Minsk-Varsavia, lo sporco gioco sulla pelle dei migranti
Inchiodati alla frontiera. Al freddo glaciale, senza ripari. Usati come per ricattare l’Europa, o per biechi tornaconti interni. Sono i migranti in balia di due regimi che fanno spregio dei più elementari diritti umani.
Due gruppi di migranti sono riusciti a sfondare il recinto della frontiera fra Bielorussia e Polonia attraversando il confine: è quello che scrive l'agenzia polacca Pap, secondo diversi media tedeschi. Lo sfondamento è avvenuto nei due villaggi di Krynki e Bialowieza. Alla frontiera tra Polonia e Bielorussia, da giorni ci sono migliaia di migranti ammassati e che cercano di entrare in Europa; per l'Occidente è il regime di Lukashenko che li sta spingendo a sfondare i varchi e Varsavia ha accusato esplicitamente il presidente russo Vladimir Putin di aver orchestrato la crisi. Il ministro della Difesa polacco, Mariusz Baszczak, ha reso noto che già durante la notte ci sono stati molti tentativi di violare il confine con la Bielorussia: “Ci sono già 15mila uomini alla frontiera, soldati dell'esercito polacco. Il numero è stato aumentato e naturalmente, può essere aumentato ancora di più se necessario”. La Bielorussia ha accusato le forze polacche di aver picchiato alcuni migranti, nello specifico quattro persone di etnia curda, che tentavano di entrare nell'Ue, mentre aumentano le critiche nei confronti di Minsk per la “strumentalizzazione” dei migranti bloccati al confine. I quattro «sono stati arrestati in Polonia dove avevano cercato di chiedere protezione e status di rifugiato”, ha dichiarato in una nota il servizio delle guardie di frontiera bielorusse, diffondendo immagini che mostrano quattro uomini, alcuni con vestiti insanguinati e uno con tagli sulle mani, che si coprivano il viso. “A giudicare dalle numerose ferite sui corpi dei migranti, le forze di sicurezza polacche hanno maltrattato le persone e, usando la forza, le hanno spinte oltre una recinzione di filo spinato al confine con la Bielorussia”, si afferma nella nota. Le notizie che si inseguono di ora in ora danno conto di una situazione sempre più drammatica: almeno 50 sono i profughi arrestati dalle guardie di frontiera polacche, mentre in migliaia vagano per i boschi. Il governo polacco accusa Minsk di spingere migliaia di persone verso i confini del Paese, mentre il presidente bielorusso Lukashenko ha denunciato “il dispiegamento delle forze regolari polacche al confine”, sottolineando che il suo Paese “non si inginocchierà all'Ue”. “Usare migranti vulnerabili come parte di un attacco ibrido va al di là del disprezzo. L'Ue non accetterà alcun tentativo di strumentalizzare i migranti”, ha dichiarato nei giorni scorsi ieri Michel su Twitter, esprimendo “piena solidarietà” ai Paesi membri dell'Ue. “Piena solidarietà” a un regime, come quello al potere in Polonia, che sfida l’Europa un giorno sì e l’altro pure, che attacca i diritti delle donne, che criminalizza ogni forma di dissenso, che fa dell’oscurantismo clericale e dell’ultranazionalismo più reazionario una sua cifra identitaria. Un regime che pretende, come l’autocrate magiaro Viktor Orban, che l’UE finanzi un muro anti-migranti a Est. Intanto la Germania è tornata a sollecitare nuove sanzioni dell'Unione Europea contro la Bielorussia, il cui presidente Alexander Lukashenko sfrutta "senza scrupoli" i migranti mandandoli al confine con la Polonia. Lo ha detto il ministro degli Esteri tedesco Heiko Maas. "Sanzioneremo tutti coloro che sono coinvolti nel traffico mirato di migranti", ha annunciato Maas secondo il quale l'UE lavorerà per "estendere e rafforzare le sanzioni contro il regime di Lukashenko". "L'Unione Europea non può essere ricattata", ha aggiunto Maas.
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