'Niente immunità entro luglio', Così l'Ue manca gli obiettivi
Le parole pronunciate nel corso della scorsa settimana dal commissario alle politiche industriali Thierry Breton avevano dato nuovo coraggio alla popolazione ed agli imprenditori europei, speranzosi che le restrizioni e le criticità economiche generate dal passaggio della pandemia di coronavirus avessero una fine temporale: luglio 2021.
Tuttavia, nonostante gli enormi passi in avanti fatti nelle ultime settimane e una effettiva accelerazione dei ritmi vaccinali rispetto allo scorso mese non sembrano ancora essere abbastanza. E in questo modo, ad essere messe in pericolo non sono soltanto le speranze del settore turistico europeo ma anche le aspettative riguardanti una minore pressione sugli ospedali e di un appiattimento della curva dei decessi. Differentemente da quanto accaduto nel resto del mondo, in Europa i ritmi della campagna vaccinale sono andati sin dai primi giorni a rilento, sia a causa delle difficoltà di distribuzione sia per le forniture ridotte che sono sin da subito pervenute. E in modo particolare, a pesare sono stati diffusamente proprio i ridotti approvvigionamenti che hanno causato di riflesso delle campagne vaccinali ben meno importanti rispetto alle promesse. Una delle case farmaceutiche accusate maggiormente di aver dirottato le forniture verso altri Paesi è stata la britannica AstraZeneca, la quale in aggiunta è stata oggetto anche di critiche e stop alla somministrazione a causa degli effetti collaterali apparentemente prodotti dalla sua somministrazione. E se in modo generalizzato i Paesi dell’Unione avevano scommesso sulla casa anglo-svedese, ben cinque Paesi dell’Unione (Slovacchia, Lettonia, Estonia, Bulgaria e Croazia) si sono affidati ad essa in modo predominante, rifiutando parte delle forniture accordate dei vaccini Pfizer e Moderna, ritenuti eccessivamente costosi.
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