Reagire alla crescita (incompiuta) dell’Europa (prima parte)
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Eurogruppo e l’Ecofin dei giorni scorsi non sembra abbiano trattato ufficialmente né della questione bancaria né della debole crescita europea alla quale è riservato solo un accenno senza neppure esaminare il recentissimo parere annuale dell’Fmi sulla Eurozona.
(last modified 2024-11-17T02:54:12+00:00 )
Lug 17, 2016 02:43 Europe/Rome
  • Reagire alla crescita (incompiuta) dell’Europa (prima parte)

Eurogruppo e l’Ecofin dei giorni scorsi non sembra abbiano trattato ufficialmente né della questione bancaria né della debole crescita europea alla quale è riservato solo un accenno senza neppure esaminare il recentissimo parere annuale dell’Fmi sulla Eurozona.

Pur sperando che i colloqui informali siano stati più incisivi bisognava stare di più sui temi della crescita di cui tratteremo qui anche in base al parere del Fondo.

Attenzione hanno invece avuto Spagna e Portogallo per decidere se avviare una procedura sanzionatoria delle loro infrazioni alle prescrizioni sul deficit della Commissione Europea. Entrambe i temi intersecano le politiche di bilancio su cui pure è bene riflettere anche in relazione all’Italia.

Eurozona e Fmi. L’Eurogruppo, considerando le politiche di bilancio in base ai programmi nazionali di stabilità degli stati della Uem e accennando anche a Brexit, ha concluso che le iniziali turbolenze sui mercati si stanno placando ma che l’incertezza rimane alta specie tra gli investitori. Il presidente dell’Eurogruppo Dijsselbloem giudica le politiche di bilancio solide e pro-crescita prefigurando un passaggio da politiche espansive del 2016 a neutrali per il 2017. Per accelerare la crescita sottolinea la necessità di riforme strutturali e del sistema bancario nonché un rilancio degli investimenti soprattutto rimuovendo gli ostacoli strutturali e regolamentari (efficienza della pubblica amministrazione, contesto imprenditoriale, strozzature settoriali).

 

In definitiva non si percepisce un’urgenza innovativa ben diversamente dalle valutazioni dell’Fmi di qualche giorno prima. Infatti per il Fondo aumentano i rischi di rallentamento della Uem con previsioni di crescita quinquennali mediocri all’1,5% medio annuo. Rischi politici (post-Brexit, immigrazione, sicurezza anti terrorismo) e rischi economico-finanziari (bassa crescita e inflazione, alta disoccupazione, fragilità bancaria), in assenza di forti ammortizzatori, rendono molto fragile la Uem.

Le raccomandazioni dell’Fmi sono ben più incisive delle autovalutazioni dell’Eurogruppo. Per spingere la crescita e la produttività il Fondo chiede sia di aumentare la complementarietà tra politiche monetarie (che vengono apprezzate con qualche caveat) e politiche economiche unitarie sia di favorire la convergenza tra gli Stati con surplus di bilancio (per noi: Germania) che devono investire di più e Stati con deficit che devono rispettare i vincoli di bilancio ma anche proseguire (incentivati) con riforme strutturali e riduzione della tassazione su fattori di produzione per aumentare la produttività (per noi: anche Italia). Netta è la richiesta sia di una espansione di progetti di investimento euro-centrati (per noi: non basta il Piano Juncker) o di fondi per progetti comuni (per noi: Eurobond) sia del completamento dell’unione bancaria con l’assicurazione comune sui depositi (per noi: basta opposizione tedesca).

Fonte: ilsole24ore.com