Sudan, 50 morti in scontri. Onu sospende gli umanitari
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KHARTOUM - E' salito a 50 vittime, con 132 feriti, il bilancio degli scontri avvenuti negli ultimi tre giorni nel Darfur, una delle 9 regioni sudanesi a ovest del Paese.
(last modified 2024-11-17T06:24:12+00:00 )
Apr 06, 2021 13:37 Europe/Rome
  • Sudan, 50 morti in scontri. Onu sospende gli umanitari

KHARTOUM - E' salito a 50 vittime, con 132 feriti, il bilancio degli scontri avvenuti negli ultimi tre giorni nel Darfur, una delle 9 regioni sudanesi a ovest del Paese.

I combattimenti hanno visto contrapposti gruppi armati arabi e gruppi rivali non arabi della comunità etnica dei Massali, nella capitale El-Geneina.

Il Consiglio di difesa del Sudan, la massima istituzione sudanese per la sicurezza, ha proclamato ieri sera lo stato d'emergenza e ha schierato truppe nella regione dove la situazione rimane tesa.

Secondo l'agenzia delle Nazioni Unite per gli affari umanitari, gli scontri sarebbero scoppiati dopo che uomini armati hanno ucciso a colpi d’arma da fuoco due persone dei Massali, ferendone altre due. Nell’offensiva che ne è seguita, una granata avrebbe colpito anche un campo profughi causando un incendio che ha distrutto diverse case. Colpita dagli spari anche un’ambulanza.

A causa delle violenze tutte le attività umanitarie sono state momentaneamente sospese, le strade bloccate.

A farne le spese oltre 700.000 persone. La città di El-Geneina è infatti il centro per la consegna degli aiuti in tutta la regione. Inoltre, aggiunge l'agenzia delle Nazioni Unite, un numero imprecisato di persone è fuggito dalle proprie case e si è rifugiato nelle moschee e negli edifici pubblici vicini. Gli scontri rappresentano una sfida ancora aperta per il governo di transizione del Sudan nello sforso di porre fine a decenni di ribellioni in aree come il Darfur.

All'inizio di quest'anno, la violenza tribale nelle province del Darfur occidentale e meridionale ha ucciso circa 470 persone e ha costretto alla fuga più di 120.000 persone, soprattutto donne e bambini, tra cui, secondo le Nazioni Unite, almeno 4.300 si sono rifugiate nel vicino Ciad.

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