Brasile: Trabalhadores alla riscossa
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RIO DE JANEIRO- Il congresso di inizio giugno ha segnato ufficialmente il rilancio delle prospettive del Partido dos Trabalhadores brasiliano, che sotto la guida del suo nuovo Presidente Gleisi Hoffmann lancerà ufficialmente la sfida al governo di Michel Temer.
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Giu 25, 2017 09:42 Europe/Rome
  • Brasile: Trabalhadores alla riscossa

RIO DE JANEIRO- Il congresso di inizio giugno ha segnato ufficialmente il rilancio delle prospettive del Partido dos Trabalhadores brasiliano, che sotto la guida del suo nuovo Presidente Gleisi Hoffmann lancerà ufficialmente la sfida al governo di Michel Temer.

L’obiettivo è chiaro e preciso: riportare Lula alla presidenza della Repubblica e riportare il Brasile sulla strada verso il progresso bruscamente interrottasi negli ultimi anni.

Nel Brasile messo in ginocchio dall’insostenibile saldatura tra la più dura e aspra recessione economica della sua storia recente e il terremoto politico causato dallo scandalo giudiziairo Lava Jato e dalle sue conseguenze si sta prefigurando la riscossa del Partido dos Trabalhadores (PT), la formazione fondata e guidata al governo da Luis Inacio Lula da Silva a inizio millennio, che guarda con fiducia al voto presidenziale del 2018. Voto che potrebbe rappresentare per il PT l’occasione per riemergere dal periodo più buio della sua storia, nel corso del quale la formazione ha rischiato a più riprese l’affossamento sulla scia della perdita di credibilità dovuta alla scoperta della dilagante corruzione sistemica e al naufragio della presidenza di Dilma Rousseff nel 2016.

A diversi mesi di distanza dall’estromissione di Dilma e dall’ascesa del contestatissimo Michel Temer ai vertici del sistema di potere di Brasilia si è fatta molta chiarezza circa la catena di eventi e la sovrapposizione di interessi che ha portato al successo di quello che si è caratterizzato, in tutto e per tutto, come un vero e proprio “golpe istituzionale”: costruire una piattaforma politica reazionaria destinata a cancellare gli ampi programmi sociali portati avanti a partire dall’insediamento di Lula nel 2003 e creare un ambiente economico favorevole all’azione dei grandi tycoon come il “re della soia” Blairo Maggi attraverso l’implementazione di decise riforme neoliberiste. Il governo di Temer, ex alleato di governo del PT, ha rapidamente perso il controllo della situazione e il Brasile ha conosciuto un deciso inasprimento della sua annosa crisi, parallelamente a quanto sperimentato dalla vicina Argentina a partire dall’insediamento di Mauricio Macri nelle ultime settimane del 2015: tanto in Brasile quanto in Argentina, la “reazione” prodottasi a partire dagli oggettivi limiti dei regimi politici del socialismo del XXI secolo ha finito per portare a un deciso inasprimento delle tensioni sociali interne ai due Paesi, che nel gigante latinoamericano si sono manifestate principalmente sotto forma dell’espansione del movimento di protesta Fora Temer.

Discorso di Lula a una marcia di protesta del movimento Fora Temer a San Paolo nello scorso mese di marzo. In quell’occasione, Lula ha fatto una delle sue prime apparizioni sulla scena politica del 2017, attaccando duramente la riforma pensionistica dell’esecutivo: «La riforma – ha detto – lascerà senza pensione milioni e milioni di brasiliani, e farà in modo che i lavoratori più poveri, soprattutto quelli rurali della regione nord-est, ricevano la metà di un salario minimo».

Discorso di Lula a una marcia di protesta del movimento Fora Temer a San Paolo nello scorso mese di marzo. In quell’occasione, Lula ha fatto una delle sue prime apparizioni sulla scena politica del 2017, attaccando duramente la riforma pensionistica dell’esecutivo: «La riforma – ha detto – lascerà senza pensione milioni e milioni di brasiliani, e farà in modo che i lavoratori più poveri, soprattutto quelli rurali della regione nord-est, ricevano la metà di un salario minimo».

In questo contesto, l’onda lunga degli scandali ha finito per travolgere lo stesso Temer e la sua amministrazione: il colpo di grazia alla credibilità di un Presidente già delegittimato dal tracollo dei consensi dovuto alle sue disastrose politiche è stato inflitto dal grande scandalo deflagrato a fine maggio in seguito allo scoop del quotidiano O Globo. La scoperta della collusione tra Temer e i due grandi architetti dell’impeachment di Dilma, Aecio Neves e Eduardo Cunha, nell’accettazione di un giro di tangenti da parte del colosso alimentare JBS ha sancito una nuova fase nella tempesta politico-giudiziaria brasiliana: proprio nel momento in cui il processo a Lula sembrava essere destinato a infliggere il colpo finale alla principale forza di opposizione, l’accusa rivolta a Temer e ai suoi alleati ha rivelato la pervasività della corruzione sistemica e della fitta rete legante i vertici istituzionali e i potentati economici brasiliani. In questo contesto, il Partido dos Trabalhadores aveva già da tempo rilanciato le sue prospettive politiche nel momento in cui l’ex Presidente Lula aveva deciso di scendere in campo in prima persona per difendersi da una somma di accuse divenuta eccessivamente infamante, ribattere colpo su colpo ai suoi avversari in un’inchiesta giudiziaria sempre più politicizzata e, soprattutto, rilanciare un percorso riformista duramente interrotto dai turbolenti eventi degli ultimi anni.

Oltre a Lula, la figura deputata a guidare il PT verso la riscossa sarà la Senatrice del Paranà Gleisi Hoffmann, che il congresso del partito ha eletto alla presidenza il 3 giugno scorso; la Hoffmann, 51 anni, siede in Parlamento dal 2010 e ha alle spalle una lunga carriera nel partito di Lula. Nei primi Anni Duemila, la Hoffmann si è messa notevolmente in luce guidando il ramo finanziario della Itaipu Binacional, azienda che gestisce l’enorme diga al confine tra Brasile e Paraguay, e in seguito si è fatta strada nelle istituzioni con prese di posizione apertamente progressiste, al cui interno risultava centrale il tema dell’ambientalismo, più che mai sentito nel Brasile odierno. Nel suo discorso di insediamento, la Hoffmann ha voluto afferrare saldamente la barra del timone, dichiarando che d’ora in avanti punterà a far sì che in seno al partito cessino le recriminazioni per le difficoltà insorte negli ultimi anni: l’obiettivo del suo mandato, di durata biennale, sarà garantire il ritorno alla presidenza di Lula e il rilancio del governo del Partido dos Trabalhadores, definito “il migliore in 500 anni di storia brasiliana”.

di Andrea Muratore

Intellettuale Dissidente