Usa, la sconfitta dei democratici
Washington - Un fattore essenziale che ha pesato sulla sconfitta del Partito Democratico ...
è l’esaurimento della pazienza di molti per le misure restrittive anti-COVID, espressione in larga misura dell’irritazione diffusa per l’incapacità del governo di combattere in modo efficace e una volta per tutte la pandemia. Il candidato repubblicano Youngkin ha evidentemente cavalcato questi sentimenti, mentre il resto lo ha fatto il ricordo non esattamente entusiasmante del precedente mandato alla guida della Virginia di McAuliffe, già governatore tra il 2013 e il 2017.
Il Partito Democratico aveva peraltro messo del proprio in precedenza per consegnare la vittoria ai repubblicani. Nel 2019, il governatore uscente Ralph Northam era stato al centro di un duro attacco orchestrato da una parte del suo partito per un episodio del passato in cui si era presumibilmente travestito da afro-americano.
Northam ne era uscito fortemente indebolito, così come inevitabilmente lo stesso Partito Democratico, nonostante fosse riuscito a restare al suo posto, e l’episodio era servito a ribadire la fissazione dei leader democratici per le questioni di razza e di genere. Su questi temi, McAuliffe e il suo entourage hanno insistito anche nella campagna elettorale appena conclusa e, puntualmente, si è trattato di una scommessa perdente.
In presenza di problemi molto più pressanti, la maggioranza degli elettori della Virginia non ha nemmeno ritenuto di dover penalizzare Youngkin per gli appelli quasi apertamente razzisti della sua campagna.
In particolare, il governatore repubblicano in pectore aveva sollevato un polverone, quanto meno sulla stampa ufficiale, per un attacco contro la scrittrice afro-americana Toni Morrison e il suo romanzo premio Pulitzer “Beloved”. Questa vicenda solleva una serie di considerazioni valide probabilmente anche a livello nazionale, sia in previsione delle elezioni per il rinnovo di buona parte del Congresso di qui a dodici mesi sia delle presidenziali del 2024.
La strategia democratica e l’inerzia dell’amministrazione Biden sui temi economici e delle diseguaglianze sociali rischiano cioè di favorire la candidatura di Trump e il rafforzamento del suo ascendente sul Partito Repubblicano.
McAuliffe aveva cercato di denunciare l’identità di vedute tra Youngkin e Trump, anche se l’ex presidente non era stato particolarmente coinvolto nella campagna elettorale del candidato repubblicano.
Ma, chiaramente, il tentativo di agitare lo spettro di Trump non ha dato frutti e, anzi, la sconfitta democratica è stata subito sfruttata da quest’ultimo per rivendicare l’ottimo stato di salute di cui godrebbe il suo movimento populista e ultra-nazionalista.
Per spiegare il fallimento del Partito Democratico è utile aggiungere anche un’altra considerazione. Due questioni caldissime e di estremo rilievo per la situazione politica ed economica americana sono state infatti totalmente assenti dalla campagna elettorale nelle scorse settimane.
A giudicare dalla condotta dei candidati democratici in corsa per le varie cariche a livello statale e municipale, cioè, l’assalto al Congresso del 6 gennaio scorso fomentato o più probabilmente organizzato da Trump e dalla sua cerchia sarebbe ormai un dettaglio archiviato, nonostante i particolari incriminanti che continuano a emergere riguardo alle responsabilità del Partito Repubblicano.
Inoltre, il dilagare degli scioperi in molte grandi industrie americane e le rivendicazioni dei lavoratori non sono mai entrati seriamente nel dibattito democratico, anche se, ad esempio, proprio in Virginia nel corso del 2021 si erano verificate due massicce mobilitazioni dei dipendenti della Volvo, in buona parte in opposizione allo stesso sindacato automobilistico. Anche se mancano dodici mesi alle elezioni.
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