Usa: Graham si batte per Trump in Senato, McConnell apre all’impeachment
WASHINGTON-Il Partito repubblicano al Senato sembra dividersi sul processo di impeachment nei confronti del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, dopo il via libera votato ieri dalla Camera dei rappresentanti.
La risoluzione, approvata da una maggioranza di 232 deputati con il sostegno di dieci repubblicani, non arriverà alla camera alta del Congresso prima del 19 gennaio prossimo. Lo riporta l'agenzia Nova. Con ogni probabilità, quindi, i senatori saranno chiamati a votare sull’accusa di “incitamento all’insurrezione” nei confronti di un presidente che ha già terminato il proprio mandato. Il processo potrebbe tuttavia portare all’interdizione dai pubblici uffici di Trump, che come dimostrato anche dall’ultimo sondaggio condotto dall’istituto Ipsos e dal portale d’informazione politica “Axios”, continua a godere del favore di una buona fetta dell’elettorato repubblicano. Questo mette in una posizione scomoda i senatori repubblicani, con i cosiddetti “istituzionalisti” tentati dall’opportunità di “riprendersi il partito” ma preoccupati dai danni in termini di consenso che tale operazione potrebbe provocare.Tali dubbi sono esemplificati dalla posizione di Mitch McConnell, il leader dei Repubblicani al Senato. In una lettera inviata ieri ai senatori del suo partito, McConnell ha fatto sapere che deciderà la propria posizione solo durante il processo. Indiscrezioni di stampa, nelle ore precedenti, sostenevano invece che l’esponente del Kentucky avesse già deciso di votare a favore della condanna di Trump. “Nonostante la stampa sia piena di speculazioni, non ho ancora preso una decisione definitiva su come voterò e intendo ascoltare le argomentazioni legali che saranno presentati al Senato”, ha spiegato McConnell nella lettera. Il leader dei senatori repubblicani ha anche respinto la richiesta dell’omologo democratico Chuck Schumer per la convocazione di una sessione anticipata dell’aula, chiarendo che il processo non inizierà prima del 19 gennaio. “In ragione della storia, delle regole e dei precedenti del Senato nella gestione dei processi di impeachment presidenziali, non appare giusto né appropriato che il processo si concluda prima del giuramento del presidente eletto (Joe) Biden. Che inizi questa settimana, la prossima o ancora più tardi, il processo non terminerà prima che il presidente abbia lasciato il suo incarico. Questo è semplicemente un fatto”, ha spiegato McConnell.Assai diversa è la posizione di Lindsey Graham, considerato una delle voci più ascoltate dal presidente Trump. Pur avendo dichiarato la scorsa settimana di “averne abbastanza” del tentativo del presidente di sovvertire il risultato delle elezioni dello scorso 3 novembre, il senatore della Carolina del Sud sta premendo sui propri colleghi perché respingano le accuse nei confronti del capo della Casa Bianca. In una dichiarazione diffusa ieri, Graham ha criticato la leadership del Senato per aver accolto il procedimento di messa in stato d’accusa avviato dalla Camera, affermando che i vertici del Partito repubblicano “stanno peggiorando le cose”. La maggior parte dei senatori repubblicani sembra tuttavia ricalcare la posizione di McConnell e finora non ha preso posizione sull’impeachment. Per la condanna del presidente statunitense è necessaria una maggioranza di due terzi del Senato e, dunque, che 17 repubblicani si uniscano al voto dei democratici. Finora solo pochi senatori repubblicani si sono espressi in tal senso: tra questi Pat Toomey della Pennsylvania, Lisa Murkowski dell’Alaska e Ben Sasse del Nebraska.
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