E cosi' Premio Nobel difende attrocita' contro musulmani Rohingya
- San Suu Kyi, premio nobel per la "pace", infine rompe il suo silenzio solo per difendere la sanguinosa repressione in atto nel Myanmar contro i Musulmani Rohingya ...
Dopo che oltre 400 mila Rohingya, a maggioranza donne, bambini e anziani, sono fuggiti dal Myanmar in meno di un mese, inseguiti dalla repressione dell’esercito e dalle violenze della maggioranza buddista, leader politica di fatto dell'ex Birmania, ha parlato alla nazione. Solo per dire che bisogna investigare sulle origini di questa crisi e che non teme "l’esame internazionale". Ma questo esame c’è già stato: l’ONU ha denunciato la pulizia etnica in corso, Amnesty International la tattica della terra bruciata.
La signora Premio Nobel per la Pace ha parlato per mezz’ora in inglese, per farsi ascoltare dalla comunità internazionale. "Siamo un Paese giovane e fragile che deve affrontare molti problemi, ma non possiamo solo concentrarsi su pochi", ha affermato. Ha aggiunto che "il governo è impegnato a ristabilire la pace, la stabilità e la legalità". Suu Kyi non ha toccato il tema delle accuse internazionali all’esercito, dicendo solo che "dal 5 settembre non ci sono stati scontri armati". Ha sostenuto che molti musulmani hanno deciso di restare nel Rakhine (la regione sconvolta dalla repressione) e che il fatto indica che la situazione non può esere così grave. Ha aggiunto in termini che suonano freddi che "il 50 per cento delle case dei musulmani sono intatte" (significa che l’altra metà sono state distrutte nell’offensiva militare). "Nondimeno - ha aggiunto - siamo preoccupati nel sentire che molti musulmani stanno fuggendo verso il Bangladesh. Vogliamo capire perché è in corso questo esodo. Vorremmo parlare a chi è fuggito e a coloro che sono restati".
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