Il muro della vergogna e le parole di verità
Le parole di verità sui migranti sequestrati tra Polonia e Bielorussia sono quelle scritte da Karima Moual in un bellissimo articolo su La Stampa.
“Non so come ci si possa sentire a tenere in trappola e al gelo, in uno spazio limitato di territorio al confine tra due Stati - Polonia e Bielorussia - una umanità di disperati, uomini, donne e bambini che fuggono dai loro Paesi di origine caduti in disgrazia e che chiedono solo speranza. Non siamo di fronte a un esodo di milioni di persone, ma a poche migliaia, eppure sembrano essere troppi per il moltiplicarsi degli egoismi sempre più avidi. Di sicuro, le immagini che ci arrivano dal confine polacco, ci rimandano una istantanea così autentica nella sua ruvidezza su che cosa abbia significato in questi anni, lasciar prosperare la narrativa contro i migranti senza mai affrontarla di petto, mettendoci la faccia e un po’ più di coraggio, per segnare in maniera netta il limite che c’è tra una civiltà illuminata, solidale, realista e tutto il resto. Che francamente, volendo anche approfondire e dare qualche senso alle varie ideologie di estrema destra esterne e nostrane - che soprattutto sui migranti hanno potuto indisturbati gonfiare il loro elettorato - non si trova uno straccio di prospettiva se non il ben studiato meccanismo che fa leva su paure e frustrazioni dei cittadini con i consumati slogan su fantomatici muri e chiusure, che dovremmo aver già imparato a capire come siano solo l’incipit della decadenza... Il problema è che quanto sta accadendo nel confine tra Polonia e Bielorussia, ci evidenzia che nel cuore dell’Europa e non in Libia o in Turchia, si è passati a un altro livello, non più tra partiti nazionali, ma tra Stati che minano alle fondamenta valoriali dell’Europa, nella prospettiva di una nuova stabilizzazione e posizionamento non certo allettante. I migranti, anche nel cuore dell’Europa, con cinismo diventano uno strumento di battaglia ricattatorio e troppo ghiotto per il proprio tornaconto personale. E non sono più un solo nervo scoperto dell’Europa, ma più sono passati gli anni senza alcun cambiamento concreto e più ci siamo trovati di fronte a una vera arteria visibile e facile da colpire. Aveva iniziato Muammar Gheddafi quando era in vita e ancora oggi Erdogan e perché non può farlo un Aleksandr Lukashenko? La trappola dove sono finiti iracheni, siriani e afghani, spinti dalla Bielorussia a forzare il confine mentre la Polonia li rimanda al mittente, è la fossa che si è scavata l’Europa, e se non cambia strategia rischia questa volta di caderci bruscamente. È il momento di tirare le somme sulle politiche di immigrazione, cambiare pagina, essere protagonisti nel fenomeno e smetterla di pensare di delegare altri nell’affrontarlo girando le spalle e pagando per non vedere la drammaticità di tale scelta. Ormai deve essere chiaro come la strada intrapresa sino a oggi sia fallimentare, perché non ha fatto altro che rafforzare gli avversari dell’Europa e non viceversa”. Nel frattempo e Come non bastasse, Varsavia ha cominciato a costruire un muro anti-migranti al confine con la Bielorussia. La recinzione, alta due metri e mezzo, avrà le stesse caratteristiche di quella costruita dall'Ungheria al confine con la Serbia nel 2015, ha detto il ministro della Difesa polacco, Mariusz Blaszczak. Blaszczak ha anche parlato di un maggiore impegno dell'esercito - che già schiera 900 militari accanto alle guardie di frontiera, lungo i 400 km del confine - nella zona. A quel confine, ora segnato in lunghi tratti dal filo spinato - denuncia la Polonia - arrivano già molti migranti asiatici e mediorientali, che premono anche su Lituania e Lettonia. Secondo Varsavia, 1.935 persone hanno tentato di entrare sul suo territorio la scorsa settimana: 1.175 sono stati respinti e 760 sono finiti nei centri per i migranti polacchi.
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