La Turchia paga il prezzo del sostegno all'Isis
ISTANBUL (Pars Today Italian) - L'attento all’aeroporto di Istanbul ancora una volta ha dimostrato alla Turchia le conseguenze del sostegno dal Daesh ( in arabo Isis ) o dal terrorismo,
Colpita ripetutamente in questo anno e mezzo dal terrorismo, ma si colloca in un contesto diplomatico e bellico delicatissimo, quello della spartizione delle zone di influenza nel cuore del Medio Oriente.
Il presidente Tayyep Erdogan affronta in questo momento la prova più dura e insidiosa della sua presidenza, Erdogan ha dovuto in questi mesi ridimensionare le sue ambizioni da “sultano” mediorientale e cambiare anche una politica estera. Perche' Erdogan ha portato la guerra in Siria per abbattere il governo di Bashar al- Assad. Il conflitto doveva durare pochi mesi ed è in corso da più di cinque anni: un errore di calcolo clamoroso. È stato Erdogan con l’ex premier Ahmet Davutoglu ad aprire “l’autostrada della jihad” che ha portato migliaia di terroristi sul campo di battaglia siriano contro Assad.
La Turchia si è quindi trovata sbilanciata quando sulla scena è comparso l’Isis ed è cominciata la guerra al Califfato. La Turchia, storico membro della Nato, si è trovata a giocare una partita delicata: da un parte ha sostenuto l’opposizione islamica contro Damasco e allo stesso tempo ha scatenato un’offensiva contro i curdi del Pkk e quelli siriani, temendo la costituzione di uno stato curdo ai suoi confini. Un ruolo assai difficile da sostenere: troppi nemici e pochi alleati. Erdogan si è scontrato con il fronte sciita rappresentato dall’Iran, Assad e dagli Hezbollah libanesi ma anche con la Russia di Putin, alleata di Teheran, che prima era uno dei partner economici ed energetici più importanti per Ankara. È stato quindi costretto a imprimere una virata alla sua politica estera.