Giordania, tentativo di colpo di Stato: perchè
Domenica scorsa, la notizia di un fallito tentativo di colpo di Stato in Giordania ha suscitato grande tensione.
I media internazionali hanno riportato l’arresto del principe Hamza bin Hussein, ex principe ereditario e fratellastro del re Abdullah II di Giordania, insieme ad altri venti per “minacce alla sicurezza e alla stabilità nazionale”. In un videomessaggio, il principe ha dichiarato di essere “agli arresti domiciliari” dai militari, e poi il capo di stato maggiore congiunto giordano, il maggiore generale Youssef Ahmed al-Haniti, ha dichiarato che al principe Hamza “è stato chiesto di interrompere le attività contro la sicurezza della nazione”. Con la pubblicazione della notizia e considerando la storia di attori stranieri dietro le quinte nella pianificazione o nella partecipazione a colpi di Stato militari in Paesi arabi e islamici come Egitto, Sudan, Mali e Turchia negli ultimi anni, le dita sono state puntate su regimi come quello saudita, emiratino e israeliano, famigerati per le loro azioni destabilizzanti nella regione. La teoria del coinvolgimento saudita ed emiratino nel tentativo di presa del potere in Giordania, si basa sull’arresto di due golpisti noti per avere stretti rapporti con Riyadh e Abu Dhabi.
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