Senza i barili iraniani Brent a 115 dollari
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Il petrolio vira al ribasso dopo il rimbalzo di questa mattina. Ieri era sceso all'annuncio delle sanzioni di Ue e Usa alla Russia per l'invasione dell'Ucraina.
(last modified 2025-11-02T07:43:40+00:00 )
Feb 25, 2022 18:06 Europe/Rome
  • Senza i barili iraniani Brent a 115 dollari

Il petrolio vira al ribasso dopo il rimbalzo di questa mattina. Ieri era sceso all'annuncio delle sanzioni di Ue e Usa alla Russia per l'invasione dell'Ucraina.

Il Brent, che alla vigilia ha superato quota 100 dollari al barile, per la prima volta dal 2014 poiché la produzione petrolifera russa rappresenta circa il 10% della fornitura mondiale di petrolio, per poi scendere a 94, ora cala di un altro -0,28% a 95,15 dollari al barile e il Wti dello 0,22% a 92,61 dollari al barile. "L'invasione russa dell'Ucraina ha dato un nuovo slancio ai prezzi, poiché ci si aspetta che le ripercussioni del conflitto sull'offerta globale di petrolio aggraveranno la carenza di forniture", ha affermato Ricardo Evangelista, analista Senior di ActivTrades. Anche se la situazione militare sul terreno dovesse calmarsi, "la disputa tra Russia e potenze occidentali sembra destinata a durare a lungo e le esportazioni russe di petrolio probabilmente ne risentiranno. In uno scenario del genere, è probabile che il prezzo del barile rimanga elevato e rimanga sopra la soglia di 100 dollari per il prossimo futuro", ha previsto Evangelista. In risposta all'ingresso delle truppe russe in Ucraina, l'amministrazione statunitense ha reagito con un altro misurato pacchetto di sanzioni: in particolare altre quattro banche russe sono state inserite nell'elenco SDN (tra cui VTB, la seconda banca russa per dimensioni) e sono state imposte restrizioni all'esportazione di tecnologie chiave. "È importante sottolineare che la fornitura di energia è stata risparmiata. In assenza di una soluzione alle tensioni in Ucraina, è probabile che le sanzioni da parte degli Stati Uniti e dei suoi alleati europei vengano ampliate per portata e intensità", hanno detto gli esperti di JP Morgan che continuano a prevedere un lungo periodo di elevate tensioni geopolitiche e premio per il rischio elevato su tutte le materie prime con esposizione alla Russia. Riflettendo il premio per il rischio più elevato, lo scenario base degli esperti di JP Morgan prevede che il prezzo del Brent raggiunga 110 dollari al barile nel secondo trimestre di quest'anno, 100 nel terzo e 90 nel quarto, con la possibilità che i prezzi salgano fino a 120 dollari al barile, a seconda dello stato del conflitto. Per altro la Russia è sempre stata un fornitore affidabile di petrolio e, anche al culmine della Guerra Fredda, l'Unione Sovietica non ha chiuso le esportazioni di petrolio. "Le cose potrebbero essere diverse ora. Se il mercato inizia a valutare una probabilità che la Russia sia disposta a utilizzare le sue esportazioni di petrolio per esercitare pressioni sull'Occidente, indipendentemente dal danno che potrebbe arrecare alla sua reputazione di fornitore affidabile, sono a rischio 2,9 mbd di esportazioni di greggio russo verso l'Europa e gli Stati Uniti", hanno avvertito. Queste esportazioni comprendono i volumi verso l'Europa nord-occidentale (1,6 mbd), il Mediterraneo (0,4 mbd), l'Europa orientale (0,75 mbd) e gli Stati Uniti (0,2 mbd). Circa la metà dei volumi viene inviata attraverso l'oleodotto Druzhba in Bielorussia, Polonia, Germania, Slovacchia, Ungheria e Repubblica Ceca. Un'altra metà viene consegnata in Europa via mare, il che offre a Mosca una maggior flessibilità per reindirizzare il petrolio verso est. La Russia ha esportato circa 1,4 mbd di greggio in Asia lo scorso anno, attraverso il sistema di gasdotti dell'Oceano Pacifico della Siberia orientale (ESPO) e le esportazioni via acqua. 1 mbd dei volumi europei potrebbe essere dirottato verso la Cina data la limitata capacità di esportazione verso est. Le tariffe delle petroliere dal Baltico russo sono aumentate di oltre 100.000 dollari al giorno oggi, il prezzo più alto dal 2013. "La Cina è il jolly in questo scenario. Il paese potrebbe scegliere di acquistare 1 mbd in più di petrolio russo con un forte sconto e immagazzinarlo senza apportare modifiche ai suoi acquisti sul mercato oppure potrebbe ridurre gli acquisti in modo proporzionato liberando fino a 1 mbd di fornitura al mondo da altre fonti", hanno ipotizzato a JP Morgan. L'amministrazione statunitense ha annunciato oggi che sta lavorando con l'AIE per il rilascio di petrolio dalle riserve strategiche globali, se le condizioni lo richiedono. L'ultimo grande rilascio è stato nel 2011, quando l'amministrazione Obama e i suoi partner nell'AIE hanno annunciato il 24 giugno il rilascio di 60 milioni di barili in risposta alle interruzioni della fornitura di petrolio greggio in Libia. 30,6 milioni sono stati consegnati entro la fine di agosto 2011, con l'intero processo che ha richiesto 68 giorni. Più cruciale per gli equilibri è il ritorno dell'offerta iraniana. Anche se le relazioni bilaterali si sono inasprite, i diplomatici russi hanno continuato a lavorare con le controparti europee e statunitensi per rilanciare l'accordo nucleare. Dopo 10 mesi di trattative a Vienna, gli alleati sembrano sul punto di ripristinare l'accordo nucleare con l'Iran. Supponendo che un accordo venga raggiunto il mese prossimo, ciò faciliterà un ritorno sul mercato di 1 mbd di volumi iraniani immediatamente nei prossimi due mesi. Gli esperti di JP Morgan partono dal presupposto che entro luglio l'Iran comincerà ad aumentare la produzione dagli attuali 2,5 mbd a 3,3 mbd entro dicembre 2022. Detto questo, però, il presidente iraniano Raisi ha avuto una telefonata con Putin dove ha espresso preoccupazione per l'espansione verso est della Nato, una "seria minaccia" per la sicurezza e la stabilità della regione. Ciò solleva naturalmente scetticismo sul fatto che l'Iran alla fine accetterà un accordo. Nonostante tale scetticismo, "riteniamo che il significativo progresso diplomatico renda probabile un'intesa. Certo che senza i barili iraniani, vediamo i prezzi del Brent a 115 dollari nel secondo trimestre di quest'anno, a 105 nel terzo e a 95 el quarto con la possibilità che i prezzi salgano fino a 130 dollari nel frattempo". Il settore petrolifero beneficerà dell'aumento dei prezzi delle materie prime. Per quanto riguarda Oil & Gas, Mediobanca Securities ha ricordato che gli Stati Uniti hanno imposto una serie di sanzioni alla Russia dall'annessione della Crimea nel 2014. Questo include divieti su tecnologie specifiche utilizzate in Deepwater, Artic e Shale. Tali sanzioni potrebbero essere estese per coprire un più ampio spettro di tecnologie e applicazioni, eventualmente compresi i progetti GNL. "Poiché riteniamo che sia improbabile che il premio per il rischio geopolitico svanisca nel breve termine, i prezzi delle materie prime più elevati saraanno in grado di supportare un re-rating del settore oil & gas", ha detto Mediobanca Securities. "Riteniamo, inoltre, che ciò accelererà ulteriormente la ripresa delle attività di perforazione globali e in particolare nel breve dei progetti con lo scisto negli Stati Uniti, di cui dovrebbe beneficiare Tenaris, titolo da noi coperto con un rating outperform. Al contempo, l'escalation delle tensioni geopolitiche può portare anche a un fondamentale ripensamento dei budget della Difesa in tutta Europa, che negli ultimi anni sono stati al di sotto del 2% del pil richiesto dalla Nato. Ciò potrebbe essere alla base di un re-rating del settore Aerospace e Difesa, che continua a scambiare il 20% al di sotto dei livelli pre-pandemia", ha suggerito la banca d'affari. Fonte milanofinanza.it

 

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