Patrick Zaki prigioniero in Egitto da 200 giorni
Ha potuto ricevere la visita di un familiare in carcere, la prima in cinque mesi e mezzo
Il-Cairo. “Sono 200 giorni senza di te, la conta va avanti, sperando che questo incubo finisca presto così ti potrò riabbracciare. Mi manchi”. Sembra ieri, ma sono ormai quasi sette mesi dall’alba in cui Patrick Zaki, 29 anni, studente Erasmus all’Università di Bologna, è stato arrestato all’aeroporto del Cairo al controllo doganale in arrivo con un volo dall’Italia. A scandire il time lapse della sua prigionia arriva il messaggio della sorella di Patrick, Marise, il suo pensiero affidato ad un post su Facebook, lo strumento attraverso il quale lei sta portando avanti la sua battaglia personale. I social media come alternativa al percorso legale, molto complesso.
Sabato lo studente egiziano Patrick George Zaki, arrestato all’inizio dell’anno all’aeroporto del Cairo in circostanze non chiare, ha rivisto un membro della sua famiglia per la prima volta in cinque mesi e mezzo. La notizia è stata diffusa dalla pagina Facebook Patrick Libero, che segue il caso: «Sua madre ha raccontato che Patrick sta bene. Ha perso un po’ di peso ed era leggermente diverso, ma in generale è in buona salute. Patrick ha chiesto per quanto ancora sarà detenuto infondatamente e si è mostrato preoccupato per lo stato dei suoi studi, che spera di poter riprendere al più presto».
L’accusa nei confronti di Patrick Zaki è di diffusione di informazioni dannose per lo Stato e incitazioni ad azioni contro il medesimo.
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