L'Europa mostra i muscoli contro la Cina
Lo scorso 17 Marzo gli ambasciatori dell’Unione Europea, precedendo la formale approvazione da parte dei ministri degli esteri, hanno deciso sanzioni contro quattro funzionari cinesi e un Ente di quel Paese.
È la prima volta dai fatti di Tienanmen che l’Europa prende una posizione così drastica contro la Cina, anche se questa volta si tratta più che altro di un atto simbolico che si limita a sfiorare realmente il regime. L’accusa che motiva questa presa di posizione è di “genocidio culturale” nei confronti del popolo degli Uiguri, l’etnia maggioritaria nella regione nord occidentale cinese, lo Xinjiang. La reazione di Pechino non si è fatta attendere per bocca di Xu Guixiang, vice direttore della propaganda del Partito Comunista Cinese della Regione Autonoma (sic!) del Nord Ovest: “L’auspicio è che l’UE possa correggere il passo, altrimenti risponderemo”. Quanto deciso da Bruxelles segue provvedimenti simili già attuati da altri. I primi ad accusare Pechino furono gli Stati Uniti che nel giugno dello scorso anno avevano approvato il Uyghur Human Rigths Policy Act che esplicitava la continua violazione dei diritti umani nello Xinjiang da parte della Cina. Il Segretario di Stato Mike Pompeo (e confermato poche settimane fa dal suo successore Antony Blinken) aveva parlato apertamente di “genocidio e crimini contro l’umanità”. Anche il parlamento canadese e quello olandese hanno già approvato una mozione (all’unanimità) in cui, per descrivere quanto stesse accadendo in quella regione della Repubblica Popolare Cinese usavano il termine “genocidio”. Il parlamento canadese ha perfino approvato un emendamento che invita il Comitato Olimpico Internazionale a trasferire la sede delle olimpiadi invernali del 2022, previste a Pechino, “se il governo cinese continua in questo genocidio”. Che l’argomento sia considerato di una certa importanza politica è dimostrato dal fatto che anche durante il recentissimo incontro in Alaska tra i vertici americani e cinesi la questione è stata messa sul tavolo con forte evidenza mediatica. Detto per inciso, durante lo stesso incontro il vice segretario di stato USA Kurt Campbell, ha anche invitato i cinesi a smettere di “ricattare “l’Australia (vedi mio articolo precedente) se Pechino desidera veramente arrivare ad un miglioramento nelle relazioni bilaterali. Vale allora la pena di approfondire la storia dei rapporti tra i circa 12 milioni di Uiguri che vivono nello Xinjiang e il Governo centrale.
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