USA vogliono usare l'Ucraina per disinnescare Germania
BERLINO - La Germania post Merkel vive una fase decisamente turbolenta. Crescono le pressioni interne sul cancelliere tedesco Olaf Scholz, ...
per quella che viene percepita come una mancanza di leadership di fronte alla crisi ucraina e per il suo ostinato rifiuto di inviare armi pesanti al regime di Kiev. Questo passaggio però possiamo ormai considerarlo superato, con una netta sconfessione della linea di Scholz, visto che il Bundestag (Parlamento tedesco) ha approvato il sostegno militare all’Ucraina.
La Germania inizialmente ha rifiutato di inviare armi pesanti in Ucraina e successivamente ha negato la fornitura di attrezzature pesanti come i veicoli blindati. Tuttavia, di recente il governo di Olaf Scholz ha accettato che l'Ucraina acquistasse armi tedesche e ha sostenuto gli scambi di armi con gli alleati che hanno inviato attrezzature pesanti a Kiev.
Possiamo affermare che la politica estera tedesca sta vivendo tempi difficili. Prima della votazione i media affermavano che il Cancelliere rischiava di essere costretto alle dimissioni a della sua “indecisione” nel sostenere l’Ucraina contro la Russia. Insomma, di difendere la cauta posizione di ragionevolezza assunta in seno europeo al pari della Francia di Macron.
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Il piano annunciato dal Cancelliere Olaf Scholz prevede l’impegno di ben 100 miliardi di euro (112,7 miliardi di dollari) del bilancio 2022 per le forze armate e conferma l’obiettivo di raggiungere il 2% della spesa del prodotto interno lordo per la difesa in linea con le richieste della NATO.
I 100 miliardi di euro che Scholz ha detto che sarebbero stati dedicati alle forze armate quest'anno rappresentano una spinta di un anno, anche se la mossa è significativa, poiché la Germania è stata spesso criticata dagli Stati Uniti e da altri alleati della NATO per non aver investito abbastanza nella difesa.
La decisione di intensificare e raggiungere l'obiettivo della Nato per la spesa per la difesa del 2% del PIL è stata accolta con scetticismo da alcuni legislatori.
In Germania c’è infatti qualcuno che ha annusato quali potrebbero essere i piani ideati in quel di Washington e in ambienti NATO per ‘disinnescare’ la Germania e renderla più docile, maggiormente propensa a scendere a più miti consigli, secondo la prospettiva atlantica.
Per una potenza geoeconomica come la Germania il combinato disposto delle esorbitanti spese per riarmarsi e il dover forzatamente rinunciare al gas fornito (a basso costo) dalla Russia potrebbe avere effetti letali. L’ha dichiarato senza mezzi termini il Ceo della Basf: “Senza gas russo, l’economia collasserà”.
Intervistato dal quotidiano Frankfurter Allgemeine Zeitung ha contrapposto alla retorica bellicista di USA, NATO e megafoni del mainstream, la dura realtà: “Mettendo la questione in termini brutali, un eventuale stop alle forniture di Mosca trascinerebbe l’economia tedesca nella peggior crisi dal secondo dopoguerra e distruggerebbe la nostra prosperità. Soprattutto per molte piccole e medie aziende, questo potrebbe rappresentare la fine, Non possiamo prendere un rischio simile!”.
Questo è il punto: la Germania rischia la de-industrializzazione. Ed è con ogni probabilità l’obiettivo anche di Washington che disinnescando la locomotiva europea proverebbe a scongiurare ogni ipotesi di avvicinamento eurasiatico che ridimensionerebbe in maniera considerevole la cosiddetta anglosfera.
Un’ipotesi del genere non dispiacerebbe nemmeno troppo alla Francia che guida insieme alla Germania l’Unione Europea. Ma le visioni strategiche e le finalità geopolitiche del progetto europeo secondo i due paesi guida dell’Unione divergono profondamente. Con il suicidio di Berlino, Parigi avrebbe l’opportunità di rimodellare il blocco secondo la visione transalpina e superare l’accordo del 2018 tra i due paesi ritenuto precario e sbilanciato a favore di Berlino.
Infine, una riflessione simile possiamo farla anche per l’Italia: già l’ingresso nell’euro aveva dato un primo colpo alla manifattura nostrana. Adesso le sanzioni e l’embargo verso gas e petrolio della Russia darebbero il colpo finale. Roma e Berlino questa volta viaggiano sulla stessa barca, trasportate da Washington che naviga a vista nella ricerca dei propri interessi immediati a livello economico, geopolitico e strategico.
Fonte: https://www.lantidiplomatico.it/
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