Yemen: marea umana legittima la lotta per la libertà
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SAN'A- In Yemen una marea umana senza precedenti legittima il Consiglio Politico Supremo. Il Popolo yemenita compatto respinge l’aggressione saudita.
(last modified 2024-11-17T02:54:12+00:00 )
Ago 23, 2016 03:30 Europe/Rome
  • Yemen: marea umana legittima la lotta per la libertà

SAN'A- In Yemen una marea umana senza precedenti legittima il Consiglio Politico Supremo. Il Popolo yemenita compatto respinge l’aggressione saudita.

Sabato, a Sana’a, la capitale dello Yemen, una manifestazione senza precedenti per il Paese ha dato pieno appoggio al Consiglio Politico Supremo, l’organo di recente formazione creato per riempire il vuoto politico ed affrontare l’aggressione a cui è sottoposta la Nazione.

A fare dell’evento un fatto unico, non sono stati solo i milioni di yemeniti (la stima è di agenzie internazionali) che hanno partecipato, ma la composizione di quella marea umana che ha riempito la città. Non c’era solo la gente di Anzarullah o i simpatizzanti dell’ex presidente Saleh, ora a capo del Consiglio Politico Supremo; c’erano tutti i componenti della società yemenita, dai religiosi ai panarabisti, dai laici ai federalisti del Movimento del Sud. Tutti uniti a gridare che sono loro a parlare per lo Yemen.

La portata e la dimensione all’evento ne fa un fatto politico di rilevanza assoluta, che fa giustizia delle tante mistificazioni passate sulla stampa vicina al Golfo e manda a Riyadh e all’Onu un messaggio inequivocabile, assai più forte di qualunque documento.

Quella folla immensa ha conferito al Consiglio Politico Supremo una fortissima legittimazione popolare e l’investitura a formare un Governo di unità nazionale, che superi l’empasse amministrativa che si protrae da oltre un anno e mezzo. Ma la stessa composizione di quella massa smentisce la propaganda saudita e le accuse di settarismo rivolte ad Anzarullah: fianco a fianco ci sono tutte le componenti politiche e religiose dello Yemen, unite nel respingere l’intervento straniero e invocare la pacifica coesistenza e l’unità nazionale.

Il loro grido è rivolto al Consiglio di Sicurezza dell’Onu: chiede che sulla vicenda dell’aggressione allo Yemen pesi più la volontà di un Popolo piuttosto che il denaro saudita; ed è rivolto a tutte quelle potenze comprate dai petrodollari del Golfo, che stanno affiancando Riyadh nel martirizzare lo Yemen.

L’enorme manifestazione popolare è una sconfitta per l’Arabia Saudita e i suoi alleati, ed è la più plateale sconfessione per l’ex presidente Hadi, il fantoccio privo di consenso popolare che la coalizione guidata da Riyadh vorrebbe rimettere al potere, dopo che è stato destituito dal Parlamento per i suoi intrighi e la fuga presso i propri protettori.

Nel complesso, è l’intera posizione saudita a scricchiolare: dopo 17 mesi d’aggressione feroce, migliaia di morti, infinite distruzioni e lo spettro della fame che colpisce i più deboli per il blocco imposto, invece di cedere, il Popolo yemenita s’unisce contro gli aggressori stringendosi alla Resistenza.

 

Riyadh dal canto suo è indebolita: il ritiro di Medici Senza Frontiere dallo Yemen dopo che per la quinta volta i suoi ospedali sono stati colpiti dalle bombe saudite, è un colpo a livello internazionale. E non è il solo: gli Stati Uniti, fiutata la situazione, hanno appena annunciato il ritiro dei propri consiglieri militari che assistevano la coalizione, e gli Emirati Arabi, dopo aver subito perdite notevoli senza aver concluso nulla, s’apprestano a fare lo stesso con i propri contingenti.

In Kuwait, ai colloqui di pace, i delegati yemeniti hanno respinto la proposta dell’inviato dell’Onu scritta sotto dettatura del Golfo, che imponeva loro una semplice capitolazione. Riyadh ha reagito con rabbia tentando ancora una volta la via della violenza, ma ha collezionato sconfitte sanguinose e continue incursioni sul proprio territorio nazionale. Incapace d’andare avanti con i contingenti mercenari, s’è affidata alle bombe per piegare il Popolo yemenita. Ma invano.

Con la manifestazione di sabato quel Popolo, unito nella Resistenza dall’aggressione, manda un messaggio che è un esempio al mondo: è pronto al martirio per la propria libertà.

di Salvo Ardizzone

Il Faro Sul Mondo