Egitto, secondo giorno di proteste contro el Sisi: arresti
- La popolazione egiziana si è riversata, per il secondo giorno consecutivo, per le strade di diverse città chiedendo le dimissioni del presidente, Abdel Fattah al-Sisi.
Dal 20 settembre, gruppi di manifestanti hanno cominciato a mostrare la propria rabbia contro un governo definito “militare” e considerato corrotto, nonché responsabile del deterioramento delle condizioni di vita del popolo egiziano.
Ad aver incoraggiato la popolazione a scendere in piazza è l’imprenditore Mohamed Ali, lo stesso che già nel 2019 aveva accusato al-Sisi di corruzione. Egli ha esortato il popolo egiziano ad unirsi in una nuova rivoluzione per salvare il Paese, vittima di oppressione e ingiustizia. La data scelta per l’inizio della mobilitazione è stata il 20 settembre, in concomitanza con il primo anniversario dei movimenti del 2019, che hanno causato la più ampia campagna di arresti dall’elezione del presidente.
Come riportato dal quotidiano al-Araby al-Jadeed, sulla base dei video diffusi sul web, sono diversi che hanno assistito ad una mobilitazione sempre più calda, dal Cairo a Giza, Qalyubiyya, Fayyum, Minya e Qena, dove i gruppi di manifestanti hanno inneggiato slogan contro il capo di Stato egiziano, definendolo altresì un “nemico di Allah”, oltre a danneggiare e sequestrare veicoli blindati della polizia. Le forze dell’ordine, dal canto loro, sono state costrette ad intervenire, impiegando gas lacrimogeni e proiettili per disperdere la folla.
Secondo quanto riferito da al-Araby al-Jadeed, a piazza Tahrir, nel centro della capitale egiziana, sono stati dispiegati veicoli militari, con l’obiettivo di diffondere uno stato di paura tra i cittadini, nel quadro di una politica intimidatoria adottata più volta dalle forze del Cairo in caso di proteste. A detta di alcuni, ciò che il governo teme è un ritorno dei movimenti di protesta di massa, che vedono coinvolti cittadini “comuni e non politicizzati”, i quali potrebbero dar vita ad una nuova “rivoluzione”.
Il motivo scatenante delle proteste è la cosiddetta “legge di riconciliazione” in relazione alle disposizioni di al-Sisi volte a contrastare il fenomeno di abusivismo edilizio. In particolare, il presidente egiziano ha emanato, nel mese di gennaio, un’ordinanza con cui ha sancito la possibilità di trovare, entro sei mesi, un accordo con lo Stato che consentirebbe di costruire in aree illegittime, stabilendo, al contempo, la demolizione di tutti quegli edifici costruiti abusivamente e di cui non ne è stata comprovata la legittimità, tra cui numerose abitazioni.
La stragrande maggioranza dei cittadini che beneficia di alloggi considerati abusivi appartiene alle classi più povere, non in grado, quindi, di affrontare le spese richieste per evitare la demolizione della propria abitazione, spesso pari al 100% del prezzo di base dell’immobile. Inoltre, il popolo egiziano ha più volte lamentato le difficoltà legate alla procedura di riconciliazione, visto soprattutto il numero di documenti richiesti.
La disposizione ha provocato il malcontento della popolazione, la quale, prima del 20 settembre, ha iniziato a manifestare il proprio stato di agitazione sui social network, attraverso l’hashtag “Arrabbiati, egiziano”. Secondo il popolo egiziano, la misura di al-Sisi, oltre ad aver costretto molti ad evacuare, va contro la legge. Inoltre, si tratta di edifici costruiti nel corso degli ultimi dieci anni con l’approvazione di governatori, funzionari ed autorità competenti, mentre ora sono i cittadini a dover pagare il prezzo di una politica caratterizzata da “corruzione” e “tirannia”.
Potete seguirci sui seguenti Social Media:
Instagram: @parstodayitaliano
Whatsapp: +9809035065504, gruppo Notizie scelte
Twitter: RadioItaliaIRIB
Youtube: Redazione italiana
VK: Redazione-Italiana Irib
E il sito: Urmedium