Siria, nuovo metodo Usa per rubare petrolio
DAMASCO - Le truppe d'occupazione americane con la collaborazione delle forze democratiche curde ...
... continuano a rubareil petrolio siriano.
Lo riferisce l'agenzia ufficiale siriana (SANA) citando fonti attendibili.
Le forze statunitense, in collaborazione con le milizie di Qasad (Forze Democratiche Siriane), "hanno continuato a rubare petrolio siriano" dai campi della regione di al-Jazira dopo aver posato oleodotti attraverso il fiume Tigri nell'area di Semalka in territorio iracheno.
Secondo il rapporto, prima di trasportare i barili di petrolio "rubati" in territorio iracheno, le forze Usa li hanno prelevati "con autocisterne dai giacimenti di Karachuk nel nord-est di Rumailan".
"Le autocisterne scaricano il petrolio nei bacini petroliferi nella regione di Semalka, quindi il petrolio viene pompato attraverso oleodotti posti nei territori iracheni", ha detto SANA, che ha osservato che "centinaia di barili" di "petrolio greggio rubato "vengono pompati attraverso queste condutture.
Le fonti hanno anche affermato che le forze statunitensi inviano "dozzine di autocisterne" cariche di petrolio rubato secondo quanto riferito in Iraq attraverso quelli che vengono descritti come "i valichi illegali creati per questo scopo come il valico di Al-Walid nella campagna di al-Ya'rubiyah".
Non è la prima volta che gli Stati Uniti vengono accusati di aver rubato il petrolio del Paese, poiché Trump, è stato accusato dall'ambasciatore siriano all'ONU Bashar al-Jaafari di rubare greggio dalla Siria. Al-Jaafari ha fatto riferimento a un accordo stipulato tra le forze democratiche siriane (SDF) guidate dai curdi e una società americana.
Attualmente, la Siria produce a malapena 25.000 barili di greggio al giorno a fronte dei quasi 350.000 registrati nel 2011, alla vigilia dello scoppio del conflitto, e destinati in larghissima parte a soddisfare il fabbisogno interno.
Un’inezia rispetto al vicino Iraq, che produce circa 6 milioni di barili al giorno e dispone di riserve accertate per 142 miliardi di barili (alcune stime ritengono tuttavia possibile che la reale consistenza dei giacimenti iracheni ammonti addirittura a 400 miliardi di barili).
In tale contesto, il petrolio siriano – che Damasco non potrà utilizzare fintantoché non verranno riattivati gli impianti di estrazione, la cui messa in funzione richiede investimenti del tutto proibitivi per il momento –riveste un’importanza geopolitica e strategica molto più che economica.
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