è collocato alla fine della lunga trasferta in Asia Occidentale del segretario di Stato americano uscente, Mike Pompeo. Entrambi gli eventi hanno avuto come principale argomento di discussione il consolidamento di un fronte unito contro la Repubblica Islamica, in quanto il vero ostacolo ai loro piani nella regione.

In Territori occupati e negli USA viene dato praticamente per scontato che a far filtrare la notizia del blitz di Netanyahu in Arabia Saudita sia stato lo stesso premier israeliano. Quest’ultimo ha tutto l’interesse a ostentare progressi diplomatici con il regime saudita, vista la situazione interna estremamente precaria che sta attraversando.

Oltre alle polemiche sulla gestione dell’epidemia di Coronavirus, alle proteste di piazza per chiedere le sue dimissioni e ai procedimenti legali che lo vedono alla sbarra, proprio nei giorni scorsi il ministro della Guerra e suo principale rivale politico, Benny Gantz, aveva lanciato una speciale commissione d’inchiesta su un macroscopico episodio di corruzione che potrebbe coinvolgere Netanyahu, legato all’acquisto miliardario di sottomarini militari.

La notizia dell’incontro in Arabia Saudita è servita perciò a sviare l’attenzione dell’opinione pubblica dalle grane di Netanyahu, il quale nella giornata di martedì ha anche annunciato che a breve si recherà in visita nel Bahrein, grazie a un invito rivoltogli dal principe ereditario di questo paese, Salman Hamad bin Khalifa, durante un colloquio telefonico avvenuto lunedì. Nel mese di settembre, Netanyahu aveva sottoscritto a Washington un’intesa proprio con Bahrein ed Emirati Arabi per la normalizzazione dei rapporti diplomatici con la mediazione del presidente Trump.

Al summit non aveva partecipato appunto l’Arabia Saudita, ma visto che Riyadh esercita di fatto un’autorità assoluta sul Bahrein, garantendo ai reali sunniti la sopravvivenza a fronte di una popolazione a maggioranza sciita, è impensabile che questo piccolo paese abbia agito nei confronti di Israele senza il permesso saudita.

Colloqui e scambi di informazioni tra i militari e l’intelligence di Tel Aviv e Riyadh sono in corso da tempo e si sono con ogni probabilità intensificati negli ultimi anni. La questione della formalizzazione dei rapporti tra i paesi arabi e lo stato ebraico continua tuttavia a essere esplosiva per i primi. Infatti, ufficialmente la casa regnante saudita resta ferma su una posizione, basata sulla cosiddetta Iniziativa di Pace Araba del 2002, che prevede il riconoscimento di Israele ma solo in cambio di un accordo di pace con i palestinesi.

Per il principe Mohammed bin Salman, la liquidazione della causa palestinese, già avvenuta di fatto, comporta non pochi rischi. Una normalizzazione a livello ufficiale con Israele sarebbe da un lato estremamente impopolare tra i propri sudditi e, dall’altro, rischierebbe di inasprire le dispute interne al regime e alimentare le trame di quei membri della famiglia reale che si oppongono alla sua posizione di erede al trono.

Numerosi sono in ogni caso i segnali delle intenzioni di Salman e della fazione saudita che lo appoggia di aprire a Israele. La strategia sembra essere quella della prudenza e dei piccoli passi, così da sondare il terreno in merito alle reazioni interne e internazionali a un riconoscimento dell'entita' sionista. I media del regime hanno ad esempio iniziato da qualche tempo a trattare di argomenti relativi a Israele in maniera più benevola rispetto al passato. A ottobre, inoltre, Riyadh aveva deciso di aprire lo spazio aereo saudita ai voli commerciali da e per il regime israeliano.

 

 

 

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