Lavrov: la guerra in Donbass può e deve essere evitata
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Nella seconda parte dell’intervista rilasciata a Sputnik dal ministro russo degli Esteri Sergey Lavrov ha parlato di diversi temi tra cui l’eventualità di una guerra in Donbass, il motivo per cui Zelensky non contatta Putin e la disponibilità di Mosca a dialogare con l’attuale governo ucraino.
(last modified 2024-11-17T02:54:12+00:00 )
Apr 28, 2021 15:14 Europe/Rome
  • Lavrov: la guerra in Donbass può e deve essere evitata

Nella seconda parte dell’intervista rilasciata a Sputnik dal ministro russo degli Esteri Sergey Lavrov ha parlato di diversi temi tra cui l’eventualità di una guerra in Donbass, il motivo per cui Zelensky non contatta Putin e la disponibilità di Mosca a dialogare con l’attuale governo ucraino.

Lavrov ha altresì commentato le relazioni con la Repubblica Ceca, le ennesime accuse mosse nei confronti di Petrov e Boshirov e ha spiegato l’atteggiamento dell’Occidente al riguardo. Infine, sono state affrontate le questioni relative alla diffusione del vaccino russo contro il coronavirus e le prospettive di rifiuto della Russia dei sistemi di pagamento occidentali e dell’interruzione della dipendenza dal dollaro. — Un altro tema caldo è il Donbass. Dall’inizio dell’anno si è registrato un aumento delle tensioni. Dopo la chiamata di Biden a Putin, pare che la situazione si sia calmata. Personalmente ritengo che le garanzie militari che gli USA avevano assicurato all’Ucraina si sono rivelate un bluff. Ma gli scontri non cessano, si usano armi pesanti e vietate. Pare che questa pace non sia poi così diversa dalla guerra. Si fatica a trovare un equilibrio. Nel Donbass sono già mezzo milione i cittadini russi. Ci sarà una guerra? — Se questo dipende da noi e dai nostri soldati, la guerra può e deve essere evitata. Se invece consideriamo il punto di vista ucraino e di Zelensky, non mi metto a indovinare. Stando ai segnali esterni per lui l’importante è rimanere al potere ed è pronto a pagare qualsiasi prezzo, incluso assecondare i neonazisti e gli ultraradicali che continuano a chiamare terroristi i soldati nel Donbass. Ma che almeno i nostri colleghi occidentali si prendano la briga di analizzare il corso degli eventi dal febbraio 2014 ad oggi. Nessuno ha attaccato le altre regioni ucraine. Li hanno chiamati terroristi, hanno indirizzato su di loro inizialmente un’operazione antiterroristica, poi qualche missione di forze congiunte. Ma noi sappiamo di per certo che loro non vogliono assolutamente entrare in guerra con il regime di Kiev. Ai miei colleghi occidentali che hanno una visione molto viziata dei fatti a favore di Kiev ho detto più volte che esiste un quadro oggettivo degli eventi che i nostri giornalisti, di fatto dei corrispondenti di guerra, raccontano ogni giorno.

 

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