Reagire alla crescita (incompiuta) dell’Europa (seconda parte)
L’Fmi è dunque critico e preoccupato per l’Eurozona, non perché disconosca i suoi successi ma perché si aspetta che da una delle più importanti economie mondiali ...
venga di più per la geo-crescita e la geo-stabilità per la quale non basta la complessità delle prescrizioni fiscal-finanziare, che per il Fondo vanno semplificate.
Portogallo e Spagna. Di questa complessità (e minacciosità) procedurale senza effetti (salvo quelli reputazionali) troviamo un esempio nelle decisioni di Ecofin che ha avviato la procedura per disavanzi eccessivi di Portogallo e Spagna. Difficile che ciò accada alla fine della trattativa tra Commissione, Ecofin e i due Paesi citati.
Il Portogallo chiese un programma di assistenza internazionale nell’aprile del 2011 ottenendo prestiti per 78 miliardi (in parti eguali) da due Fondi istituzionali europei e dall’Fmi. Nel contempo, oltre alle prescrizioni della Troika (Bce, Commissione, Fmi), le istituzioni europee chiesero di avviare una riduzione del rapporto del deficit sul Pil entro il 2013. Data poi spostata al 2014 e al 2015, anno nel quale Lisbona avrebbe dovuto arrivare a un rapporto del 2,5% mentre si è fermata al 4,4%. Ecofin si sofferma su questi dati dove al miglioramento dovuto soprattutto al calo degli interessi e alla ripresa della crescita si è associato un peggioramento (per l’1,4% del Pil pari a 2,2 miliardi di euro) per il salvataggio di una banca detenuta per il 60,5% dallo Stato.
La Spagna ha una vicenda ancora più lunga che inizia nel 2009 quando le istituzioni europee stabilirono che doveva corregge il deficit sul Pil entro il 2012. Di proroga in proroga siamo arrivati al 2015 (deficit al 5,1% contro la prescrizione di 4,2%) e al 2016 (deficit previsto al 3,9% contro la prescrizione del 2,8%). In aggiunta la Spagna ha ottenuto dal Fondo salva Stati europeo (Esm) un prestito per ricapitalizzare le sue banche fino a 100 miliardi dei quali ne ha utilizzati circa 40.
Adesso le istituzioni europee pensano di multare (con sanzioni fino allo 0,2% del Pil) Portogallo e Spagna per le violazioni delle prescrizioni sul deficit ma la storia dice che più di un centinaio di passate violazioni di Paesi membri rispetto al rapporto al 3% del deficit sul Pil non hanno portato a sanzioni!
Conclusioni per l’Italia. Non obiettiamo alla tolleranza delle istituzioni europee per il Portogallo e la Spagna che, pur beneficiate di sostanziosi prestiti, hanno violato le prescrizioni di deficit e avuto nella crisi enormi aumenti del debito sul Pil (circa 60 punti percentuali ciascuno ovvero il doppio dell’incremento italiano). Ripetiamo però che l’Italia ha sbagliato a non chiedere nel 2011 e 2012 il sostegno dei Fondi salva Stati europei per il suo sistema bancario. Anche perché da allora il rigore ce lo siamo applicato da soli ricevendo poi dalle istituzioni europee un po’ di flessibilità solo dal 2014 al 2016. Le riforme in Italia vanno proseguite per l’efficienza del sistema Paese senza accettare però il ritornello che siamo il problema dell’Eurozona, dove i problemi sono tanti anche per la mancanza di una forte politica di investimenti comunitari, come pure argomenta l’Fmi.
Fonte: ilsole24ore.com