È la Germania il più grande problema dell’Eurozona
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Perché in Germania prevale una visione della macroeconomia tanto peculiare? E quanto conta questa diversità di vedute?
(last modified 2024-11-17T02:54:12+00:00 )
May 16, 2016 02:05 Europe/Rome
  • È la Germania il più grande problema dell’Eurozona

Perché in Germania prevale una visione della macroeconomia tanto peculiare? E quanto conta questa diversità di vedute?

La risposta alla seconda domanda è che conta tantissimo. La risposta alla prima domanda, in parte, è che la Germania è un Paese creditore. La crisi finanziaria le ha dato un ruolo predominante negli affari dell'Eurozona. È una questione di potere, non di diritto. Gli interessi dei creditori sono importanti, ma sono interessi parziali, non generali.

Le rimostranze recentemente si sono appuntate sulle politiche monetarie della Banca centrale europea, in particolare i tassi di interesse negativi e l'allentamento quantitativo. Wolfgang Schäuble, il ministro delle Finanze tedesco, è arrivato a sostenere che metà della responsabilità per l'ascesa del partito anti-euro Alternativa per la Germania è da addebitarsi alla Bce. Si tratta di un attacco fuori dal comune.

Le critiche alle politiche della Bce sono ad ampio raggio: vengono accusate di consentire agli Stati membri recalcitranti di non fare le riforme, di non essere riuscite a ridurre l'indebitamento, di mettere a rischio la solvibilità delle compagnie assicurative, dei fondi pensione e delle casse di risparmio, di essere riuscite soltanto a tenere l'inflazione poco sopra lo zero e di alimentare l'ostilità verso il progetto europeo. Insomma, l'Eurotower è diventata una seria minaccia per la stabilità.

È un'idea coerente con una visione che è maggioritaria in Germania. Come dice Peter Bofinger, membro eretico del consiglio di esperti economici del Governo tedesco, questa tradizione risale a Walter Eucken, influente padre dell'ordoliberalismo. In questo approccio, le politiche macroeconomiche ideali si compongono di tre elementi: un bilancio (quasi) sempre in pareggio, la stabilità dei prezzi (con una preferenza asimmetrica per la deflazione) e la flessibilità dei prezzi.

Si tratta di un approccio ragionevole per un'economia piccola e aperta. Può funzionare per un Paese più grande, come la Germania, dotato di settori industriali scambiabili altamente competitivi. Ma non può essere esteso all'economia di un continente, qual è l'Eurozona. Le cose che funzionano per la Germania non possono funzionare per un'economia tre volte più grande e molto più chiusa al commercio estero.

Si noti che nell'ultimo trimestre del 2015 la domanda reale nell'Eurozona era del 2 per cento inferiore a quella del primo trimestre del 2008, mentre negli Stati Uniti era del 10 per cento superiore. Le rimostranze tedesche, nella maggior parte dei casi, non tengono conto di questa grave debolezza della domanda. La Bce sta cercando giustamente di impedire che un'economia affetta da debolezza cronica della domanda precipiti in una spirale deflattiva. Come sottolinea il presidente dell'Eurotower, Mario Draghi, i tassi di interesse bassi fissati da Francoforte non sono il problema, semmai «il sintomo» di un'insufficiente domanda di investimenti.

Fonte: ilsole24ore.com