Pandemia, la scienza al servizio della propaganda anti cinese
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GINEVRA - La pubblicazione questa settimana del rapporto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) sull’origine della pandemia di Coronavirus ...
(last modified 2024-11-17T02:54:12+00:00 )
Apr 04, 2021 01:32 Europe/Rome
  • Pandemia, la scienza al servizio della propaganda anti cinese

GINEVRA - La pubblicazione questa settimana del rapporto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) sull’origine della pandemia di Coronavirus ...

ha prevedibilmente scatenato polemiche e accuse per il trattamento troppo remissivo che gli esperti incaricati dell’indagine avrebbero mostrato nei confronti della Cina.

Le critiche, spesso feroci, non si basano tuttavia sull’evidenza scientifica, ma rispondono, in maniera più o meno consapevole, a esigenze di altra natura, da collegare in sostanza al fallimento di tutto l’Occidente nel combattere efficacemente il virus, così come alla crescente rivalità strategica, economica, tecnologica e militare tra Washington e Pechino.

Alla stesura del rapporto dell’OMS hanno partecipato 34 scienziati di numerosi paesi, inclusi americani e cinesi. Tra la fine di gennaio e l’inizio di febbraio si sono concentrati sulla località di Wuhan, dove si presume sia iniziata l’epidemia. Al centro dello studio ci sono stati soprattutto i casi di COVID-19 riscontrati tra il dicembre del 2019 e il gennaio successivo.

Anche se non definitivo, il rapporto fissa alcuni paletti importanti, a cominciare da quelli relativi alla tesi della fuga del virus da un laboratorio di Wuhan. L’ipotesi, per quanto smentita da quasi tutti gli ambienti scientifici nell’ultimo anno, è stata comunque presa in considerazione dal team dell’OMS ed è stata giudicata alla fine “estremamente improbabile”.

Nel rapporto si legge che “non esiste traccia di virus collegati al SARS-CoV-2 in nessun laboratorio prima del dicembre 2019, né genomi la cui combinazione può dar vita a quello del SARS-CoV-2”.

La versione sostenuta dall’OMS è invece quella appoggiata da quasi tutta la comunità scientifica, cioè dell’origine animale, probabilmente da un pipistrello, e del passaggio a una o più specie intermedie prima di raggiungere l’uomo. Il luogo maggiormente indiziato per il trasferimento all’uomo è l’ormai famigerato mercato di animali Huanan di Wuhan, anche se non sono escluse altre ipotesi.

L’OMS spiega che due terzi delle circa 170 persone che avevano riferito sintomi nel dicembre 2019 erano entrate in contatto con animali vivi o morti nel periodo immediatamente precedente, ma il 10% di essi aveva anche viaggiato lontano da Wuhan.

I ricercatori cinesi avevano sequenziato il genoma del SARS-CoV-2 da alcuni individui di questo gruppo, scoprendo che otto di essi erano identici e si riferivano a persone che avevano frequentato il mercato Huanan. Questo risultato confermerebbe l’origine dell’epidemia in questo luogo.

Tuttavia, altri genomi rilevati nelle fasi iniziali erano leggermente diversi e non tutti collegati al mercato. Secondo il rapporto dell’OMS, ciò significa che il coronavirus poteva essersi diffuso “silenziosamente” in altre comunità, evolvendo nel frattempo e colpendo accidentalmente individui che avevano frequentato il mercato di Wuhan.

Secondo il virologo dell’Università di Sydney Eddie Holmes, citato dalla rivista Nature, un’altra possibilità è che l’origine sia da ricondurre a una fattoria o a un allevamento che riforniva di animali il mercato. Alcuni di questi ultimi, infettati con varianti leggermente differenti di SARS-CoV-2, sarebbero finiti a Huanan provocando infezioni multiple tra gli uomini.

In merito alle indagini sulla possibile fuga del virus dal laboratorio di Wuhan, il membro del team WHO Peter Daszak ha assicurato che i ricercatori che lavorano in questa struttura sono stati interrogati in piena libertà e hanno dato la loro totale collaborazione. Nel laboratorio nessuno del personale aveva anticorpi contro il SARS-CoV-2, rendendo improbabile che l’epidemia si sia diffusa nel corso di un esperimento finito male.

Nel laboratorio non era conservato inoltre nessun ceppo di virus simile al SARS-CoV-2. Lo stesso Daszak, che collabora con i ricercatori dell’Istituto di Virologia di Wuhan, ha affermato che “l’unica prova della fuga dal laboratorio è l’esistenza di un laboratorio a Wuhan.

 

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