Sudan,  saccheggiato deposito Onu: oltre 700mila senza cibo
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Khartoum - Nel paese crescono le proteste contro il governo militare golpista e le violenze.
(last modified 2024-11-17T02:54:12+00:00 )
Dic 31, 2021 04:25 Europe/Rome
  • Sudan,  saccheggiato deposito Onu: oltre 700mila senza cibo

Khartoum - Nel paese crescono le proteste contro il governo militare golpista e le violenze.

Il Segretario generale dell’Onu, António Guterres, ha condannato fermamente «i continui saccheggi e attacchi contro le strutture, le attrezzature e le forniture delle Nazioni Unite donate alle autorità sudanesi per uso civile a El Fasher, nel Darfur».

Come ha spiegato in un briefing con la stampa il portavoce del segretario generale, Stéphane Dujarric,  «La sera del 28 dicembre 2021 è stata attaccata anche una struttura del World Food Programme (WFP). Sono state saccheggiate oltre 1.900 tonnellate di prodotti alimentari che avrebbero dovuto sfamare 730.000 persone vulnerabili per un mese».

Attualmente, in Sudan una persona su tre, circa 14,3 milioni di esseri umani, ha bisogno di assistenza umanitaria.

Il 25% di queste persone ha bisogno di sicurezza alimentare e mezzi di sussistenza.

Il saccheggio, eseguito da milizie armate non identificate ma ben attrezzate, è avvenuto mentre il WFP, l’agenzia Onu Premio Nobel per la Pace 2020 colpita, deve far fronte a «carenze di fondi senza precedenti, stimate in 358 milioni di dollari» e mentre in Sudan non cessano le proteste contro i militari golpisti e i loro complici civili. All’inizio di dicembre,  migliaia di persone sono scese in piazza per celebrare il terzo anniversario della rivolta che nell’aprile 2019 ha portato al rovesciamento del presidente Omar al-Bashir, che aveva governato per 30 anni, prima con un golpe militare e poi con continue frodi elettorali e repressione. I manifestanti che si sono diretti verso il palazzo presidenziale hanno anche protestato contro il colpo di stato militare di ottobre e contro l’accordo politico firmato il 21 novembre tra i militari golpisti e alcuni collaborazionisti.  

Allora, le Agenzie Onu avevano espresso  «Profonda preoccupazione  per i  rapporti credibili di gravi violazioni dei diritti umani, compreso l’uso di stupri e stupri di gruppo di donne e ragazze,  impiegate per disperdere i manifestanti».

 

 

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