Le conseguenze di Brexit, finora
BRUXELLES - L’uscita d'Inghilterra dall’Unione Europea, completata a gennaio, torna spesso sulle pagine dei quotidiani italiani ed europei per ragioni che quasi sempre hanno a che fare con la politica, che sia un nuovo compromesso con l’Unione sullo status dell’Irlanda del Nord o l’approccio del governo britannico guidato dai Conservatori verso le nuove istanze indipendentiste della Scozia.
Raramente si parla dell’impatto concreto che Brexit ha avuto in questi mesi e avrà nei prossimi anni. L’unica cosa su cui sono d’accordo quasi tutti gli analisti è che quest’impatto avrà una lunga durata: siamo appena all’inizio di una storia che proseguirà ancora per molto tempo. Lo si vede bene da una delle crisi più recenti che il Regno Unito ha dovuto affrontare nelle ultime settimane, cioè la carenza di autotrasportatori per rifornire sia la grande distribuzione organizzata sia i distributori di benzina. L’associazione di categoria degli autotrasportatori britannici ha spiegato che negli ultimi mesi circa 20mila autotrasportatori europei che lavoravano nel Regno Unito hanno lasciato il paese, quasi sicuramente per i timori di difficoltà burocratiche per via di Brexit. E già dai primi mesi del 2020 sono stati cancellati per via della pandemia circa 40mila test per ottenere la patente da autotrasportatore. In certi casi è più facile attribuire disagi del genere a Brexit. Nelle ultime settimane per esempio nel Regno Unito si sta parlando parecchio del fatto che nei giorni di Natale i supermercati potrebbero avere a disposizione pochissimi tacchini, un piatto tradizionale nei pranzi natalizi britannici. Nei primi mesi del 2021 erano circolate moltissime stime sulle conseguenze negative che Brexit avrebbe avuto per il Regno Unito nel breve-medio termine: erano dati che non negavano nemmeno i sostenitori di Brexit, convinti che i vantaggi si sarebbero visti solo nel lungo periodo. Secondo l’Ufficio per la responsabilità del bilancio (OBR), un’agenzia indipendente del governo britannico, il PIL britannico si è contratto dello 0,5 per cento nei primi quattro mesi del 2021 a causa della confusione e della riorganizzazione dovuta al nuovo accordo commerciale fra il Regno Unito e i paesi dell’Unione Europea, meno favorevole rispetto a quando il Regno Unito faceva parte dell’UE. Più di recente la Commissione Europea ha stimato che entro il 2022 il Regno Unito perderà il 2,25 per cento del PIL per via del nuovo accordo commerciale, mentre sempre secondo l’OBR sia le esportazioni sia le importazioni del Regno Unito sono destinate a calare del 15 per cento rispetto a un’eventuale permanenza all’interno dell’Unione Europea. Se i dati e le stime sugli scambi commerciali sono le più facili da calcolare perché si applicano a quantità misurabili – tonnellate di merci che transitano dentro e fuori dal Regno Unito – Brexit ha avuto e avrà conseguenze in centinaia di settori diversi, dall’educazione al mercato del lavoro passando dal calcio: sono tutte conseguenze più difficili da misurare. Nel corso del 2021 inoltre è diventato ancora più difficile stimare il suo impatto a causa della pandemia da coronavirus, che ha provocato una crisi economica e sociale in quasi tutto il mondo. «È estremamente difficile separare il fattore-Brexit dalla crisi economica generata dall’impatto dei lockdown», ha scritto di recente sul Guardian Anand Menon, che insegna Politiche europee al King’s College di Londra. Ma anche se la pandemia non fosse accaduta, osserva Menon, «l’impatto economico di Brexit era comunque destinato ad assomigliare più a una lenta puntura che a una botta improvvisa, e i suoi effetti più sottili di quanto una certa retorica anti-Brexit aveva anticipato».
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