Usa, Milley: ‘Telefonate a omologo cinese furono approvate dall’amministrazione Trump’
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WASHINGTON-Furono approvate dall’amministrazione dell’allora presidente Donald Trump le telefonate che il capo di Stato maggiore congiunto delle forze armate degli Stati Uniti, Mark Milley, effettuò all’omologo cinese Li Zuocheng tra l’ottobre del 2020 e il gennaio di quest’anno, per rassicurare Pechino dell’intenzione di Washington di non lanciare alcun attacco militare.
(last modified 2024-11-17T02:54:12+00:00 )
Set 29, 2021 06:11 Europe/Rome
  • Usa, Milley: ‘Telefonate a omologo cinese furono approvate dall’amministrazione Trump’

WASHINGTON-Furono approvate dall’amministrazione dell’allora presidente Donald Trump le telefonate che il capo di Stato maggiore congiunto delle forze armate degli Stati Uniti, Mark Milley, effettuò all’omologo cinese Li Zuocheng tra l’ottobre del 2020 e il gennaio di quest’anno, per rassicurare Pechino dell’intenzione di Washington di non lanciare alcun attacco militare.

Lo ha chiarito lo stesso generale nel corso della sua audizione alla commissione Servizi armati della Camera dei rappresentanti, citato dall’agenzia Nova, difendendosi così dagli attacchi ricevuti negli ultimi giorni dopo che le due telefonate sono state raccontate nel dettaglio dai giornalisti Bob Woodward e Robert Costa nel loro libro “Peril”. “Le chiamate del 30 ottobre e dell’8 gennaio sono state coordinate prima e dopo con gli uffici del segretario alla Difesa (Mark Esper prima e Christopher Miller poi)”, ha spiegato Milley. “So per certo – ha aggiunto il generale – che il presidente Trump non intendeva attaccare la Cina ed è mia diretta responsabilità comunicare gli ordini e le intenzioni del presidente. All’epoca il mio compito era di attenuare la tensione”. Il capo di Stato maggiore delle forze statunitensi ha anche rivelato di aver messo al corrente dell’esito della conversazione l’allora segretario di Stato Mike Pompeo e l’allora capo di gabinetto della Casa Bianca Mark Meadows poco dopo la telefonata dell’8 gennaio. Il generale ha ammesso di aver avuto un colloquio con la presidente della Camera dei rappresentanti, la leader democratica Nancy Pelosi, a proposito della possibilità di Trump di lanciare un attacco nucleare negli ultimi giorni della sua presidenza. Tuttavia, ha spiegato, “non ho mai cercato di cambiare o influenzare il processo, di usurpare l’autorità o di inserirmi nella catena di comando. Il mio compito è di dare un parere e di assicurarmi che il presidente sia sempre pienamente informato”.

 

 

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