L'Ue ripiomba nell'ansia per la zavorra Covid sull'economia
BRUXELLES (Pars Today Italian) –– L’ospite più indigesto dal maledetto febbraio 2020 torna a ‘sedersi’ al tavolo della discussione di un vertice europeo.
Si tratta del Covid e il vertice dove il tema dell’odiato virus si ripresenta è l’Ecofin riunito oggi a Bruxelles. La paura della quarta ondata e gli effetti che potrebbe avere sull’economia in lenta ripresa diventa la preoccupazione principale dei ministri finanziari europei: più dell’inflazione sui prezzi delle materie prime in campo energetico, più dei colli di bottiglia di molti materiali che strozzano produzione, commercio, industria. “C’è un significativo allarme per l’economia”, spiega il ministro Daniele Franco dando conto ai giornalisti del summit di oggi. Dunque, a fronte di una economia in ripresa, che in Italia supera le stime di aprile (+6,1 per cento del Pil, a fronte del +4,5 per cento previsto), “l’elemento di incertezza” maggiore è la quarta ondata di pandemia. “Se ne è parlato a lungo - dice il titolare del dicastero di via XX settembre - c’è forte preoccupazione per l’entità dell’ultima ondata di contagi in crescita, in Italia a livelli più bassi di altri paesi ma comunque in crescita, in altri Stati molto più forte”. È su questa incognita che sbiadiscono le aspettative di ripresa, anche la stessa discussione sulle regole del Patto di stabilità e crescita, sospese per pandemia, assume un altro contorno. Difficile dire ora se si tratti di una cornice più ottimistica o pessimistica. Franco ribadisce la posizione italiana a favore di un allentamento delle regole fiscali. “Servono regole che assicurino la sostenibilità delle finanze pubbliche ma che non limitino gli investimenti necessari per rendere più competitive le nostre economie - sottolinea il ministro - la revisione delle regole tenga conto dell’impatto sugli investimenti”. Come si sa, al tavolo dell’Ecofin - e ieri all’Eurogruppo - le posizioni sono diverse, i frugali insistono per la conferma dell’attuale governance economica, ma c’è consapevolezza diffusa della necessità di allentare i dettami del rigore, ormai appartenenti ad altra epoca. A maggior ragione se la pandemia tornerà a minacciare seriamente la ripresa.
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