Sud Sudan: il presidente scioglie il Parlamento
Il presidente del Sud Sudan, Salva Kiir, ha sciolto il Parlamento, come previsto dall’accordo di pace, aprendo la strada alla nomina di rappresentanti delle fazioni precedentemente in guerra nel Paese.
L’8 maggio, il presidente ha sciolto il Parlamento e la nuova assemblea sarà formata a breve. “Ci vorrà tempo, non troppo a lungo”, ha riferito a Reuters il suo portavoce, Ateny Wek Ateny. Secondo l’accordo che ha posto fine alla guerra civile, il Parlamento deve essere ampliato da 400 membri a 550 e deve includere membri di tutte le parti dell’intesa.
Quando il Sud Sudan ha dichiarato la sua indipendenza dal Sudan, nel 2011, c’erano grandi speranze di pace e stabilità. In breve tempo, tuttavia, il Paese è scivolato nella violenza etnica, con le forze fedeli a Kiir che hanno iniziato, nel dicembre 2013, a combattere contro quelle fedeli a Machar, appartenente al gruppo etnico Nuer. Numerosi tentativi di pace sono falliti nel corso degli anni, incluso un accordo che aveva visto il leader dei ribelli tornare come vicepresidente, nel 2016, e poi rifuggire mesi dopo a causa di nuovi combattimenti.
La guerra civile sud-sudanese ha causato la morte di quasi 400.000 persone e provocato milioni di sfollati, dal dicembre 2013 al febbraio 2020, quando è stata firmata l’ultima intesa tra il governo e il movimento d’opposizione. La pressione internazionale è riuscita a fare in modo che, circa un anno fa, le parti firmassero un accordo di pace in base al quale, il 22 febbraio 2020, è stato istituito un governo di coalizione guidato da Kiir, con Machar come suo vice. Tuttavia, il nuovo esecutivo non è riuscito a realizzare molte riforme, tra cui il completamento dell’unificazione del comando dell’esercito, il potenziamento di una forza unificata e la ricostituzione dell’Assemblea legislativa nazionale di transizione.
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