La sorte dei migranti afghani legati agli Usa
L’attenzione di Mosca è spostata verso oriente e, nello specifico, in Asia centrale. “Stiamo seguendo con grande attenzione gli eventi in Afghanistan, dove la situazione tende ad aggravarsi rapidamente anche sullo sfondo del ritiro delle truppe americane e della NATO”, ha dichiarato nei giorni scorsi il ministro russo Sergey Lavrov.
Questi ha inoltre osservato che il presidente russo Vladimir Putin è in contatto con i capi di Stato della regione. Effettivamente negli ultimi giorni Putin a dialogato con 4 dei cinque leader delle repubbliche centroasiatiche. La settimana scorsa Putin ha telefonato al presidente del Turkmenistan, poi ha accolto a Sochi Nursultan Nazarbaev, di recente ha avuto una conversazione telefonica con i leader del Tagikistan e dell’Uzbekistan. Il leader della quinta repubblica centroasiatica, invece, il Kirghizistan, si recherà in visita in Russia a breve. I temi affrontati sono molto vari, ma ce n’è uno che ogni giorno diventa sempre più scottante e rilevante. Si tratta dell’Afghanistan, Paese nel quale sullo sfondo del ritiro delle truppe americane (completato per il 90%) sono ripresi gli scontri militari tra i talebani (che prima reggevano il Paese) e l’esercito delle attuali autorità di Kabul. Tre delle cinque repubbliche centroasiatiche non solo confinano con l’Afghanistan, ma nel Paese vivono anche cittadini tagiki, uzbeki e turkmeni.
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