Brasile: Lula condannato, azzoppata la corsa alla Presidenza
RIO DE JANEIRO- L’ex presidente Ignacio Lula condannato a nove anni e mezzo per corruzione passiva e riciclaggio; è la sentenza emessa dal giudice federale Sergio Moro,
responsabile delle indagini dell’inchiesta “Lava Jato”, il vorticoso giro di mazzette originato dai fondi neri della Petrobras, l’azienda petrolifera di Stato, che ha coinvolto tutti i partiti, compreso 1/3 del Congresso, giungendo all’accusa formale per corruzione dell’attuale presidente Michel Temer.
L’inchiesta, cavalcata da spezzoni della magistratura e amplificata ossessivamente da media che se ne sono fatti megafono, ha distrutto l’intera scena politica brasiliana. Dietro di essa s’intravedono chiaramente quei poteri forti che controllano economia e informazione, interessati ad azzerare una classe politica troppo avida e inefficiente per essere ad essi funzionale, e sostituirla con soggetti nuovi, assai più congeniali e telegenici, che già si vedono emergere.
Con Lula condannato si azzoppa la corsa alla Presidenza del candidato ad oggi più popolare e in testa nei sondaggi, gettando un macigno sulle aspirazioni del Pt, il suo partito, di vincere le presidenziali del 2018 dopo l’impeachment di Dilma Rousseff.
E che si tratti di una condanna dubbia, in pratica una “sentenza politica”, è suggerito in maniera bipartisan sia dall’entourage di Lula che da elementi di spicco dell’attuale maggioranza, che dopo aver gioito per l’eliminazione della Rousseff s’accorge adesso della manovra per delegittimare l’intera classe politica. Parere che traspare dalle dichiarazioni dello stesso pubblico ministero Moro, che non ha voluto dar seguito immediato alla condanna suggerendo “prudenza” in attesa del’appello.
Lula condannato è una pesantissima ipoteca alla rielezione dell’uomo che ha rilanciato il Brasile e strappato alla miseria milioni di brasiliani; se fosse anche incarcerato rischierebbe di divenire il martire di un accanimento giudiziario sempre più evidente.
Sia come sia, Lula condannato è il simbolo di una crisi politica e istituzionale destinata a travolgere tutto e tutti e che punta ormai all’attuale presidente Michel Temer, succeduto alla Rousseff, incriminato due settimane fa anch’esso per corruzione.
È il tracollo di una classe dirigente inetta, inadeguata e corrotta, certo, ma che non avviene per via politica ma a seguito delle operazioni sempre più scoperte di chi intende sostituirla con un’altra più conveniente, eliminando chiunque possa fare ombra. Soprattutto un personaggio come Lula, da sempre contrario al vento che da qualche tempo soffia in Sud America; un vento che giunge dalle parti di Washington.
di Salvo Ardizzonedelle
Il Faro sul Mondo