Turchia, clima di incertezza
Ankara - "Gli aerei hanno volato tutta la notte sulle nostre teste, sembrava che sparassero alle case. Le vetrine dei negozi vicino al mio appartamento sono rotte e proprio ora sento passare delle camionette con persone armate.
Alle 9 si sentivano ancora sparatorie in città ma potrebbero essere anche spari celebrativi. Sicuramente ci sono ancora sacche di resistenza qua e là, anche perché questi golpisti combatteranno fino alla morte. Verso le 7:30 è stato ripreso il controllo del comando generale della Jandarma che è vicino all'epicentro dei combattimenti, a fianco al Parlamento. So che verso le 6 è stato bombardato un gruppo di ribelli che erano ancora fuori il palazzo presidenziale. La situazione è davvero pericolosa, soprattutto per noi occidentali. Solo ad Ankara si parla di una settantina di vittime, un bilancio che non credo sia eccessivo". Piero Castellano, fotoreporter che da cinque anni vive ad Ankara, racconta a LaPresse quello che sta succedendo nella 'sua' città dopo il tentativo di golpe fallito. Castellano è originario della Penisola sorrentina (Napoli) e ha scelto di vivere in Turchia per lavorare come giornalista nonostante le difficoltà. Già il 31 maggio del 2014, durante una manifestazione anti Erdogan era rimasto ferito da un candelotto lacrimogeno.
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