Tunisia: sciopero generale contro FMI
La Tunisia torna in piazza, in massa, a dieci giorni dall’ennesimo rimpasto di governo, ottenuto dal premier Youssef Chaled per il rotto della cuffia. Una fiducia sudata, dopo ore di discussione e a cui Nidaa Tounes, parte (finora) della coalizione capeggiata da Ennahda, non ha nemmeno partecipato.
Migliaia dipendenti pubblici tunisini hanno scioperato, giovedi 22 novembre del 2018, contro la politica economica del Governo. Secondo il sindacato nazionale il tasso di adesione è stato del 95%, lo sciopero piu' partecipato degli ultimi 5 anni.
Obiettivo della protesta: ottenere dal governo l'aumento dei salari, al palo da anni nonostante l'inflazione galoppante. Una riforma da 2 miliardi di dinari tunisini, circa 600 milioni di euro, che l'esecutivo non ha o "non vuole trovare" denunciano i sindacati, anche per via delle pressioni del Fondo Monetario Internazionale e delle politche di austerità imposte al Paese in cambio della linea di prestito da 2,8 miliardi di dollari accordata nel dicembre del 2016.
La decisione di scendere in piazza è arrivata dopo i falliti negoziati del sindacato Ugtt con l’esecutivo.