La reazione imperiale alla vittoria di Ortega
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Washington - Gli Stati Uniti hanno reagito con nervosismo alla loro sconfitta in Nicaragua.
(last modified 2024-11-17T02:54:12+00:00 )
Nov 10, 2021 04:10 Europe/Rome
  • La reazione imperiale alla vittoria di Ortega

Washington - Gli Stati Uniti hanno reagito con nervosismo alla loro sconfitta in Nicaragua.

Biden è uscito dal sarcofago per definire una pantomima il voto nicaraguense e l’Unione Europea ha reiterato un suo non riconoscimento come annunciato già da mesi addietro, quando le elezioni non erano ancora state convocate. Stesso copione del resto messo in scena con il Venezuela e stessa identica risposta ricevuta: il Venezuela non si è minimamente curato del non riconoscimento europeo e lo stesso farà il Nicaragua. Vivono sereni e felici anche senza la UE: l’impotenza del Vecchio Continente verso l’America Latina è fattore non risolvibile con i sogni frustrati di neocolonialismo.

A livello continentale la prima reazione statunitense è stata quella di ordinare alla Costa Rica di emettere un comunicato nel quale disconoscono il risultato elettorale nicaraguense. San Josè ha accettato con entusiasmo; non capita tutti i giorni che una tra le più corrotte classi politiche del continente, a guardia di una nazione economicamente nulla, militarmente inerte e politicamente insulsa, si trovi a sostenere un ruolo come fosse un Paese vero e non un segno della generosità della giurisprudenza internazionale.

E’ solo il primo passo dell’offensiva politica, diplomatica e commerciale che verrà scatenata contro il Nicaragua. Utilizzeranno la coperta lacera e abbastanza sudicia dell’OSA, metteranno in campo il Gruppo di Lima (detto il cartello di Lima per la provata dipendenza dai narcos di chi lo compone) e chiederanno a qualche ONG finanziate dalla USAID di ricordarsi di condannare. Si distingueranno i governi fascisti del Cono Sud, con in testa Colombia, Cile, Brasile e Uruguay, che diranno le stesse cose con tre sigle diverse Paesi singoli, gruppo di Lima e OEA) per sembrare di più. Mobiliteranno tastiere mercenarie di presunti giornalisti dei media vincolati agli USA ed al sistema finanziario internazionale, magari esibendo qualche cialtrone pentito, di quelli che da giovani si fingevano di sinistra per lavorare ed ora sono di ultradestra per non smettere di lavorare.

Sul piano politico-commerciale si possono prevedere messe in opera di un insieme di misure destinate a piegare il Nicaragua agli interessi statunitensi, ma sarà tutt’altro che facile ottenere il consenso della comunità internazionale, a maggior ragione sul piano regionale. Succede infatti che uno degli effetti della maledetta globalizzazione è che l’intreccio di interessi reciproci dei diversi attori rende, su scala locale come globale, di difficile realizzazione iniziative che solo ad alcuni giovano e solo ad altri danneggiano. L’intreccio di interessi reciproci fa sì che tutti abbiano da perdere in una crociata senza senso.

Dal canto suo Managua può contare su diverse frecce al suo arco. La prima è il suo ruolo fondamentale nella contenzione del narcotraffico e del traffico di esseri umani verso gli Stati Uniti. Lo stesso Pentagono ha più volte sottolineato come le forze armate nicaraguensi siano le migliori della regione tanto in generale come in particolare per i compiti di pattugliamento della sua quota di mar dei Caraibi e della parte interna, così come della repressione dei fenomeni criminali. Un venir meno della collaborazione nicaraguense sia bilaterale che in ambito SICA metterebbe in crisi l’assetto della sicurezza regionale, il commercio e l’import/export dell’emisfero tutto e della cooperazione che su diversi terreni caratterizza il processo di integrazione dell’area.

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