Usa 2020: Georgia, l’ultima sfida per Trump
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WASHINGTON - I ballottaggi che si svolgeranno in Georgia il prossimo 5 gennaio per l’assegnazione dei due seggi senatoriali riservati allo Stato assumono, quest’anno, un valore particolare.
(last modified 2024-11-17T02:54:12+00:00 )
Dic 21, 2020 02:59 Europe/Rome
  • Usa 2020: Georgia, l’ultima sfida per Trump

WASHINGTON - I ballottaggi che si svolgeranno in Georgia il prossimo 5 gennaio per l’assegnazione dei due seggi senatoriali riservati allo Stato assumono, quest’anno, un valore particolare.

 Il 14 dicembre, con una solida maggioranza (306/232), il Collegio elettorale degli Stati Uniti ha ufficialmente eletto Joe Biden 46esimo Presidente del Paese, anche se la strada che porta al suo insediamento deve ancora passare dalla ratifica del voto da parte del Congresso, il prossimo 6 gennaio.

 Il voto legislativo dello scorso 3 novembre ha inoltre confermato ilcontrollo democratico sulla Camera dei rappresentanti, anche se con un margine di vantaggio ridotto di moltorispetto a quello ottenuto con il voto di midterm del 2018 (attualmente il rapporto è 222/212 con un seggio vacante;alla vigilia delle elezioni di novembre era 233/195 con cinque seggi vacanti).

 Un successo nei ballottaggi in Georgia è, quindi, ciòche manca al Partito democratico per completare il c.d. ‘clean sweep’ ed evitare la necessità di confrontarsi, per i prossimi due anni, con un Senato controllato da una maggioranza repubblicana.

Non si tratta di un compito facile. Per raggiugere la parità dei seggi al Senato e determinare una situazione di stallo in cui il voto del Vicepresidente diventerebbedecisivo, entrambi i candidati democratici devono vincere il proprio confronto.

Nelle elezioni di novembre,  Raphael Warnock, con il32,9% dei consensi, ha staccato ampiamente la rivale repubblicana Kelly Loeffler  (25,9%), penalizzata anche dalla dispersione del voto a favore del suo compagno di partito Doug Collins  (20,0%), mentre Jon Ossoff, con il 47,9% dei consensi, è stato sconfitto di misura dal candidato uscente, David Perdue, che con il 49,7% ha mancato di poco la rielezione al primo turno.

Le proiezioni, anche se tendenzialmente favorevoli ai candidati repubblicani, appaiono incerte, in particolare per quanto riguarda il confronto Warnock/Loeffler. 

Il fatto che la Georgia – che dal 1984 ha sempre votato il candidato repubblicano con la sola eccezione del 1992 – nelle elezioni presidenziali abbia scelto di premiare lo sfidante democratico (seppure con un margine di vantaggio minimo) contribuisce ad alimentare questa incertezza.

L’ombra dei risultati di novembre è destinata anch’essa a pesare.

Nonostante i riconteggi, le voci riguardo a possibili brogli rimangono e rischiano – secondo il comitato elettorale repubblicano – di riflettersi negativamente sulla partecipazione al voto di gennaio. 

Anche questo spiega come mai i vertici locali del GOP, negli ultimi giorni, abbiano perso chiaramente le distanze dalle dichiarazioni del Presidente riguardo alla non validità degli esiti della consultazione. 

Quella ad allontanarsi dalle posizioni trumpiane, considerate non più politicamente ‘paganti’, è una tendenza che sembra essersi rafforzata negli ultimi tempi che, se da una parte ha interessato anche figure di vertice dell’amministrazione come il Procuratore generale William Barr, dall’altra sembra essere diffusa soprattutto a livello degli Stati.

Ancora una volta, al centro della contesa c’è la questione del voto postale, che anche nel ballottaggio sembra destinato a svolgere una parte importante se è vero che, alla fine di novembre, erano state già presentate oltre 940.000 domande in tale senso a fronte di 1.322.529 presentate per le elezioni di novembre.

Sia Biden, sia Trump si sono mossi attivamente a sostegno dei rispettivi candidati. 

Il controllo del Senato è l’ultimo strumento a disposizione del Partito repubblicano per condizionare in modo significativo l’azione della nuova amministrazione; di contro, un Senato a maggioranza democratica offrirebbe a quest’ultima almeno due anni di agio per portare avanti la sua agenda, anche se non mancano i dubbi riguardo a quanto consenso il Presidente-eletto davverogoda dentro al suo stesso partito.

 In linea di massima, gli argomenti usati rispecchiano – nella forma e nei contenuti – quelli della campagna presidenziale.

È tuttavia probabile che, questa volta, essi pesino meno di quanto non abbiano pesato anovembre. Nelle scelte per il Congresso, la dimensione locale è, in genere, molto di più importante di quella nazionale  nell’orientare le scelte degli elettori, anche se non si può escludere che gli esiti del voto presidenzialeabbiano una ricadutaparticolare sulla sfida in corso. 

Quello che è certo è che si tratterà di una sfida tesa, in cui, una volta di più, il tema dell’‘America futura’ giocherà un ruolo centrale nel definire la posizione dei vari concorrenti.

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