Venezuela, contro il golpe Usa - 2
- Le ingerenze e le provocazioni dell’imperialismo americano in Venezuela erano già iniziate sotto l’amministrazione di Obama, il dittatore fascista e guerrafondaio Trump ha continuato il lavoro e lo ha portato a un livello superiore nel sostegno alla destra fascista venezuelana.
Fino a negare la validità della rielezione di Maduro nelle presidenziali del 20 maggio scorso, pur validate dal gruppo degli osservatori internazionali di 80 paesi, e a spingere al colpo di mano l’Assemblea nazionale dominata dalle opposizioni dalle elezioni del 2015 e le cui competenze erano state azzerate nel 2017 dalla appena eletta Assemblea nazionale costituente (Anc).
Il voto favorevole a Maduro del maggio scorso era definito “una farsa” dalla Casa Bianca che come dopo le elezioni del 2017 affermava che gli Stati Uniti non sarebbero rimasti a guardare. Trump definiva il governo venezuelano “un regime che potrebbe essere rovesciato molto rapidamente da forze armate se decidessero di farlo”, un aperto invito al golpe che non aveva effetto fino a che i vertici militari resteranno fedeli al governo Maduro. La via golpista ispirata e patrocinata dall’imperialismo americano doveva passare da un’altra parte, dal pronunciamento della deposta Assemblea nazionale. Che avveniva durante le manifestazioni del 23 gennaio a Caracas quando il giovane presidente dell’assise, Juan Guaidó, si autoproclamava presidente “pro tempore”.
Maduro dal palazzo presidenziale di Caracas sosteneva che “siamo la maggioranza, siamo in questo palazzo per volontà popolare, soltanto la gente ci può portare via” mentre il ministro della Difesa, generale Vladimir Padrino Lopez, dichiarava che le Forze armate “non accettano un presidente imposto da oscuri interessi o che si è autoproclamato a margine della legge”.
Il presidente venezuelano denunciava che “l’impero americano ha stabilito un piano per intervenire in Venezuela insieme ai traditori della destra estremista, pretendendo di sostituirsi allo Stato al di fuori della Costituzione, è il momento di difendere la Patria e la Costituzione, è il momento dell’unione civica-militare”. I sostenitori del legittimo governo di Maduro scendevano in piazza per difenderlo ma erano praticamente cancellati dai mezzi di informazione imperialisti che invece pompavano quelle dell’opposizione. Il 28 gennaio lo stesso Maduro denunciava la manipolazione dei media internazionali che distorcono la realtà del paese e ricordava che nei giorni precedenti più di 3 milioni di venezuelani avevano manifestato in difesa della sovranità del paese.
Il 26 gennaio alla riunione del Consiglio di sicurezza Onu, il ministro degli Esteri venezuelano Jorge Arreaza ricordava il tentato golpe dell’11 aprile 2002 quando gli Usa si limitarono a stare “dietro il golpe” contro Hugo Chávez mentre oggi stanno “davanti”, alla guida del tentativo. Lo confermava l’immediato riconoscimento del presidente Guaidó da parte di Trump, che nella conferenza stampa alla Casa Bianca ripeteva la minaccia anche dell’intervento militare, “tutte le opzioni sono sul tavolo”, e chiedeva il sostegno degli “altri governi dell’emisfero occidentale”. Appello immediatamente accolto dai governi reazionari dei Paesi latinoamericani e dal sionista Netanyahu.