Ecco come nasce la crisi delle banche in Europa (prima parte)
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E’ divenuto un groviglio ormai inestricabile la questione bancaria europea:
(last modified 2024-11-17T02:54:12+00:00 )
Lug 19, 2016 02:22 Europe/Rome
  • Ecco come nasce la crisi delle banche in Europa (prima parte)

E’ divenuto un groviglio ormai inestricabile la questione bancaria europea:

è un saliscendi di norme, di autorità, di rinvii cumulati e incrociati che rendono inutili i criteri tradizionali di gerarchia e competenza delle fonti. Gli sforzi volti a stabilizzare e rafforzarlo sembrano tanti raggi che convergono verso il mozzo di una ruota: ognuno dice la sua. Ma, non avendo la stessa lunghezza, il sistema non gira in modo regolare, si muove tra sussulti, improvvise accelerazioni e improvvise inchiodate.

Non c’è un disegno unitario e, soprattutto, ci sono posizioni politiche inconciliabile tra di loro. Non è casuale che la Cancelliera tedesca Angela Merkel abbia affermato di recente che “le norme non si possono cambiare ogni due anni”: non potrebbe dire altro, dopo che la Germania ha messo mano al portafoglio del bilancio pubblico con ben 247 miliardi di euro per salvare il suo sistema bancario dalle conseguenze rovinose della crisi americana del 2008 e dagli impieghi a rischio in Grecia e Spagna. Nè può accettare un ribaltamento del bail-in, ovvero una sua sospensione, nel momento in cui Deutsche Bank non supera per il secondo anno di file gli stress test della Fed, relativi al processo di ricostituzione del capitale e l’intero sistema bancario tedesco viene indicato dal Fmi come il più grave fattore di rischio per la stabilità finanziaria globale in caso di crisi.

La Germania non può dichiarare al mondo, ma soprattutto ai suoi cittadini, che poco o nulla si è fatto in questi anni per risanare il suo sistema bancario e che è pronta ad accollare di nuovo ai suoi cittadini i costi di un possibile default. Tornano drammaticamente alla mente le strumentalizzazioni che seguirono alla crisi della banca austriaca Creditanstalt: anche stavolta, ci sarebbero conseguenze devastanti.

E’ per difendere i depositanti, gli obbligazionisti e gli azionisti bancari che ci si deve muovere con urgenza, soprattutto in Italia, senza mai dimenticare che la crisi bancaria attuale è tutta figlia della strategia di deflazione competitiva e della politica di rigore a tutti i costi impostata con il Fiscal Compact: è la risacca che fa emergere un’infinità di relitti. La Brexit è stata un ulteriore detonatore, dopo quello rappresentato dalla entrata in vigore del bail-in, il 1° gennaio di quest’anno. Gli Stati hanno deciso di non intervenire più a sostegno delle banche in crisi e tutti se ne allontanano: gli azionisti, gli obbligazionisti, i depositanti.

Dopo la crisi del 2008, in Europa c’è stato un turbinìo di innovazioni nel settore bancario: innanzitutto, sono stati recepiti gli Accordi di Basilea 2, che ribaltano i precedenti principi contabili, ritenuti pro-ciclici, responsabili di una sorta di esasperazione del ciclo al rialzo dei titoli e del credito a leva. È stata istituita l’Eba, che ha poteri normativi in ordine ai criteri prudenziali di capitale e liquidità e che effettua gli stress test sui bilanci bancari al fine di valutarne la resilienza nel caso di ipotetici scenari traumatici. Sono stati attribuiti alla Bce i poteri di sorveglianza unificata sulle banche di rilievo sistemico dei Paesi aderenti all’euro, con la istituzione di una vigilanza sostanzialmente autonoma e indipendente dal Board dei Governatori. È stata varata la direttiva europea Brrd sul risanamento e la risoluzione che individua i poteri delle autorità nazionali e le procedure da seguire per il bail-in, la strategia secondo cui pur in modo graduato sono penalizzati dal default gli azionisti, gli obbligazionisti non garantiti e i depositanti oltre i 100 mila euro. È stata varata la direttiva sulla tutela dei depositi, che però non si è completata a livello di sistema coordinato all’interno dell’Unione, per cui oggi ogni sistema bancario nazionale è responsabile della garanzia dei depositanti fino a 100 mila euro.

Infine, c’è stato l’Autodafè della Commissione: il 1° agosto del 2013, con la “Comunicazione sul sistema bancario”, ha stabilito le nuove linee guida, bail-in e burden-sharing, cui si atterrà nel giudicare e rendere ammissibili gli eventuali aiuti di Stato al settore bancario. Si è ribaltato il principio del bail-out, sulla cui base la Commissione aveva approvato nel periodo 2008-2010, dichiarandoli conformi alla disciplina dell’art. 107 del Trattato, 4.506 miliardi di euro di aiuti di Stato alle banche, una somma pari al 36,7 per cento del pil dell’Unione. In dettaglio, la Commissione ha autorizzato: 598 miliardi di euro per ricapitalizzazioni; 3.289 miliardi per garanzie; 421 miliardi per copertura di perdite su asset; 197 miliardi per interventi a favore della liquidità, diversi da quelli per garanzie. La Comunicazione non figura tra le fonti del diritto dell’Unione, essendo una esposizione dei principi cui si conformerà in seguito. Rappresenta, però, il segno tangibile di un’autonomia ulteriore rispetto ai Trattati, la prova della arbitrarietà con cui si riserva di cambiare interpretazione in ordine a ciò che è ammissibile o meno come aiuto di Stato.

Fonte:formiche.net