2021 senza Trump
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WASHINGTON - Le operazioni protocollari per l'ingresso di Biden alla Casa Bianca vanno a rilento.
(last modified 2024-11-17T02:54:12+00:00 )
Dic 25, 2020 01:43 Europe/Rome
  • 2021 senza Trump

WASHINGTON - Le operazioni protocollari per l'ingresso di Biden alla Casa Bianca vanno a rilento.

La resistenza di Trump a lasciare le comode e amichevoli mura si deve al fatto che teme le indagini che lo riguardano, e questo rende l'uscita di scena del magnate uno degli spettacoli più indecorosi della storia istituzionale statunitense.

 Le accuse di brogli elettorali non sono state nemmeno riprese dal partito repubblicano, ma superano una soglia politica considerata insormontabile: la vendita al mondo del modello elettorale americano come assoluta affidabilità del voto - e quindi della democrazia versione USA.

Trump lascerà il 1600 di Pennsylvania Avenue e con lui la marmaglia che ha prosperato: questa è ancora la notizia più grande e migliore. Biden, invece, non entusiasma nessuno e di per sé non rappresenta una novità particolare per l'establishment americano, di cui è esponente riconosciuto; è piuttosto la partenza dei consulenti criminali di Trump che fa notizia.

Nei suoi rapporti con il continente latinoamericano, Biden cambierà il suo atteggiamento (non la sua linea politica). Non si tratterà solo di buone maniere, ridurrà la veemenza ideologica fascista che ha caratterizzato il rapporto con la parte progressista dell'America Latina negli ultimi 4 anni.

Basti ricordare il discorso del recente eletto Trump contro Venezuela, Cuba, Bolivia e Nicaragua, pronunciato non a caso a Miami, presso la sede di “Alpha 66”, una delle peggiori organizzazioni terroristiche della lobby mafiosa cubano-americana. Non si può biasimarlo per incoerenza: ha dichiarato guerra ai Paesi socialisti e lo ha fatto con una serie di misure volte a seppellire le loro possibilità di sviluppo economico, commerciale e di approvvigionamento, così come con il colpo di Stato in Bolivia e i tentativi di colpo di Stato in Nicaragua e Venezuela, con il disgustoso e criminale accerchiamento di Cuba.

La sostanziale novità nel cambiamento di amministrazione risiederà quindi nella fine della delega della politica statunitense in America Latina a Miami: la lobby terroristica di Miami farà ritorno a Miami. Dopo aver visto l'uscita di John Bolton, la Casa Bianca sarà abbandonata da Mike Pence, uno dei peggiori nazi-evangelici, che via Twitter nominò Juan Guaidò presidente del Venezuela; da Elliot Abrams, criminale di guerra già condannato per i massacri in Guatemala e Iran-gate negli anni Ottanta; da Mike Pompeo - nazista convinto che ha ispirato l'assassinio del generale iraniano Qasem Soleimani e sostenitore del terrorismo di Stato israeliano; da Ted Cruz, che è stato per loro il riferimento politico, dai gruppi segregazionisti e suprematisti del Ku-Klux-Klan e degli uomini d'affari legati alla lobby mafiosa cubano-americana (FNCA) della Florida. Insomma, l'arrivo di Biden alla Casa Bianca, non porterà necessariamente un'aria nuova ma certamente più pulita. Non ci saranno svolte politiche nel rapporto tra l'impero e il cortile di casa ma, almeno, non vedremo i rifiuti frustrati di ogni rivoluzione, vera e propria spazzatura degli stessi Stati Uniti, a sviluppare la linea USA sul continente.

Il Gruppo di Lima e l'OSA, i due soggetti attivi che dall'interno del continente hanno sostenuto il progetto di "riconquista" dell'America Latina dagli Stati Uniti, sono in stato  comatoso. Il Gruppo di Lima non può più firmare un solo documento, poiché Messico, Argentina e Bolivia sono contrari a qualsiasi risoluzione. L'OSA, dal canto suo, non  recupera l'immagine indecente della partecipazione al colpo di stato boliviano.

La prova di un possibile diverso atteggiamento della nuova amministrazione si vedrà nei prossimi mesi, quando avrà inizio la campagna elettorale, e alla fine del 2021, quando il Nicaragua tornerà alle urne. Il sandinismo vede crescere la sua approvazione e ha nell'attuale formula presidenziale la prossima candidatura, la destra è ancora sparpagliata e declinata in mille sigle. Questo non dipende certo dalla ricchezza ideologica e culturale, è solo un'articolazione di interessi in cui regnano ambizioni personali, famiglie, raggruppamenti di vario genere, ognuno dei quali rivendica un proprio diritto di nascita, una propria linea politica e, soprattutto, chiede i finanziamenti dall'estero. Grazie a questi vivono da ricchi e non vogliono rinunciarvi, è il loro core business: non ricevono denaro per essere oppositori, diventano oppositori per ricevere denaro.

L'ala destra si presenta con una disputa permanente, senza leadership, senza strategia, senza contenuti e con un consenso limitato che dovrebbe sfidare un sandinismo mai così vivo e forte e una leadership straordinaria come quella del presidente, il comandante Daniel Ortega. La percezione di una sconfitta certa gli è chiara. Allora, affronteranno lo shock o si ritireranno con il pretesto che non ci sono le condizioni per affrontarlo?