Per i vaccinati la COVID-19 è un’altra cosa
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Nelle ultime settimane milioni di persone in Italia hanno avuto un’infezione da coronavirus, in molti casi non se ne sono accorte o hanno avuto sintomi molto lievi, specialmente se si erano vaccinate da poco o avevano ricevuto la dose di richiamo. Per i vaccinati, la COVID-19 di oggi è molto diversa e in parte meno preoccupante rispetto alla malattia di un paio di anni fa.
(last modified 2024-11-17T02:54:12+00:00 )
Gen 12, 2022 18:53 Europe/Rome
  • Per i vaccinati la COVID-19 è un’altra cosa

Nelle ultime settimane milioni di persone in Italia hanno avuto un’infezione da coronavirus, in molti casi non se ne sono accorte o hanno avuto sintomi molto lievi, specialmente se si erano vaccinate da poco o avevano ricevuto la dose di richiamo. Per i vaccinati, la COVID-19 di oggi è molto diversa e in parte meno preoccupante rispetto alla malattia di un paio di anni fa.

Il cambiamento, piuttosto marcato, è stato reso possibile appunto dai vaccini e dalla diffusione della variante omicron, estremamente contagiosa ma con una minore capacità di causare sintomi gravi nella popolazione vaccinata. Di COVID-19 si continua comunque a morire e alcuni ospedali sono in affanno per l’alto numero di ricoveri, soprattutto di persone non vaccinate. Rischio e protezione I dati forniti periodicamente dall’Istituto superiore di sanità (ISS) confermano che i vaccini faticano a prevenire l’infezione, ma offrono una forte protezione dalla malattia. Ciò fa sì che il rischio di essere ricoverati per COVID-19 in ospedale sia 12,6 volte superiore per un non vaccinato rispetto a una persona che abbia completato il ciclo vaccinale al massimo da quattro mesi; il rischio è invece di 19,6 volte superiore per chi non è vaccinato rispetto a chi lo è e ha ricevuto anche la dose di richiamo. Flourish logoA Flourish chart Il rischio relativo per i non vaccinati di essere ricoverati in terapia intensiva è 23,1 volte più alto rispetto ai completamente vaccinati da meno di quattro mesi, e di 25,7 volte rispetto ai vaccinati con dose di richiamo. I vaccini mostrano inoltre di mantenere un’alta protezione anche tra chi li ha ricevuti da più di quattro mesi, con un rischio di ricovero in terapia intensiva di 15,4 volte inferiore rispetto ai non vaccinati. Per quanto riguarda i decessi, il rischio relativo per le persone non vaccinate è di 11,3 volte superiore rispetto a chi ha terminato il ciclo vaccinale da meno di quattro mesi, e di 26,2 volte superiore rispetto a chi ha ricevuto il richiamo. In generale, in questa fase la COVID-19 appare sotto vari aspetti meno preoccupante rispetto a quanto potesse apparire nel 2020. Da un lato la variante omicron sembra causare sintomi più lievi se confrontata con precedenti varianti come la delta, dall’altro i vaccini stanno dando un contributo enorme nel limitare i casi di malattia grave, che come abbiamo visto si possono comunque verificare (ci sono molte variabili e siamo fatti tutti diversamente). Oggi, nella maggior parte dei casi, per i vaccinati ammalarsi di COVID-19 equivale ad avere i sintomi di un raffreddore o di una lieve influenza. Vengono di solito segnalati naso che cola e congestione nasale, mal di gola, mal di testa, talvolta tosse e febbre. La fase più acuta dura un paio di giorni e di solito in meno di una settimana i sintomi svaniscono senza lasciare conseguenze. COVID-19, influenza, raffreddore Grazie soprattutto ai vaccini, l’esperienza per la maggior parte delle persone è quella di una malattia fastidiosa e simile a quelle tipiche della stagione fredda, ma questo non significa che ora la COVID-19 sia un’influenza, come qualcuno ha suggerito in questi giorni. È una malattia con un tasso di letalità più alto dell’influenza, che si diffonde molto più rapidamente e verso la quale la popolazione non ha ancora sviluppato difese immunitarie adeguate, essendo stata esposta al coronavirus che la causa da appena due anni e parzialmente (ci sono ancora molte persone che non hanno né contratto il coronavirus né hanno ricevuto il vaccino). Avendoci a che fare da molto più tempo rispetto alla COVID-19, tendiamo a vedere l’influenza come una malattia poco grave e che passa dopo qualche giorno senza lasciare particolari strascichi. In realtà, l’influenza è da sempre la causa di numerosi decessi ogni anno, con ondate che si rivelano più o meno violente a seconda dei virus influenzali in circolazione e della capacità dei vaccini antinfluenzali – che devono essere ricalibrati ogni anno – di contrastare la loro diffusione. Stimare gli effetti dell’influenza sulla popolazione è difficile, perché per motivi pratici i casi non vengono tracciati singolarmente come si sta cercando di fare da un paio di anni con la COVID-19, e a ragione considerata la sua maggiore pericolosità. Nella maggior parte dei paesi, compresa l’Italia, gli andamenti sono valutati su base statistica, grazie alle segnalazioni di un campione di medici di famiglia e degli ospedali sul territorio nazionale.

 

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