Coronavirus in India, strage dei elefanti
Elefanti uccisi in India, per mano di spietati bracconieri che vogliono venderne le zanne, ma non solo. Questa volta la vittima è un esemplare maschio di soli 3 anni, ritrovato morto a Odisha, nello stato dell’India Orientale che si affaccia sul golfo del Bengala.
Il Governo locale indaga sul ruolo delle guardie forestali, due delle quali hanno perso il lavoro proprio per negligenza. Questo corpo speciale dovrebbe infatti tutelare gli elefanti e la fauna selvatica, sempre più a rischio estinzione per via del bracconaggio e della deturpazione del loro habitat naturale.
Secondo quanto affermano i gruppi di conservazione, dall’aprile 2019 oltre il 50% di pachidermi sono morti per cause innaturali ed il loro numero è spaventosamente aumentato.
Elefanti in percolo anche in Tailandia, dove potrebbero morire di fame durante la pandemia. A causa del Covid-19 sono stati chiusi infatti i camp nei quali gli elefanti vengono addomesticati e sfruttati per il turismo. Con i visitatori che pagano per montare gli elefanti, fare il bagno con loro, dare loro da mangiare, vederli mentre si esibiscono in numeri da circo, mentre dipingono o suonano strumenti musicali con la coda. Adesso, a causa del mancato introito derivante dalle visite turistiche, alcuni proprietari dei camp fanno fatica a sostenere e a sfamare gli elefanti. Animali che possono mangiare fino a 200 chilogrammi di cibo al giorno. Inoltre, poiché non possono più essere pagati, gli addestratori degli animali, chiamati mahout, insieme agli elefanti, sono stati allontanati dopo le chiusure per il coronavirus.